Home > Articoli > Recensioni > Speciale Dylan Dog #24 – Il santuario

Speciale Dylan Dog #24 – Il santuario

Speciale Dylan Dog #24 - Il santuario - sp_dyl00241-227x300
La copertina di Angelo Stano

E’ da ormai un paio d’anni che si ripete una discutibile abitudine: sulla serie speciale dell’Indagatore dell’Incubo vengono pubblicate storie mediocri, che puntano a creare elementi di continuità tra gli speciali e la serie regolare. Due anni fa toccò ai protagonisti de Il canto della sirena, pubblicata originariamente sul 5° Gigante e che aveva già avuto un sequel sulla serie regolare (n.162 Il Dio Prigioniero); l’anno scorso all’angelo Saul e ai sognatori già visti all’opera sul n.182 I misteri di Venezia.
Purtroppo queste storie mancano in modo abbastanza clamoroso il bersaglio prefissatosi, di creare continuità tra gli speciali e la serie regolare, diventando puri esercizi manieristici, per cui sembrano addirittura troppe le canoniche 160 pagine assegnate.

Anche quest’anno si è puntato a un sequel: e se lo sceneggiatore degli speciali degli anni precedenti, Pasquale Ruju, aveva almeno proposto trame incentrate su personaggi da lui stesso creati, , al ritorno sul personaggio, tenta di recuperare il co-protagonista di uno degli albi più amati dagli appassionati di Dylan Dog: Il volo dello struzzo, numero 109 della serie regolare scritto da un Tiziano Sclavi in forma come poche altre volte dopo il centesimo numero. La scelta di recuperare degli elementi (personaggi, situazioni, trame) dalle vecchie storie è sempre ben accetta nel pubblico dylandoghiano, soprattutto in quello che non vedrebbe male una continuity più serrata per il personaggio, che, come tutti quelli appartenenti alla scuderia Bonelli, alle volte viene tacciato di una scarsa crescita caratteriale. Ma bisogna ricordare che in ogni modo Dylan è già un personaggio molto caratterizzato nel senso più letterale del termine. Ed è stata la stessa Paola Barbato, con alcune prove più intimiste e psicologiche come il n. 228 Oltre quella Porta o il recente n.279 Il giardino delle illusioni a mostrare lati di Dylan anche estremi: Barbato ama mettere il personaggio alle corde, mostrarne non solo i pregi ma anche i suoi difetti di sognatore incallito, di persona poco interessata al mondo che lo circonda, a inserirlo in situazioni sgradevoli dove viene giudicato da entità superiori (Il Tocco del diavolo n.221), fino a condonargli tutti i suoi sbagli in nome di un profondo affetto che ovviamente la lega al personaggio stesso.

Speciale Dylan Dog #24 - Il santuario - dd-24-3

E anche in questo Il Santuario Barbato mostra i tratti che caratterizzano e che rendono riconoscibilissimo il personaggio: il gettarsi a capofitto in una situazione più grande di lui per aiutare un amico; il senso di colpa nascosto e pronto a fare il suo ingresso in scena non appena le cose vanno per il verso sbagliato; il non cercare neanche per un attimo di capire le ragione degli esseri umani (neanche quando sono amici, come Lord Wells) ma schierarsi subito dalla parte degli animali attaccati: insomma tute quelle cose che rendono il personaggio immediatamente riconoscibile alla schiera dei fan. Ma stavolta l’indagine sulla psicologia dylaniana non è pienamente riuscita, anzi rimane troppo superficiale, scontata; a questo si accompagnano anche alcune situazioni non propriamente a la Dylan come il truffare la signora all’inizio per permettersi il viaggio, o come quando un silenziosissimo Groucho abbandona il suo capo in preda alla mareggiata: vero è che in seguito sarà proprio lui a salvare capra e cavoli, ma questo comportamento appare in controtendenza rispetto alle caratteristiche dei personaggi. Come se alle volte stessero recitando il copione sbagliato.Speciale Dylan Dog #24 - Il santuario - dd24-2

Certamente questa critica non viene mossa da posizioni tradizionaliste: anzi sono schierato quanto più per l’innovazione, anche di personaggi che hanno un background di 24 anni alle spalle. Purtroppo però in questo speciale si incontrano situazioni poco approfondite e analisi superficiali. Il tutto si svolge con atmosfere quasi surreali e poco credibili, ed è questa l’impressione che è sorta durante la lettura delle pagine dedicate allo smascheramento degli obbiettivi delle due controparti in lotta. Volendo assolvere tutto il lavoro svolto sulla psicologia dei personaggi e di Dylan in particolare, tenendo conto che una scivolata è perdonabile a tutti e che Barbato è stata sicuramente la sceneggiatrice più interessante vista al lavoro sull’indagatore dell’incubo negli ultimi anni, è necessario comunque sottolineare che la storia è lenta e abbastanza prevedibile: non solo l’inserimento di Birdy appare quanto mai legato a una semplice campagna pubblicitaria, ma a non funzionare è quasi tutto l’albo. Speciale Dylan Dog #24 - Il santuario - dd-24-11Addirittura abbastanza ridicole alcune comparsate e alcuni personaggi, come l’ornitologa amica di Wells. A livello superficiale rimane anche l’analisi socio-filosofica che poteva essere invece approfondita: l’uomo come animale che rovina un luogo incontaminato solo per il suo benessere personale. E’ avvenuto, anche e soprattutto nel mondo reale, che isole pullulanti di forme di vita e vegetazione lussureggiante vengano trasformate in dormitori per ricchi vacanzieri, e forse Barbato da scafata conoscitrice del pubblico avrà pensato che fosse inutile analizzare cose ormai all’ordine del giorno. D’altra pare la presentazione del ricco industriale che sbava dietro la segretaria e si circonda di incompetenti è stantia e sa di già visto, a contraddire quanto detto poco sopra. Un albo poco curato nei dettagli che risulta, in ultima analisi, essere insufficiente.

Un giudizio che deve però aggiustare la mira quando andiamo ad analizzare i disegni, affidati all’esperto , autore tra l’altro anche del Il volo dello struzzo. L’autore non si lascia coinvolgere dalla sciattezza generale e sforna una prova più che sufficiente: i personaggi sono curati, il tratto è ricco, articolato e anche la sua passione per le belle donne viene accontentata nel convulso finale, quando può finalmente ritrarre una signorina succinta. Anche la costruzione delle tavole, pur rimanendo nell’ampio sottoinsieme della gabbia bonelliana, riesce a prendersi piacevoli libertà. Una prova molto buona che cerca di risollevare un po’ il giudizio su una storia che è stata una sorpresa in negativo.

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog Special#24 – Il santuario
Paola Barbato e Giovanni Freghieri
set. 2010 – 160 pagine, b/n, brossura – 4,8€

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*

I commenti sono soggetti a moderazione, per questo motivo potresti non vederli apparire subito.
Ti preghiamo di non usare un linguaggio offensivo ma di esporre le tue idee in maniera civile.