Interviste

Giuseppe Di Bernardo, il vero Insonne

Giuseppe Di Bernardo, il vero Insonne - immagine1-2639, disegnatore e sceneggiatore. Tra i suoi lavori troviamo Mister No con Marco Bianchini, Lazarus Ledd, inchiostrato da Jacopo Brandi, Samuel Sand e molte storie per Selen. Nel 2001 entra nello staff dell’Astorina e ha l’onore di illustrare le pagine dell’eroe nero più famoso in Italia: Diabolik delle sorelle Giussani. Nel 2002 diventa uno dei disegnatori della prestigiosissima casa editrice francese “Les Humanoides Associe’s”.

Quando è nata Desdy nella tua mente?
Erano le fredde notti dell’inverno del 1993, Andrea J. Polidori, l’altro creatore di Desdemona, ed io, ci ritrovavamo spesso a passeggiare la sera, e anche la notte, nella nebbia che avvolge la zona dove abitiamo. Tra una birra e una sigaretta abbiamo iniziato a ideare una serie a fumetti che doveva essere un po’ sopra le righe ma legata alla tradizione del fumetto popolare italiano. Prima di tutto il personaggio doveva vivere a Firenze, non per campanilismo, ma perché eravamo veramente stufi dei fumetti d’importazione o peggio dei fumetti nostrani che scimmiottavano gli eroi delle metropoli americane. In più doveva essere donna. Fino ad allora le eroine erano comunemente state le “spalle” degli eroi, volevamo andare conto corrente con un lavoro che non stravolgesse le abitudini dei lettori dell’epoca. Ecco che anche grazie alla mia breve militanza in una radio locale fiorentina è nata l’Insonne, la deejay nottambula che indaga sui segreti e i mostri della notte. Abbiamo sempre cercato di rendere le storie di Desdemona più reali possibile, lei doveva essere una ragazza qualsiasi, senza superpoteri, senza pistole laser, senza risorse illimitate di denaro ecc. Forse è questo che piace tanto ai suoi lettori che la vedono come una persona in carne ed ossa e non come un eroe bidimensionale.

Ecco, questo secondo me significa aver creato VERAMENTE un personaggio. Vive, indipendentemente dalle volontà altrui. E soprattutto tua… dico bene?
Effettivamente a volte ho questa impressione. Ma credevo fosse colpa della mia schizofrenia…
In questi dieci anni Desdemona non ha mai smesso di esistere. Era come in coma, ma continuava a sognare nella mia fantasia. Andrea Polidori, mi ha supportato (e sopportato) per tanto tempo, poi, come dicevo, si è dovuto dedicare a cose più “serie” e mi ha lasciato il timone. Speriamo di non incappare in un iceberg!

Che fine ha fatto Polidori?
Andrea segue il progetto, ma ci osserva da lontano. E impegnatissimo con il lavoro e la famiglia e non può partecipare al progetto in maniera attiva. Peccato, speriamo che prima o poi possa tornare. Spero anche di coinvolgere nuovamente alle sceneggiature Graziano Galletti, anche lui fondatore della Desdy prima maniera e oggi fagocitato dal lavoro. Oggi mi aiuta prevalentemente Francesco Matteuzzi, traduttore e scrittore con l’hobby del fumetto e della radio.

Senti, come mai Firenze? Che idea hai dell’ambientazione italiana nel fumetto “popolare” italiano? Non in molti osano su questa strada… cosa credi risulti deleterio in una serie “all’italiana” e cosa vincente (penso per esempio alla musicalità dei nomi)?
Firenze è una città strana, famosa nel mondo come la patria dell’arte e della moda. I turisti vedono le opere d’arte e i negozi di lusso dalle vetrine scintillanti. Ma c’e’ una città nascosta, fatta di bugnato grigio nelle strade strette, fatta di crimini orrendi compiuti tra gli olivi delle colline circostanti. Sono anni che i fiorentini convivono con una sorta di dualismo schizofrenico, combattuti tra la città del bello e la città del Mostro. Desdemona per certi versi dice proprio questo. Apparentemente la sua vita è quella normale di una studentessa che la notte fa la deejay, ma ci sono delle verità che le sono state per anni nascoste. Misteri che la riguardano, e che le hanno lasciato in eredità un’inspiegabile insonnia.
Cosa fareste se un giorno tutto quello che vi circonda cambiasse improvvisamente volto, e vi mostrasse il suo lato oscuro e minaccioso?
In realtà Desdemona non si muove solo a Firenze, la vedremo a Volterra, a Roma, nel sud della Francia ecc. ma le sue radici sono qui, tra le verdi colline che trasudano orrore.

