Interviste

Intermezzi di Davide Zamberlan

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Intermezzi di Davide Zamberlan - immagine1-2689Storie realizzate in periodi differenti della vita dell’autore, unite, tuttavia, dal fil rouge che attraversa l’intera opera: l’importanza degli attimi, dell’attesa, dei piccoli salienti intermezzi che precedono il momento delle scelte importanti. Racconti che parlano di gente comune, di adolescenti, focalizzandosi sull’importanza dei sentimenti, del vissuto. Un intreccio tra finzione e realta’, contaminazione letteraria e cinematografica, sperimentazione narrativa e stilistica.La storia che apre questo volume, Un abbraccio (intermezzo), è in realtà l’ultima realizzata da Zamberlan e presenta un po’ una sintesi del suo lavoro fino a oggi; sia graficamente che narrativamente è una sorta di introduzione all’insieme degli altri racconti. Una vicenda semplice, completamente concentrata sul quell’intermezzo, che è l’ideale filo conduttore dei racconti: è la stessa città dell’autore a diventare teatro delle storie.
Ali, è una libera trasposizione del breve racconto Tsubasa di Yukio Mishima. Ambientato in una Vicenza del 1943, illustra il rapporto sentimentale di due giovani, ripercorrendo la paura e l’incertezza degli attimi precedenti ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, con una corrispondenza storica tra racconto e realta’.L’altra storia, Il viaggio, è stata vincitrice del concorso “Otto tavole per Mondo Naif” ed è apparsa in bianco e nero sulla rivista Schizzo del Centro Fumetto . Una storia che riprende il tema delle “presenze soprannaturali”, ispirata al racconto di Banana Yoshimoto Moonlight Shadow, e che vede sapientemente mescolati il bianco, il nero con un tocco di colore azzurro. Il colore in questa storia diventa, infatti, parte integrante della narrazione: non è solo un semplice arricchimento grafico, Zamberlan lo utilizza come un vero e proprio espediente narrativo.
Si cambia scenario con la terza storia, Mio Capitano, un racconto dove si mescola realtà e finzione, e dove, ancora una volta, sono le scelte e le loro conseguenze a essere le protagoniste. La cornice che offre Zamberlan al racconto è eclettica, versatile, ricca di forme artistiche che si intrecciano l’una con l’altra: uno spezzone di film che le protagoniste osservano al cinema è in realtà la citazione di una tavola del grande maestro . Esattamente alcune sequenze de L’irresistibile Barone (dalla serie Petra Cherie), ridisegnate per l’occasione da Zamberlan, in un cinematografico gioco di bianchi e neri.
Intermezzi è una raccolta di storie in grado di descrivere quegli attimi importanti che assumono significato per ogni persona: un sogno a occhi aperti, un amore perduto, un bacio rubato.

Intervista a

Ciao Davide, sei da poco entrato nel team Tunue’, come vuoi presentarti ai lettori de LoSpazioBianco.it?
Mi piacerebbe che a presentarmi fossero i miei lavori, non sono molto bravo a parlare di me… Ma purtroppo non sono tanti e tali per farlo, e questo è un ulteriore motivo per cui punto su questo nuovo albo con la Tunue’. Per il momento diciamo che sono un giovane autore di fumetto (anche se il termine giovane a trent’anni suonati mi fa un po’ sorridere) appartenente a quell’esercito di talenti che cerca di emergere in questo difficile ma amatissimo mestiere…

Parliamo del tuo rapporto con il fumetto, come e quando è scoppiato il vostro amore?
E’ stato un innamoramento graduale… in famiglia c’e’ sempre stata passione per i fumetti e giovanissimo già sfogliavo il Mago, Topolino, Flash Gordon, Phantom, , SpiderMan. Prima di “diventare” un fumettaro ero già un lettore appassionato di fumetti. Amavo molto disegnare e i primissimi disegni erano equamente distribuiti tra Paperino e l’altra mia passione: Mazinga, Goldrake e robottoni giapponesi!
La svolta è stata verso i 14 anni con l’uscita di Mangazine (la fanzine) dove ho trovato finalmente molte più informazioni sul genere grafico e narrativo allora più vicino ai miei gusti: le commedie manga conosciute sempre attraverso i cartoni.
Poi, col tempo e le varie letture, ho maturato la voglia di raccontare le cose più diverse… Ma il vero amore che sin da piccolo ho avuto è una grande passione per raccontare storie. Da bambino ero un formidabile bugiardo, pensavo anche ai minimi dettagli… ma non tanto per un piacere perverso di imbrogliare gli altri quanto per il gusto fine a se’ stesso di inventare situazioni, viverne e provare emozioni oltre a quelle offerte dalla realta’.
Io amo raccontare e solitamente queste storie si presentano alla mente già sotto forma di immagini, e il mezzo migliore per raccontare per immagini lavorando da solo con strumenti e materiali semplici era ed è il fumetto.

E il tuo percorso artistico secondo quali binari si è sviluppato?
Dunque come detto appartengono alle generazioni invase dai cartoni e che hanno contribuito (acquistandoli) alla prima invasione dei manga in Italia… mi sembra quindi ovvio che tra le mie prime influenze ci siano i manga. Graficamente sono partito da lì e ho fatto un percorso a ritroso fino a Hokusai, quindi di nuovo avanti alle giapponeserie del tardo Impressionismo (alla ricerca della risposta alla domanda

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