Interviste

A pranzo con Alfredo Castelli – prima parte

A pranzo con Alfredo Castelli - prima parte - immagine1-2754Nel ristorante Da Francesca di viale Argonne 32 – storico ritrovo di fumettisti già dalla fine degli anni ’60 – abbiamo amabilmente discusso dall’antipasto di pesce al dolce, con abbondanti spruzzate di vino bianco. Abbiamo trovato un Castelli più combattivo che mai, con una spiccata vena critica verso quello che è il fumetto dei giorni nostri e una grande voglia di tornare a riflettere su alcune esperienze editoriali passate, come l’effimera quanto entusiasmante “!” diretta da Silver e Castelli stesso. Seguiteci in questo viaggio di parole che inizia a meta’, dopo un viaggio in auto, dopo brevi convenevoli e un registratore acceso un po’ in ritardo.

[n.b.: visto che si tratta di un dialogo a quattro voci abbiamo optato per abbreviare in sigle i nomi dei tre intervistatori, nelle parti in neretto, e di evidenziare le parti parlate da Castelli perché non sempre dirette risposte di una domanda.]

 

MELROSE PLACE CHE COSA?

Abbiamo iniziato a parlare con Castelli partendo dall’attualita’. Da lì a un mese sarebbe uscito il primo numero del nuovo corso di Martin Mystere, con più pagine e periodicità bimestrale. Nel suo ufficio in Bonelli lo abbiamo trovato alle prese con la copertina e con l’editing degli articoli interni: una sbirciata sulla nascita del nuovo, ennesimo “figlio” di Castelli. E’ notizia di questi giorni che il nuovo corso sembra aver portato a un’importante crescita delle vendite del vecchio zio Martin. Ma come sono cambiati i meccanismi che fidelizzano un lettore a una pubblicazione?
Castelli – Quando a un ragazzino gli vengono bombardate 40 puntate di una cosa, passa una settimana e ne sorbisce 40 di un’altra, non fa in tempo a fidelizzare. O sono operazioni gigantesche come i Pokemon studiate a tavolino per tutto il mondo dalle multinazionali. Una volta fidelizzavi il lettore con cose veramente stupide e semplici. Mi sembra normale che un ragazzino oggi non si fidelizzi su un prodotto; e allora non nasce la fidelizzazione, quanto piuttosto la mania e allora tutti quanti comprano.

MQ – Si punta tutto sulla mania, bisogna che la cosa sia, come dicono gli americani “cool”: il ragazzino deve avere una cosa che faccia figo.
Castelli – Ti ricordi Melrose Place? C’e’ stato un momento che aprivi l’armadio e avevi paura di trovarti dentro… Passato un anno non te lo ricordi neanche. Le ragazzine, soprattutto, se non avevano il diario di Melrose Place! Dopo un anno nessuno più si ricorda cos’era. Questo non è successo per i grandi personaggi tipo , ma perfino Martin Mystere (MM) nel suo piccolo sono 23 anni che esce in edicola. Un piccolo miracolo.

GN – Piccolo si fa per dire…
Castelli – Dico così perché vende comunque poco.

AC – Ma chi segue MM oggi? Ci sono giovani lettori o solo chi già lo seguiva dall’inizio?
Castelli – Sono sicuro che alla fine i suoi lettori moriranno tutti. E’ indubbio che in questi anni non ci sia stato rinnovamento.

MQ – Con pero’ non è stato cosi’…
AC – Lo spero bene, perché qualcuno sarà morto nel frattempo! (risate)

Castelli – C’e’ qualcuno che sorprendentemente ha iniziato a leggerlo che era un ragazzino e ora è suo figlio che lo segue, che magari ha 23 anni, coetaneo del personaggio. Una generazione dopo.

AC – Io mi ricordo che quando iniziai a leggere MM attorno al quindicesimo numero (e avevo 15/16 anni) rimasi affascinato dalle tematiche misteriose. Penso che tuttora per un ragazzo o un adolescente possa essere stimolante come lettura.
Castelli – Il problema è che una volta era davvero un personaggio originale, perché non c’erano altri così specificatamente sul quel tema. Oggi invece apri la TV e ogni giorno c’e’ qualcosa di interessante o addirittura bello su queste tematiche. Penso per esempio a Stargate…

AC – Diciamo che le tematiche fantastiche sono un po’ più presenti nell’intrattenimento quotidiano
Castelli – Prendiamo gli almanacchi del mistero, per esempio, che erano bellini. Io andavo a setacciare le librerie per trovare qualcosa da scriverci sopra e fare quindi una bibliografia aggiornata, ed era effettivamente un’impresa. Oggi invece ti trovi bancali pieni di libri su questi argomenti.