Che rapporto hai con la radio e con la notte? Cosa ti ha spinto ad abbinare queste due caratteristiche al lavoro di Desdy?
Beh. Se parliamo d’incubi, di giallo, di mistero, di paure, non possiamo non parlare di notte, e di tutti i mostri creati dal buio e soprattutto dal sonno della ragione.
La radio è un mezzo di comunicazione più discreto della televisione, meno incline a scatenare l’insano desiderio di apparire a tutti i costi. Alla radio bisogna avere qualcosa da dire. Tutte le avventure di Desdy partono dalla “sua voce alla radio”. Telefonate con il pubblico, storie particolari raccontate al microfono, tutto il mondo di Desdy ruota intorno a questo mezzo di comunicazione, e tutte le trasmissioni avvengono di notte, quando il mondo sembra più intimo ed ovattato. Io ho assaggiato lavorando come speeker in una piccola radio privata alla fine degli anni ottanta. Quelle atmosfere e gli incontri che si fanno ti lasciano dentro qualcosa. Il profumo delle tenebre.

Ci vuoi parlare un po’ dei vecchi disegnatori di Desdy? avevano già fatto qualcosa? E dopo hanno fatto dell’altro (in ambito fumetto, intendo dire)?
Il numero 0, “La bella e la morte” era illustrato dal magico pennello di Marco Nizzoli, e scritto dal sottoscritto e Andrea J. Polidori. Inutile che ti racconti chi è Nizzoli.
L’albo, tra l’altro, fece subito discutere, perché Desdemona esordisce con la frase: “Io sono atea.”

Si! Mi ricordo benissimo di questa cosa, ci fu anche una polemica, ricordo che lessi qualcosa su qualche quotidiano; di lì a poco scoppio’ una piccola crociata contro i fumetti, del resto, no? Alcune piccole case editrici ci lasciarono le penne e comunque moltissime testate chiusero.
Le crociate contro i fumetti scoppiavano spesso. Ora i “benpensanti” hanno altro su cui scatenarsi, internet, videogiochi…

Credi che per ora come fumetto siamo al sicuro?
Non si può mai stare tranquilli, le mamme antirock e affini sono sempre in agguato.
Ma credo che si guardi il fumetto con occhi diversi. La realtà ha dimostrato che esistono forme più perverse ed efficaci per plagiare le masse di giovani. A parte le battute, credo che sia molto più pericoloso far credere ai ragazzi che tutti possono diventare famosi con trasmissioni televisive e “defilippiche” varie. Quanti ragazzi/e crederanno a questo sogno e si risveglieranno sconfitti e arrabbiati?
Comunque per rincarare la dose ad una Lucca, in conferenza stampa mi chiesero anche se Desdy si faceva le canne e se era di destra o di sinistra.

Ed è di destra o di sinistra?
(nicchia amabilmente alla domanda mostrando segni di cedimento psicologico…)

Giuseppe Di Bernardo, il vero Insonne - immagine2-2639Torniamo alla vecchia serie?
Il primo episodio della vecchia serie era “Giustizia è fatta!” scritto da Polidori e disegnato dal sottoscritto. L’albo affrontava il difficile tema della violenza sessuale, ed è l’unico vero episodio “giallo” della serie.
Il secondo episodio “Ingranaggi umani” è stata una delle storie più amate della serie. Scritto da Graziano Galletti e disegnato da Anna Filannino (matite) e Simonetta Avanzato (chine). Scomparse. L’episodio trattava dell’alienazione umana di un casellante e di un padre di famiglia, che per scappare dalla vita, decide di vivere sempre in viaggio, senza mai uscire dal percorso autostradale.
E siamo al terzo ed ultimo episodio della serie da edicola. Il titolo era ermetico: “Meclet! Meclet!”. Questa volta si parlava del diavolo e delle sue sette, congreghe credibili reali. Fin troppo. Lo scrissi insieme a Polidori e disegnato da Marco Turini che sarà poi copertinista di Samuel Sand, disegnatore di Santiago e autore erotico molto apprezzato in Italia e all’estero (www.marcoturini.com). Tra l’altro, Marco sta ultimando un bellissimo albo di fantascienza per la Free Book, dal titolo E.V.A.

