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11-09-2001: Il fumetto americano dopo l’11 settembre

ipodose storica: secondo Douglas Coupland, autore del romanzo Generazione X, è il

“Trovarsi a vivere in un periodo storico nel quale niente sembra accadere. I sintomi principali comprendono l’assuefazione ai quotidiani, alle riviste e ai notiziari televisivi”.

11-09-2001: Il fumetto americano dopo l'11 settembre - spiegelman_notowers2-aChiunque fosse convinto di vivere in un periodo di ipodose storica, l’11 Settembre 2001 fu tristemente smentito.
E mentre a New York si consumava il triste avvenimento, le telecamere della TV lo consegnavano non soltanto alla Storia, ma anche allo sguardo di milioni di telespettatori.

, il celebre fumettista premio pulitzer per Maus, in un articolo immediatamente successivo al giorno dell’attentato, dichiarò:

“Chiunque al mondo in possesso di una televisione ha visto la cataclismatica distruzione del World Trade Center, in continuo replay, ha visto le torri bruciare e bruciare ancora” […] “anche io ho visto la scena parecchie volte alla tv, ma la prima volta l’ho vista dal vivo, senza mediazioni”.

Spiegelman, infatti, abita a New York, lower Manhattan, per la precisione. Quel giorno l’artista era appena uscito dal suo appartamento assieme alla moglie, quando vide il primo aereo schiantarsi contro uno dei due grattacieli.

“La portata del disastro non ci era del tutto chiara. Come altri hanno già osservato, tutto sembrava ‘surreale’. Abbiamo capito soltanto dopo esserci riavuti dallo shock che non si trattava di un film, e che nostra figlia Nadja, di 14 anni, si trovava nel cuore della confusione”.

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Copertina del New Yorker di Spiegelman

Nadja frequentava la Stuyvesant High School, ai piedi delle torri. Fortunatamente la famiglia Spiegelman non subì alcuna perdita, e anche molti amici della coppia, che lavoravano o abitavano molto vicino alle Torri Gemelle, riuscirono a cavarsela. La tragedia che segnò le vite di molti newyorkesi, segnò in qualche modo anche la vita e l’immaginario di Spiegelman, che si mise immediatamente al tavolo da disegno per una copertina commemorativa dell’edizione speciale del New Yorker, il prestigioso giornale dove compaiono solitamente le sue illustrazioni.

Successivamente Spiegelman, contattato dall’amico Michael Naumann, co-editore del settimanale tedesco Die Zeit (ed ex-ministro della cultura in Germania), è stato convinto a produrre un fumetto che ripercorresse in qualche modo la drammatica e irreale esperienza di quei giorni febbrili. Il suo lavoro, In the Shadow of No Towers, è stato successivamente pubblicato a puntate proprio dal settimanale tedesco (esiste anche una versione francese, sul Courrier International). La natura del nuovo fumetto di Spiegelman è distante anni luce dalle tante pubblicazioni immediatamente successive all’avvenimento. In esso non ci sono né supereroi nel senso stretto del termine, né tantomeno i celebrati “nuovi eroi” dell’11 Settembre (pompieri, tutori dell’ordine, volontari). D’altronde, non è un caso che il fumetto non sia apparso negli Stati Uniti:“Sono troppo europeo per il pubblico americano, e troppo poco mainstream” ha ammesso lo stesso Spiegelman. In Italia, dopo una prima parziale serializzazione sulle pagine de Il Venerdì di Repubblica, è stato pubblicato a puntate in tavole dal formato gigante sul settimanale Internazionale (con il titolo L’ombra delle torri) e in seguito raccolto in volume da Einaudi.
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Quello di Art Spiegelman è soltanto uno dei numerosissimi lavori a fumetti presentati a ridosso del terribile disastro. Una sorta di moderna elaborazione del lutto collettivo che ha abbracciato diversi media, dal cinema alla tv, dalla musica al fumetto, appunto, e che ha trovato proprio nell’arte sequenziale uno dei mezzi privilegiati. Ma perché proprio il fumetto si è ritrovato in prima linea, nel raccontare le angosce e le speranze di una nazione controversa e sull’orlo di una crisi politica e di valori?
Jarret Keene
, giornalista del Las Vegas Mercury, in un articolo pubblicato nella prima parte del 2002, offre un punto di vista nuovo (e per alcuni versi troppo semplicistico) sul come e sul perché il medium fumetto si è reso protagonista immediatamente dopo l’ 11/9, attirando attenzione e nuovi lettori in un’industria che stava (e sta tuttora) attraversando una crisi profonda:

“I fumetti successivi all’11 settembre, al contrario degli altri benefit radiofonici e televisivi, non sono un adattamento dei fatti, o edizioni commemorative. Non adattano o commemorano nulla. Invece, essi articolano il dolore e l’eroismo del nostro paese in un mezzo espressivo normalmente eclissato dagli altri media”.

