Recensioni

L’ultima battaglia

L'ultima battaglia - immagine1-2555Il varo della nuova collana /Buena Vista, Buena Vista Lab, rappresenta potenzialmente una delle più interessanti scommesse fatte sul fumetto in Italia negli ultimi anni. Buena Vista, che è da considerarsi quasi un editore a parte rispetto a , con una diversa strategia commerciale, apre con i romanzi a fumetti una nuova strada in edicola che presto sarà battuta anche dalla Editore e dalla sempre più presente Free Books. Volumi autoconclusivi, quindi, che presentano al grande pubblico un modo diverso di concepire il consumo di fumetti, rispetto alle pubblicazioni seriali, e che si confrontano percio’ non più con le riviste e i periodici, ma piuttosto con le collane di narrativa come Urania o gli economici.
A confronto con questi è doveroso premettere che, per quanto riguarda il prezzo, la partita può essere impari, visto che questo albo si propone con una cifra troppo alta per il mercato dell’edicola, pur se in parte giustificata dalla buona veste tipografica.
Altra nota di merito dell’operazione, e che ci augureremmo fosse in futuro un modello da seguire, è il rendere finalmente giustizia agli autori, piazzando bene in vista in copertina nomi e cognomi e infrangendo la tradizione italiana secondo cui questi debbano essere “nascosti” nella colonnina dei crediti, messi in secondo (anzi, infinitesimo) piano rispetto al personaggio, quasi a temere che possano rubargli la scena; questa che si trascina nell’editoria a fumetti è una idea che, col tempo, si rivelerà probabilmente sempre più superata e deleteria [1].

Il primo titolo della collana trimestrale della Buena Vista è affidato al più prolifico ed eclettico autore italiano degli ultimi anni, , un nome oramai noto al pubblico e con poco bisogno di presentazioni [2]; la quantità veramente impressionante di storie pubblicate ne hanno evidenziato, anche se tra naturali alti e bassi, la grande professionalita’, la base tecnica e l’ampiezza di tematiche nelle sue corde, dimostrandone la caratura di autore eclettico e affidabile. In questo L’ultima battaglia l’autore è alle prese con un racconto di ambientazione storica; i fatti si svolgono nel periodo di massima estensione della Repubblica Romana di Giulio Cesare, riportato nel limite delle pagine a disposizione con il giusto equilibrio tra realtà e compromessi di fantasia. Sullo sfondo di un assedio alla più importante città gallica e delle lotte di potere intestine alla repubblica, di cui intuiamo la torbida superficie, assistiamo allo scontro tra l’ex generale Caio Rodio, chiamato a servire nuovamente Roma, e il suo più amato allievo, Cammio, prossimo condottiero della controffensiva barbara. Un racconto di amicizia, dovere, intrigo e sangue, orchestrato da una sceneggiatura sintetica ed essenziale, ma non per questo superficiale, sorretta da un ritmo scandito dai rapidi cambi di scena, sottolineati dai brevi capitoli in cui la storia è divisa.
L’ultima battaglia rappresenta una delle migliori prove di Faraci: convincente, equilibrata, emozionante, solida; nonostante le parti necessariamente più forzate, piegate a esigenze di brevità e sintesi, ogni elemento sembra funzionale e razionale nel contesto generale, nello sviluppo di un “film a fumetti[3], dove le semplificazioni sono tese a rendere espliciti in pochissimo spazio rapporti complicati e profondi come queli tra Rodio e Cammio, o la complessa e affascinante figura di Cesare.
In questa prova Faraci è più che supportato dal talento grafico di [4], artista dallo stile pittorico forte ed evocativo, fatto di pennellate e colori forti, decisi, caldi, che non sacrifica affatto l’espressività dei personaggi, che anzi è un punto forte della storia, o la gestione degli spazi, composti in maniera non banale e perfettamente leggibile. Il suo apporto rende realistico e affascinante il contesto, tratteggia i personaggi con lineamenti affilati come coltelli, affidando alla loro gestualità un elemento importante per la loro “recitazione”, enfatizzandola senza eccessi. L’uso del colore, poi, si presenta in alcuni tratti quasi “sontuoso”, offrendo così un primo impatto molto forte.
Un prodotto di intrattenimento, è bene ricordarlo, ma di grande qualita’, un vero e proprio “colossal a fumetti”.
Particolare nota di merito sulla confezione, dalla grafica molto curata, alla carta che valorizza il forte segno di Brereton, ai redazionali snelli ma accattivanti, che dedicano spazio all’ambientazione storica, a una brevissima bibliografia sugli argomenti trattati e agli autori, con ampie biografie e uno scketchbook arricchito dagli aneddoti dei due autori.

Buona partenza quindi per questa collana, che si ritaglia un profilo ben preciso, un ponte verso altri media, o un nuova proposta per marchi già affermati (come i prossimi Alias, ispirato alla serie TV, o Nightmare before Chistmas in versione manga); lungi dal ghettizzare il fumetto, questo tipo di iniziative lo inserisce a pieno titolo nel sempre più ampio e strutturato mercato dell’intrattenimento, a fianco di letteratura, cinema e merchandising. Non ci stupiremmo pertanto di vedere in futuro collane parallele di narrativa (e L’ultima battaglia si presterebbe al certo), o la nascita di nuovi brand commerciali nati a partire dai titoli più accattivanti per il pubblico. Un piccolo, ma grande, passo verso la maturità del mercato fumettistico, che forse aiuterà anche a prendere coscienza più in generale di una maturità artistica che non dovrebbe nemmeno essere messa in discussione.
Sia chiaro, una libertà come quella concessa da Buena Vista agli autori non potrebbe permetterselo praticamente nessun editore “normale” ed è economicamente difficile da sostenere. Scommettere avendo alle spalle un impero multinazionale è certo più facile, ma è altrettanto vero che il concetto di “imprenditoria”, di rischio commerciale, è ben poco presente nella nostra editoria a fumetti, composta per lo più da piccoli editori che operano al confine tra passione e professionalita’, quasi succubi di un mercato che non hanno la forza e il coraggio di cambiare.
Ma, accettandolo come un paradosso, in prospettiva è comunque difficile trovare questa volontà di ricercare nuovi settori, nuovi target attraverso cui proporre i comics. A pensare solamente alla pluriennale crisi si finisce solamente per vivacchiare sulle proprie lamentele, a lottare per un mercato delle pulci; questo invece sembra proprio il momento di investire e rischiare, di scommettere sul fumetto. Sono accettate puntate.

L'ultima battaglia - immagine2-2555Note
[1] Si veda l’esempio dell’Eura, che con la miniserie Detective Dante rende i nomi degli autori dell’albo non solo ben evidenti in copertina, ma utilizzati quasi come strilloni pubblicitari, inserendoli nella grafica volutamente retro’ delle copertine.
[2] Faraci ha scritto storie, tra le altre, per Topolino, PK, , , Nick Raider, Dylan Dog, è il creatore della miniserie Brad Barron, ha scritto la prima storia interamente italiana dell’Uomo Ragno, con , e presto sbarcherà su .
[3] La descrizione non vuole essere intesa come declassificante del fumetto nei confronti del cinema, ma come indicatore di un format equivalente.
[4] Di Brereton in Italia non è disponibile molto: è possibile recuperare Nocturnals #1 (Alta Fedelta’), serie da lui scritta e disegnata, Giant Killer e JLA: Seven Caskets ().

Riferimenti:
, sito ufficiale – www.titofaraci.com
, sito ufficiale – www.nocturnals.com

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