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Jonathan Ames e Dean Haspiel: non-autobiografia di un Alcolista

Jonathan Ames e Dean Haspiel: non-autobiografia di un Alcolista - ielalcoholico_01g-213x300Nella postfazione del volume Jonathan Ames tiene a precisare che, tranne qualche episodio, questa non è un‘opera auto-biografica, ma un racconto di pura immaginazione.
Devo dire che ho fatto decisamente fatica a convincermi di questa sua affermazione, dato che Ames narra l’odissea del suo protagonista Jonathan A (!) con una tale accuratezza di sensazioni e di definizione psicologica apparentemente frutto di avvenimenti provati in prima persona.

All’inizio della storia, Jonathan comincia a ricordare e a raccontarci il percorso, magistralmente giostrato da Ames su diversi spazi temporali e narrativi, che lo ha condotto nell’abisso che è oggi la sua vita.
Osserviamo la sua iniziazione all’alcol che diventerà presenza costante della sua vita e siamo spettatori del suo primo rapporto omosessuale, avuto con il suo migliore amico Sal durante una notte di follia etilica, vero episodio chiave della sua esistenza che lo condizionerà per sempre, sfasandone il rapporto con la sessualità.
Infatti, l’autore pone in grande risalto la vergogna con la quale il protagonista vive la sua vera attitudine sessuale. Un’inadeguatezza che lo porta a fingere e a nascondere la sua condizione per compiacere i desideri e le aspettative della propria famiglia. Una continua fuga dai propri reali bisogni affettivi e caratteriali che si concentra, a volte, in una vuota e ossessiva ricerca di punti di riferimento sentimentali. Ames ci offre  uno spietato e triste ritratto di chi sfortunatamente cade vittima di abusi di alcol e droghe e di come possa essere facile precipitare in una spirale di auto distruzione fisica e mentale, combattendo un nemico infido e mellifluo.

Jonathan Ames e Dean Haspiel: non-autobiografia di un Alcolista - doody-web-229x300Ma quando la lotta diventa diventa insostenibile, allora ci si lascia trasportare nella falsa felicità offerta da queste sostanze, che riescono a nascondere le nostre ansie e paure dietro una patina di inutile spavalderia, con l’unico risultato di allontanarci dai nostri veri desideri, dai nostri obiettivi e alla fine da noi stessi.
Tutto questo vissuto da una generazione persa nell’ombra della tragedia delle torri gemelle del’11 settembre 2001, che Ames considera come punto di non ritorno per tutte quelle persone prive di riferimenti personali, catapultate in una realtà che supera la fantasia, e private forse per sempre di ogni possibilità di redenzione.

Ames, autore già affermatosi con lavori quali Veloce come la notte e Io e Henry, offre una storia dura, disturbante, malsana ma mai retorica, lasciando a noi ogni tipo di giudizio. Ci dona uno spaccato di dolorosa vita fittizia di un personaggio, forse non così completamente estraneo alla persona di Jonathan ames.
Dean Haspiel
, disegnatore già noto per le sue collaborazioni con il compianto in American Splendor, propone uno stile sicuramente chiaro ma in alcuni casi poco adatto alle situazioni narrate nella storia. Il suo tratto minimale fatica a catturare in pieno le emozioni che i personaggi cercano di trasmettere, in particolare modo nelle sequenze più drammatiche e spinte, vanificando leggermente la prosa di Ames.

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Il risultato complessivo è comunque una magnifica graphic novel, poderosa e straziante, che sviscera in modo duro e diretto l’alcolismo e la condizione omosessuale. Nello stesso tempo, l’autore riesce ad alleggerire la serietà e l’importanza di temi così delicati, con un sapiente utilizzo di una malinconica ironia.
Purtroppo, quello che suggerisce l’amaro finale, è che contro certe traversie della vita si può vincere una battaglia ma non la guerra.

Abbiamo parlato di:
L’Alcolista
Jonathan Ames, Dean Haspiel
Traduzione: Gianfranco Sardina
Planeta De Agostini, 2010
152 pag, cartonato, bianco e nero – 13,95€

Riferimenti:
: www.planetadeagostinicomics.it
Comics: www.dccomics.com/vertigo
Jonathan Ames: www.jonathanames.com
Dean Haspiel: man-size.livejournal.com

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