In ogni modo, un evento senza precedenti ha scosso la popolazione mondiale: era plausibile una reazione in massa dei principali mezzi d’espressione, soprattutto quelli a carattere più popolare.

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Kieron Dwyer, Mark Chiarello

I fumetti che scrivo finiscono in qualche modo per influenzare la vita reale” affermò, più di una volta, . Niente di più vero, almeno nel caso delle pubblicazioni immediatamente successive all’atto terroristico: molte di esse nacquero con l’obiettivo di raccogliere fondi per le famiglie delle vittime.
Ma ridurre ad alcuni benefit l’importanza che acquisì il mezzo espressivo fumetto non renderebbe giustizia alle decine di progetti fortemente ispirati dalla tragedia, che, come nota Keene, si differenziarono dalle simili iniziative degli altri mezzi d’espressione.
E negare che l’11 Settembre abbia influenzato in qualche maniera il mondo stesso del fumetto (almeno quello statunitense), perlomeno nel breve termine, sarebbe allo stesso modo poco accorto. Un serpente che si morde la coda, allora: e se valutare in che modo i fumetti influirono sulla realtà può apparire semplice (basta contare i dollari versati in beneficenza dalle case editrici: solo la Marvel raggiunse quota 700.000 dollari con i suoi 4 progetti), si può quantificare il modo in cui fare fumetti è mutato dopo l’11 Settembre?
Nel corso di questo articolo ci proveremo, con l’aiuto di alcuni addetti del settore e di artisti direttamente coinvolti.

Possiamo innanzitutto dividere in due ondate distinte i fumetti direttamente influenzati dall’11 Settembre: il mondo fumettistico d’oltreoceano ha reagito in tempi brevi con una serie di pubblicazioni perlopiù a scopo benefico, improntate alla celebrazione degli eroi della Grande Mela: i pompieri caduti tra le macerie del World Trade Center, mentre erano impegnati alla ricerca di vite umane da salvare. Non mancano però eccezioni importanti, soprattutto nell’ambiente fumettistico indipendente.

11-09-2001: Il fumetto americano dopo l'11 settembre - recomm11Esiste poi una seconda ondata di fumetti pesantemente influenzati dal crollo delle torri: si tratta di storie o serie (come quella di Spiegelman citata sopra) che si cimentano con tematiche rese attuali dall’attentato (il terrorismo, ad esempio, o la questione mediorientale), ma a freddo (pubblicate molto recentemente, a diversi mesi di distanza dagli avvenimenti), e quindi, almeno in teoria, più ragionate e meno slanciate verso eccessi patriottici e retorici. Alcune di esse sono molto critiche verso la nuova situazione politica e l’estabilishment americano.

Oltre alle opere coscientemente ispirate all’11/9, molte altre pubblicazioni per forza di cose sono state toccate dall’influenza dell’attentanto, almeno collateralmente. Un interrogativo sollevato immediatamente dopo l’attacco terroristico (e per molti versi ancora attuale) è stato infatti: è possibile ricreare, per puro scopo di intrattenimento, scene simili a quelle concernenti i tragici avvenimenti, anche se una volta erano molto diffuse (soprattutto nella narrativa per immagini di stampo supereroistico)?
E ancora, questione molto più spinosa, in un momento politico così delicato è lecito criticare l’attuale classe dirigente al comando dell’impero americano?

Inizieremo la nostra analisi proprio dal fumetto che probabilmente ha più sofferto del clima di isteria generale generatosi immediatamente dopo la tragedia: Authority.

(continua…)

Originariamente pubblicato sul sito prospettivaglobale.com nel 2003, per concessione dell’autore.
Dove possibile e necessario si è intervenuti per contestualizzare temporalmente i contenuti.

1 Commento

  1. non so se sarà oggetto dei futuri articoli. in ogni caso inizio a segnalare un interessante lavoro autobiografico in lingua inglese: american widow.
    http://www.amazon.com/American-Widow-Alissa-Torres/dp/0345500695
    guglielmo

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