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“Il complotto”, lo sguardo del maestro Will Eisner sui Protocolli dei Savi di Sion

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Il 27 gennaio del 1945 le truppe dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz, trovandosi di fronte a quello che sarebbe diventato il simbolo del nazismo e dell’Olocausto. Nel 2000 il Parlamento Italiano scelse il 27 gennaio per celebrare il Giorno della Memoria nel ricordo delle vittime di quella tragedia. Cinema, letteratura, e non ultimo il fumetto, hanno affrontato in molte forme la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e i terribili effetti della follia umana. Questo articolo fa parte di una serie di articoli che LoSpazioBianco in oltre dieci anni di attività ha dedicato al tema.

"Il complotto", lo sguardo del maestro Will Eisner sui Protocolli dei Savi di Sion - complotto_cover

Uscito nelle librerie italiane dopo la scomparsa del grande autore, Il complotto è l’ultima fatica di , il grande autore americano di Spirit. Come afferma lui stesso nella prefazione, Eisner si cimenta per la prima volta in un racconto documentaristico e cioè non di finzione pura. Lo scopo è quello di portare alla conoscenza della più larga fetta possibile di lettori il meccanismo perverso che si cela dietro l’invenzione dei Protocolli dei Savi di Sion (falso e fantomatico manifesto sionista per la conquista e il dominio del mondo), che ancora oggi ha tanta presa in molte parti del mondo, compreso quello occidentale.
Eisner parte dalla consapevolezza e dalla certezza che il fumetto è per un certo verso più malleabile, duttile ed efficace per la divulgazione di massa di concetti e idee. Un mezzo di facile fruizione che può raccontare storie avvincenti e interessanti anche partendo da fatti reali e tutt’altro che spettacolari.
La cadenza narrativa di alcune pagine di questo suo libro, che riportano ampi stralci di questo pseudo-documento, stanno quasi a dimostrare che si può utilizzare il fumetto per ottenere altro che il semplice entertainment, al di là della pura fiction di consumo, comunque degna d’esistere.
E chi meglio di Eisner può affermare ciò? Non a caso, proprio lui è riuscito senza troppa difficoltà a travalicare i generi, iniziando dal fumetto popolare per poi approdare, nell’ultima parte della carriera, ad affrancarsi dai meccanismi del fumetto mainstream. Sviluppando quella che lui chiamava graphic novel ha creato una forma di espressione che potesse parlare anche a chi pensava che i fumetti fossero indirizzati solo ad un pubblico giovane. Concetti che, grazie alla sua opera, oggi in parte sono stati superati, come dimostrano le varie edizioni dei suoi libri inseriti all’interno di collane da libreria, compreso quest’ultimo suo lavoro, in Italia edito da .

“Il nemico è sempre l’altro”, sentenzia con rara efficacia l’autore all’inizio del libro. Parole sentite, soprattutto in un momento storico dove certe paure e tragedie che hanno caratterizzato la prima metà del secolo breve sembravano sconfitte dalla storia, superate dal progresso della nostra società . Eppure, visto che il sonno della ragione ciclicamente torna ad annebbiare i nostri orizzonti, Eisner si trova a fine carriera ad accorgersi che ciò che è stato fondamentale per la sua formazione umana e culturale, e cioè l’emigrazione dei suoi genitori scappati dalla persecuzione antisemita europea e quindi la consapevolezza del grande pregiudizio verso la propria condizione religiosa e culturale, ritorna prepotentemente nel suo quotidiano e nell’attualità della cronaca mondiale.

L’antisemitismo, ma anche la paura del diverso, dello straniero, il rinchiudersi dentro confini e dietro muri culturali, religiosi ed economici, il rinnovamento di certe tesi reazionarie e pre-moderne (lo scontro di civiltà, il rifiuto del multiculturalismo), portano l’autore di New York a porsi delle domande sulla funzione dell’arte, sul suo apporto critico alla società. E se lo domanda chi ha speso gli ultimi suoi trent’anni a parlare alla società newyorkese (quella della metropoli urbana, quella degli immigrati e del sottoproletariato, quella di cultura yiddish) attraverso i suoi romanzi per immagini usando la varia umanità che conosceva, amava e frequentava e che faceva recitare in piccoli drammi dalla portata universale.
Ebbene, quando Eisner nella prima pagina afferma: “Ogni volta che a un gruppo di persone si insegna ad odiarne un altro, si inventa una menzogna per fomentare l’odio e giustificare un complotto”, già inquadra il suo punto di vista in merito ai cambiamenti che negli ultimi anni tutti abbiamo vissuto. Un punto di vista illuminato, tanto da portarlo in tarda età a trasformare per l’ultima volta la sua arte. In quelle parole è racchiusa la tesi di questo libro, già enunciata da una sconfinata letteratura e ribadita per altro anche da Umberto Eco nella prefazione del volume, che si interroga e disvela quella che sarebbe stata la creazione ad arte dei famosi Protocolli, per opera del servizio segreto dello Zar Nicola II, utili a giustificare la persecuzione degli ebrei nella Russia pre-rivoluzionaria.