AC – I primi dizionarietti (quelli allegati agli speciali) erano una fonte di notizie che non si trovavano da nessuna parte, almeno così alla portata di tutti.
GN – Anche Internet ha influito su questo discorso…

Castelli – E infatti non ha più senso produrre questi albetti.

AC – Pero’ è un conto la sterminata miniera di informazioni che trovi in internet e che ti devi cercare, e diverso invece uno strumento che ti indirizzi su che tipo di percorso di lettura puoi fare.
Castelli – Cio’ nonostante un librino di quel genere, che per forza di cose è un sunto molto banale, ha meno senso di quanto ne avesse una volta. O forse bisognerebbe farlo in maniera differente. Comunque fondamentalmente sono cambiate molte cose e questo è indiscutibile. Ma non è una lamentela: è semplicemente una doverosa constatazione.
Con la serie nuova bisogna pensare a quali sono gli obbiettivi e uno di questi è che 160 pagine costano un po’ di più e si guadagna un po’ di più. In proporzione dovrebbe costare un po’ meno. Purtroppo pero’ stiamo andando incontro ad una lieve francesizzazione del mercato, soprattutto per il fumetto popolare.
Quello non popolare, purtroppo, fatica a sostenersi, a meno che non sia di traduzione, perché vende troppo poco per poter permettersi di produrre nuovi autori e opere originali. A meno che paghi gli autori con una ciotola di latte, cosa che difficilmente puoi fare con il grosso fumettista. Pigliamo un nome a caso: il Manara della situazione come fa a farti un nuovo libro quando sai benissimo che se ti va bene vendi 3000 copie? Come fai a pagarlo? Te ne può fare uno se è buono e bravo… come lo sono io, per esempio. Ma il sistema non può stare in piedi cosi’.
Comunque mi auguro che il fumetto popolare continui a esistere, perché è una cosa di cui noi italiani dovremmo andare orgogliosi, come i francesi sono orgogliosi del “fromage”.

MQ – Non vedo tanto questa fierezza invece…
Castelli – Perche’ noi italiani per caratteristica siamo esterofili e tendenti all’autosfiga.

MQ – Stiamo rincorrendo il fumetto francese o quello giapponese, ma in realtà il bacino del fumetto popolare è enorme.
Castelli – Che deve essere pero’ lavorato dall’interno. Ahime’, non per fare captatio benevolentiae, ma sono abbastanza vecchierello – non così tanto rincoglionito – ma occorrerebbero evidentemente nell’ambito del meccanismo di produzione del fumetto popolare delle forze più giovani, giocando pero’ su questo potenziale che abbiamo e che parecchi all’estero ci invidiano.

MQ – Pero’ bisognerebbe che il fumetto popolare producesse qualcosa di veramente nuovo.
Castelli – E’ chiaro che pero’ io (pur essendo bravissimo, geniale, tutto quello che volete) non posso avere la mentalità non dico di un quindicenne ma quella di un trentenne o trentacinquenne, che sia all’interno del mercato fumettistico da tempo. Insomma non posso essere il me stesso di trent’anni fa; questo è normale. Occorrerebbero quindi una serie di persone che ti portano novita’.

GN – Mi sono chiesto un sacco di volte: c’e’ stato il fenomeno editoriale di Dylan Dog (DD) che è stato un miracolo editoriale…
Castelli – IL miracolo!

A pranzo con Alfredo Castelli - prima parte - immagine2-2754GN – Il miracolo, d’accordo. Ma un miracolo editoriale non può nascere dal niente.
Castelli – Ma in questo caso c’era .

AC – Il miracolo è stato Sclavi!
Castelli – E in un certo senso Bonelli che lo ha pubblicato.