Questi nuovi invece che passato fumettistico hanno?
Ci servivano dei disegnatori che soprattutto fossero in grado di trasmettere le sensazioni e le atmosfere notturne. I disegnatori che abbiamo selezionato hanno una “linea inquieta”, a cominciare da Giuseppe Palumbo, che cura le copertine. Michela Da Sacco ha disegnato per le edizioni Orione e 2700.
Marco Checchetto è copertinista di PSM e disegnatore di Jonathan Steele. Michele Benevento è il collaboratore di Palumbo sugli speciali di Diabolik e non solo. Antonio Menin lavora su Jonathan, mentre Stefano Natali è una vecchia conoscenza del grande pubblico con le sue storie su Cyborg, Selen e Lazarus Ledd.

Ma vedremo mai un Desdy disegnato da te?
Se tra DK e gli umanoidi trovo un buco mi ci infilo! Promesso. Solo che per fare un desdy necessito di almeno 4 mesi… Il problema è il tempo! Datemi giorni di 50 ore!!!!!!

Se ne avessi avuto la possibilita’, dieci anni fa, al momento dell’interruzione di Desdy Metus, saresti andato avanti da solo? Mi chiedo se l’autoproduzione di un albo che vende sulle 25.000 copie può funzionare lo stesso, anche senza una (anche piccola) casa editrice alle spalle.
Nel ’94 l’autoproduzione si stava appena affacciando. Forse se avessi provato (ma solo per le librerie) sarebbe anche potuta funzionare.

Invece cosa hai fatto, nell’ordine, dopo Desdy?
Mister No “Un giorno da cani” con Marco Bianchini, Samuel Sand, Lazarus Ledd, Selen, Diabolik e infine l’approdo oltralpe con gli “Umanoides Associes” e la serie “L’Ancetre programme'”.

Sei sempre rimasto nel fumetto, quindi.
Fumetto e pubblicita’. Lavoro (quando posso) per un agenzia che fa gli spot della Gig e della Giochi preziosi.

Ancora una curiosita’: a che ora si alza, e come vive la giornata, un autore che sta rilanciando una serie (ho visto autori a LuccaComics che davano chiaramente ad intendere di non dormire da settimane)?
Ma l’Insonne non ero io?
Ad ogni modo, mi alzo alle 8-30 faccio colazione e un po’ di flessioni, esco di casa e entro in studio accendo la radio, scarico la posta, rispondo per due ore alle domande degli intervistatori…
Poi inizio a lavorare sulle tavole di Diabolik. Pranzo alle 13 e riattacco il lavoro alle 14. Tiro avanti fino alle 20 e se non ho impegni dopo cena (la mia signorina ogni tanto vuole vedermi) continuo fino alle 22-23. Quando devo scrivere tutto salta. Penso costantemente al soggetto e di solito lo immagino la sera prima di addormentarmi. Poi inizio a scrivere e non ci sono più orari, colazioni, pranzi fidanzate (ma di solito c’e’ molta birra, eh, eh…)

Sembra interessante.
Seee, ho l’emicrania cronica.

Quante storie di Diabolik realizzi all’anno?
Per ogni storia lavoro quattro mesi, quindi ne disegno una, al massimo due l’anno. Ne vorrei fare di più, ma è praticamente impossibile superare i due episodi prodotti e contemporaneamente lavorare agli albi francesi e a Desdemona.

