Recensioni

Minus

Minus - immagine1-2538Jori è un nome da fumetto, più che da fumettista, e ben si sposa con quello del suo personaggio/non-personaggio, Minus. Nomi brevi e dal suono dolce – diremmo quasi inoffensivo -, come “brevi” (inteso come metafora per la povertà del tratto) e dolci (nel senso di lievi, delicati) appaiono questi suoi fumetti.
Marcello Jori, classe 1951, nato a Merano ma bolognese di adozione, si presenta come una figura di artista continuamente in gioco con se stesso, e continuamente in gioco con l’arte. Il suo operato si esprime mediante i più disparati mezzi: la fotografia, che utilizza per reinterpretare famosi quadri sotto una diversa luce; la pittura, con i suoi quadri esposti nei musei di tutto il mondo; le illustrazioni di moda, con lavori per Vogue e Vanity; il fumetto, con pubblicazioni su Alter, , Frigidarie, sull’Echo des Savanes e per la , e con la sua appartenenza al gruppo Valvoline; la letteratura, con collaborazioni con e pubblicazioni per Baldini e Castoldi e Mondadori; la scenografia, come creatore dell’impianto scenico per i concerti di Vasco Rossi del tour “Rock sotto l’assedio”. Uno spirito che possiamo definire inquieto, e che in Minus esprime solo parte della sua esplosività creativa.

Minus - immagine2-2538Minus è gioco, riso, libertà narrativa totale e poesia. Ritratti genialmente umoristici: voliere di uccelli denudati perché il proprietario possa lavare le loro penne e stenderle ad asciugare; alberi dai cui rami, come frutta, spuntano le nuvole; pecore che galleggiano nell’aria, dalla cui lana si tessono tappeti volanti; paracadute fatti da tante farfalle tenute al guinzaglio. Ma Minus è anche gusto per il truculento, il volgare, il sesso, ritratti con una sfacciataggine da bambino, che sembra ripararsi dietro la semplicità dell’apparenza per permettersi colpi bassi e sberleffi. Ecco passare con innocente sfrontatezza infanti che rompono la testa al padre per scoprire se contiene una sorpresa, come un uovo di pasqua; un negozio di ottica dove si acquistano non le lenti, ma direttamente gli occhi strappati dalle persone esposte in vetrina; ragazzini che trasformano un gioco di fuochi d’artificio in un disastro nucleare; scheletri che fanno sesso dentro la loro bara, eccetera, eccetera…
Un universo in cui il “personaggio” Minus non esiste, non è un singolo essere di carta e inchiostro: Minus è un mondo, uno stile, uno spirito ben riconoscibile; è una testona a forma d’uovo sopra un corpo appena abbozzato, con due puntini per occhi e una linea per la bocca, senza naso.
L’aspetto grafico di queste storie composte di poche tavole, e ancora meno vignette, a volte solo una grande e quasi vuota, è composto da disegni semplici, quasi banali e bruttarelli , limitati da pochissimi tratti e da forme elementari; disegni che pero’ sorprendono per come si dimostrano capaci di raccontare tutto, senza limiti, supportati da colori caldi e accesi, cromaticamente vivacissimi.
A voler trovare affinità letterarie, vengono in mente il ritmo e l’anarchia delle storie brevi di , o ancora l’ironia e i giochi di parole di . Certo, parlare di “giochi di parole” in un volume quasi completamente muto può suonare bizzarro, ma in effetti questo è l’effetto reso da Jori. Simboli, metafore, allegorie, rese magistralmente e in maniera fulminante semplicemente attraverso il tratto.

E’ lo stesso Jori a introdurci in questo libro, a raccontarci la sua storia e, indirettamente, aspetti interessanti di un’altra epoca del fumetto in Italia; parole in cui, oltre a esprimere un sentito cordoglio per Oreste Del Buono, suo “scopritore” a cui il volume è dedicato, sembra riportare una certa nostalgia per quel mondo che sembrava più piccolo, forse, ma più vitale.
Uniche pecche del volume sono sicuramente il prezzo, fuori mercato anche per equivalenti volumi cartonati (sebbene l’edizione si distingui per essere veramente ottima), e la mancanza di qualsiasi indicazione biografica e bibliografica: non sappiamo così dove sono state pubblicate queste storie, su quali numeri della rivista sono apparsi, non sappiamo se esauriscono o meno le storie di Jori, e tantomeno se a questo seguiranno altri volumi. Per ventidue euro ci si potrebbe aspettare qualche dato in più.
C’e’ da aggiungere anche che è un ben strano effetto pensare a queste storie, che originariamente hanno visto la luce su una rivista popolare, proposte in una veste tanto lussuosa. Edizione come dicevamo bellissima, ma rimane il tarlo se sia questa la soluzione migliore per proporre il personaggio di Jori, che meriterebbe, più che di esser proposto ad una platea di intenditori, di esser disponibile ad un pubblico più ampio, secondo noi pronto a riscoprire un vero e proprio classico nascosto del fumetto italiano.

Si ringrazia l’ufficio stampa Pegasus/Mega per il materiale.

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