GN – Ma dal punto di vista del prodotto quindi si tratta di trovare un altro Sclavi?
Castelli – Si’, ma vedi il miracolo in un certo senso l’ho favorito anch’io. A parte gli scherzi, con MM ho aperto una nuova fetta di mercato alla Bonelli.

AC – E difatti per molti lettori, me compreso, era facile identificare il mondo di MM con quello di DD.
Castelli – Ma a parte questo, in termini strettamente mercantili il problema è aprire le porte a diverse fasce di mercato e di lettori. MM, purtroppo per me, non è stato un fenomeno così grande, ma è servito come cuneo per entrare in questo tipo di meccanismi. Al giorno d’oggi occorrerebbero questi tipi di cuneo, come Sclavi o il sottoscritto che ha dovuto estremamente combattere per portare questo tipo di idea innovativa.

AC – E in effetti MM era moderno per quello che usciva all’epoca.
Castelli – Era moderno, ma adesso è antico rispetto a quello che esce oggi.

MQ – A me pero’ non sembra che cio’ che viene prodotto oggi sia così moderno in confronto a come era moderno MM a suo tempo.
Castelli – E difatti non esiste niente di veramente innovativo o moderno. C’e’ Faraci che con il suo Brad Barron sta tentando un esperimento curioso e probabilmente positivo.

MQ – Cosa ne pensi di BB?
Castelli – Tito ha fatto un ragionamento giusto: non combattere contro gli effetti speciali dei grandi film. Sicuramente non sarà un fumetto dirompente, anche se ho fiducia in Tito che è bravo. Arrivo a dire che in Bonelli la dirompenza dovrebbe avere qualche valenza editoriale e grafica, di packaging. Sempre mantenendo il concetto di popolare, pero’ cambiando un filino la confezione. Amo molto Mister No che è un fumetto bellissimo, ma ha una confezione che scoraggerebbe qualunque persona che non lo conosce dal comperarlo, perché sembra un prodotto degli anni ’50.

AC – Anche la lunghezza standard dei Bonelli è una gabbia un po’ troppo rigida…
Castelli – E’ una gabbia che fa parte della nostra tradizione, pero’. Se fossimo francesi ne faremmo un vanto editoriale, ma noi non siamo francesi. Esempio, noi abbiamo, secondo me, più formaggi della Francia e più buoni: loro ne hanno più o meno quindici con mille variazioni, noi abbiamo cinquecento formaggi, con solo dieci varianti, ma sono sempre cinquecento di base. I francesi sono sempre fieri delle loro cose, e hanno ragione ed è una cosa che apprezzo molto. Ogni anno, per esempio, loro sfornano almeno due film che magari funzionano anche commercialmente, tratti dai loro vecchi feuilleton o dai loro vecchi romanzi popolari, vedi Belfagor o Vidocq.

FORMATI EDITORIALI

Castelli – Il fumetto Bonelli nel modo non può funzionare per un motivo semplice, perché ogni paese ha un suo fumetto e formato popolare: in America il comic book, in Francia l’album, in Giappone il manga. Dove c’e’ un fumetto popolare consolidato il formato Bonelli non riesce a entrare, a meno che non si facciano degli adattamenti editoriali così complicati da arrivare a snaturarli. Puo’ invece prendere piede dove non esiste una tradizione consolidata. Ad esempio MM è culto in Turchia, e mi dico: “sfiga, non poteva diventare culto negli USA che lì pagano di più?!” Zagor è culto in Croazia, ecc. ecc. In Francia, dopo il bivio epocale degli anni ’60 quando la BD si è trasferita quasi tutta in libreria, Tex non ha più venduto nulla.

AC – E’ solo una questione di formati editoriali o anche di impostazione delle storie?
Castelli – Io credo entrambe le cose, ma è vero anche che nel mercato francese non si hanno delle vie di mezzo, perché o si hanno dei prodotti di altissimo livello oppure dei prodotti di bassa qualita’. Ad esempio hanno prodotti bellissimi come Bilal o in mezzo ad album veramente brutti, confezionati benissimo, ma spesso peggiori dei peggiori Bonelli. E quindi il discorso della qualità è valido fino ad un certo punto.