Come mai ti dedichi come sceneggiatore solo a Desdy Metus, mentre per il resto lavoro solo come disegnatore?
Io scrivo solo di Desdemona. Non saprei scrivere altro. Mi è stato proposto di provare a scrivere di un personaggio importante del fumetto italiano, ma io ho detto di no. Non sono uno sceneggiatore, non scrivo di tutto. Scrivo solo di argomenti che mi toccano (che siano temi impegnati o misteriosi), e leggendo l’Insonne ve ne accorgerete. (ammicca)
Disegnare è molto più semplice (e lì ho avuto davvero tante esperienze), si guida la macchina, ma il percorso è tracciato, il navigatore ti da le indicazioni e tu stai attento a non prendere le buche.

Non vorresti scrivere qualcosa oltre a Desdy?
In Italia niente. Non perché sono snob, ma perché non mi riuscirebbe (sorride). Sicuramente proporro’ qualcosa agli Umanoidi, ma siamo lontani anni luce dalla storia definitiva.

Quanti sono i personaggi su cui hai lavorato sin ora, sia in veste di autore che di disegnatore?
Cose molto minori. Yndi@ (che è uscito solo in libreria nel ’99), poi ho scritto per la pubblicita’.

Nello scrivere, ci sono delle determinate regole da seguire (sia che siano imposte sia che siano auto-imposte)?
Le regole ci sono. Mi sono studiato diversi libri sull’argomento, da Propp, che riduce la favola ad un’equazione, a Fresnault e Deruelle, con il “Linguaggio dei fumetti”, passando da “Come si scrive un giallo” della Highsmith, fino all’illuminante “Scrivere fumetti” del buon Diego Cajelli, libretto che consiglio vivamente, anche perché spassosissimo! Dopo di che, mollo tutto e vado a ruota libera. Ho un’idea intuitiva del racconto, percepisco la storia come se fosse musicale… lascio fare all’istinto. Poi mi confronto con Francesco Matteuzzi, scrittore in erba e traduttore. Ci facciamo delle gran chiacchierate e alla fine cerco di limare il tutto, mettendo insieme azione e sentimento.

Colonna sonora dell’operazione?
Ah! Quando scrivo metto roba strumentale, Deep forest, musica new age, colonne sonore etc. Quando disegno radio-radio-radio… possibilmente parlata. Credo mi serva a distrarre l’emisfero sinistro.

Ascolti o serve solo per avere qualcuno in sottofondo?
Ascolto. Così immagazzino anche qualche spunto. Il pomeriggio soprattutto ascolto radio 3 Farehnait … un programma sui libri. Dura tutto il pomeriggio. Un po’ pesantuccia la full immertion, ma mi piace molto.

Quanto tempo dedicate alla realizzazione di un albo, suddividendolo tra oggetto/sceneggiatura e disegno?
Diciamo che serve almeno un mese per la sceneggiatura. Per i disegni, dipende dall’autore. C’e’ chi ci mette quattro mesi chi dodici.

E plot, ne fai?
Scrivo il soggetto, magari ci butto dentro un paio di dialoghi e poi passo alla sceneggiatura dove di solito cambio tutto. Ma come ho detto e ridetto non sono un professionista.

Sempre parlando di Diabolik, come riesce un autore a mettere del “suo” in una serie tanto codificata e stabile, anche nel disegno?
Cerco di rifarmi a Zaniboni, ma inserendo maggiori movimenti di camera e punti di vista diversi. Il problema è mediare tra quello che i lettori si aspettano e quello che piace disegnare a me. Credo che sia molto più difficile scrivere DK rispetto al disegnarlo. In fondo sono fortunato.

In ultima analisi, ci puoi dire come ha risposto il mercato al ritorno della nostra vecchia amica?
Le vendite del primo numero sono andate molto bene. Anche la risposta di pubblico e critica è stata positiva. Ci hanno dedicati molti articoli su riviste e quotidani e abbiamo anche lettori eccellenti come la speeaker Laura Antonini di Radio Deejay. Insomma le premesse sono buone. Aspettiamo pero’ quello che succederà con i prossimi episodi! Intanto mi auguro che l’insonnia di Desdemona sia contagiosa cisì che non capiti mai a nessuno di addormentarsi leggendo le storie della nostra bella deejay!

Riferimenti:
Desdy Metus, sito ufficiale: www.desdymetus.com
Free Books, sito ufficiale: www.free-books.it

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