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Pulp Stories

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Pulp Stories - immagine1-2637Era il 1996 quando nelle edicole italiane si affacciava uno smilzo albo che già dalla titolo faceva l’occhiolino al tanto celebrato film di . La copertina poi, così insolita nelle sua mezza tinta di grigio, spingeva letteralmente all’acquisto a scatola chiusa, cosa che molti, me compreso, fecero.

Pulp Stories di e edito dall’Edizioni Scuola del Fumetto (costola editoriale dell’omonima scuola milanese) fu un fulmine a ciel sereno nel sonnolento panorama fumettistico nostrano, non tanto per la qualità intrinseca del prodotto, comunque alta, ma perché proponeva un modo diverso di fare fumetti. Dal formato comic book, alla scelta della mini serie, al coraggio di presentarsi pressoche’ esordienti, ‘Pulp Stories’ fu un esperimento pienamente riuscito che mostrava a tanti la via della produzione indipendente, all’alba della nascita del mercato librario.
Come scrive il buon nell’introduzione, è naturale oggi aspettarsi prodotti simili, quanto è logico pensare che siano pubblicati da una casa editrice fuori dal giro dei grandi numeri. Giusto, ma non dimentichiamo che nel 1996 la realtà editoriale italiana era molto differente da quella odierna e le piccole case editrici, quelle che possono pensare a prodotti da poche centinaia di copie, semplicemente non esistevano o stavano in quel momento nascendo.

Rileggendo questa storia quasi dieci anni dopo, nella bella ristampa a cura dell’edizioni Bd/Alta Fedelta’ (ben curata e impreziosita da un’ampia appendice con bozzetti e pin-up), si rimane stupiti dalla freschezza di queste pagine, dalla intrigante trama ad incastro debitrice di tanta letteratura e cinema noir e hard boliled, dalla bellezza dei disegni di Rossi, allora giovanissimo, ma già padrone di una tecnica raffinata e personale. Non esente da ingenuita’, ‘Pulp Stories’ si differenzava dai suoi contemporanei per il coraggio degli autori, convinti delle proprie idee, liberi e affamati di storie da raccontare. Consapevoli che quello fosse il momento giusto per un prodotto simile, che si poneva all’interno di un genere in seguito sfruttato fino alla noia, quando non violentato da reinterpretazioni e riletture, a volte grottesche.

separatorearticoloQui la storia è nerissima, come nerissimi sono i personaggi e il mood che fa da sottofondo. Come nere sono le ampie campiture che ornano le belle tavole di Rossi, in preziosa sintonia con una storia dirompente, che colpisce in basso, che toglie il respiro. Una storia in parte ammiccante al vento tarantiniano, sia per la caratterizzazione dei personaggi che per la costruzione del plot, tanto da scostarsi in modo netto dalla tradizione del fumetto nero italiano che pure a questi autori avrà comunque lasciato qualcosa. Un’eredità pero’ non rifiutata, ma bensì punto di partenza per un passo in avanti, consapevole e voluto, in un territorio parallelo in cui la ridefinizione del genere passa per un nuovo linguaggio, meno ingessato, e un nuovo immaginario, più visionario, ma altrettanto disperato. Forse più violento e sicuramente un po’ più distante dalla cronaca nera del nostro paese.

Pulp Stories - immagine2-2637All’interno di un genere codificato e popolare, quindi Pulp Stories è una felice prova d’autore, un riuscito ibrido tra sperimentazione e linguaggio riconosciuto. Ma soprattutto è un ottimo fumetto.

Riferimenti:
Il blog di Diego Caielli: www.comicus.it/diegozilla/blog.
Edizioni Bd: www.edizionibd.it/

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