GN – Pero’ si parlava di impostazione diversa, più che di qualita’…
Castelli – Certo, ma guardate che anche in Francia si hanno degli esempi di italianizzazione. Prendiamo Dargaud (importantissima casa editrice francese – n.d.r.) che con il suo Decalogo spaccia per grande trovata il fatto di fare una storia realizzata da disegnatori differenti, cosa ovviamente già sperimentata qui da noi. Quindi scegliendo nelle serie Bonelli il meglio poi bisogna colorarlo, trasformarlo nel loro formato e trovare un editore molto determinato che riesca a distribuirlo. Perche’ vedete il mio Docteur Mystere (avo di Martin Mystere, riproposto nel tipico formato francese – n.d.r.) in Francia esce e vende poco, ma anche perché non lo si trova da nessuna parte, visto che l’ha stampato un piccolo editore.

AC – Vende poco quanto?
Castelli – Attorno alle quattromila copie.

AC – In Italia sarebbe un successone, una cifra di vendita simile.
Castelli – In Francia invece non è ne poco ne tanto, visto che ci sono un’infinità di fumetti che vendono cifre del genere. Tanto agli editori, generalmente, poco importa in quanto pagano solo le royalty, a parte gli editori importanti che possono dare un grosso minimo garantito. Se invece sei l’ultimo arrivato e prendi solo i diritti quattromila copie sono poche per campare.

CLASSICI DI REPUBBLICA

Castelli – MM vende trentamila copie, trentacinque mila quando vuole Dio. Improvvisamente ne vende centoventimila con il tomo di Repubblica dell’anno scorso (ne I Classici del Fumetto di Repubblica – n.d.r.). Da dove arrivano tutti questi lettori? Marketing? Moda? Quello che è certo alla Bonelli (ma anche agli altri editori coinvolti con i loro personaggi nel progetto Panini/Repubblica) che non si hanno segni tangibili sulle vendite.

MQ – Un gadget fine a se stesso?
Castelli – Fine a se stesso forse no. Ho avuto l’occasione di comprare alcuni libri della collana di romanzi dell’ottocento perché mi piacevano soprattutto le prefazioni, fatte molto bene. Per esempio ho comprato La lettera scarlatta di Howthorne, ma poi non è che sono corso in libreria a comprarmi tutti i libri di quell’autore. Anche per la collana di fumetti ha funzionato cosi’. Poi se si aggiunge che qualcuno deve riempirsi la libreria di casa, cosa orribile a dirsi, ma vicina alla realta’… (risate) Insomma, ben vengano questi fumetti di Repubblica, ma non lasciano traccia sulle vendite.

CARTONI ANIMATI MYSTERIOSI

AC – Cosa ne pensi dei cartoni animati di MM e del , che ho trovato un po’ noioso, in verita’?
Castelli – Tragicamente noioso, pero’ ha venduto 20.000 copie che non è poco se consideri quello che costa al consumatore. Inoltre è uscito in Francia e in Gran Bretagna e sono tutti contenti dei risultati di vendita. Pero’, siccome non gioco ai videogame (non ho niente contro, ma non mi diverto a giocarci), l’ho solamente guardato…
I cartoni animati di MM (che possono piacere o meno), ben 66 episodi, sono usciti in tutto il mondo, con l’esclusione del Giappone, dove prima o poi arriveranno. Domattina devo andare a parlare in una scuola dove studia mio nipote, che ci tiene tanto. Siccome mi ama molto, per oscure ragioni, si è guardato anche il fumetto e secondo me non ci ha capito molto, per ovvie motivi di età (ha 10 anni). Pero’ ha visto il cartone: gli è piaciuto, l’ha confrontato col fumetto e ha notato tutte le differenze.
Comunque la serie animata di MM, che non ritengo mia, anche se ho condiviso le scelte fatte, oltre che a farmi piacere vedere nei titoli di testa “from the comic book of “, fa si’, e mi fa enormemente piacere, che il nome del personaggio e, bene o male, il concept della serie giri davvero il mondo.
Detto cio’, cercando di estraniarmi, devo dire che non ho trovato il cartone animato di MM peggio di altri, anzi ci sono molti episodi che sono veramente carini, ma ci si deve dimenticare che si chiama MM. Chiamalo Carlo Rossi, piuttosto, che si occupa di mostri e leggende.

 

 

Continua nella seconda parte dell’intervista…

 

 

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