"Il complotto", lo sguardo del maestro Will Eisner sui Protocolli dei Savi di Sion - complotto_cover2Ma se è vero che il fine è nobile e l’intento meritevole, è altra cosa dire che Will Eisner sia riuscito nel suo scopo.
Aldilà delle considerazioni estetiche e formali, che tratterò più avanti, mi preme indagare se l’intento divulgativo di questo libro sia compiuto. Questo non è certo, tale è la confusione sotto il cielo, ma è invece molto probabile che questa domanda se la sia fatta lo stesso autore, se non altro perché l’opera gli ha comportato un lavoro di molti anni, soprattutto per la ricerca. Eisner credeva di poter arrivare con il suo messaggio dove i libri degli studiosi non potevano o non riuscivano ad approdare. Come ho detto, nobile intento, ma già il fatto che nonostante la menzogna che si cela dietro la nascita di questi protocolli sia oramai palese e attestata e che, nonostante ciò, periodicamente qualcuno riporti alla ribalta la “veridicità” di questi testi, mi fa pensare che difficilmente questo libro possa svolgere appieno la sua funzione. Lo stesso Eisner mostra di essere consapevole di questo meccanismo sociale nelle pagine 120/123; l’autore si raffigura nel parlare con alcuni giovani esponenti di una manifestazione antisemita, i quali per avvalorare il loro pensiero citano come prova inconfutabile i famosi Protocolli. Alla sua affermazione e dimostrazione della falsità di tale documenti, ottiene prima lo smarrimento e gli sguardi attoniti di chi si vede svanire di colpo le proprie certezze, ma poi, in un lampo, il ritorno impetuoso delle proprie convinzioni che hanno prova d’esistere al di là della logica e della ragione, alimentate da un odio cieco, ignoranza e pregiudizio.
Una scenetta emblematica, che spiega più di tante parole quello che l’autore pensasse della possibilità di “cambiare il mondo” attraverso i propri disegni, ma che ribadisce, nello stesso tempo, le radici di una volontà di non essere spettatore immobile e silenzioso, racchiuso nella torre dorata di un intellettualismo neutro.

Anche non essendo stilisticamente una delle migliori prove di Eisner, Il complotto risulta un libro piacevole nella lettura, forse un po’ troppo didascalico in alcune parti. Un pegno che credo si dovesse pagare per forza, visto l’argomento e gli intenti del libro. Ciò non toglie che alcune parti siano un po’ legnose nella narrazione, anche se è naturale ribadire la sua grande capacità di parlare a tutti e arrivare a ogni genere di lettore (lo sottolineo ancora: non è un caso che questo volume esca direttamente nel circuito librario di varia), di riuscire a spiegare con dovizia e semplicità anche i concetti più difficili e smaccatamente anti-spettacolari. Abilità, è bene ricordarlo, affinata negli anni della Seconda guerra mondiale, quando nele forze armate aveva il compito di redigere, coi suoi fumetti, manuali dell’esercito americano. Insomma, una capacità divulgativa e di sintesi sicuramente ad altissimo livello, anche in un’opera non pienamente riuscita.

L’edizione dell’Einaudi rende giustizia all’importanza di questo fumetto, impreziosito in apertura, come citato in precedenza, da una preziosa introduzione di Umberto Eco, che chissà che riesca a sdoganare ulteriormente il nostro medium preferito: introduzione che si occupa più della ricerca bibliografica e storiografica riguardo alla genesi dei protocolli che del fumetto in questione che, probabilmente a ragion veduta, quasi non cita.
In definitiva, un lavoro interessante sotto molti aspetti, se non altro perché, visto che è stato finito pochissimo tempo prima della sua morte, ci viene regalato come se fosse il testamento artistico e morale di uno dei più grandi maestri del fumetto mai esistiti.

Abbiamo parlato di:
Il complotto
Will Wisner
Traduzione di Francesco Pacifico
Einuadi, 2005
148 pagine, bianco e nero, brossurato – 15,00 €
ISBN: 9788806177850

Riferimenti:
Eisner, il sito ufficiale: www.willeisner.com
Einaudi, il sito: www.einaudi.it
Wikipedia su Eisner: it.wikipedia.org/wiki/Will_Eisner

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