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Andrea Cavaletto: di Dylan Dog e altre storie

Andrea Cavaletto: di Dylan Dog e altre storie - cavallo

Ciao Andrea e benvenuto su lospaziobianco.it
Ciao!

Negli ultimi anni ti sei dimostrato forse l’autore di fumetti horror italiani più in voga, passando da atmosfere alla Lovecraft a quelle alla Dario Argento. Da dove nasce questa passione per l’orrore in tutte le sue sfumature?
Mi ha sempre interessato il soprannaturale, in tutte le sue forme. L’ignoto, il mistero, il buio della notte e le profondità del mare, ma anche i boschi vicino a dove vivo, e le case abbandonate. Ricordo che quando avevo più o meno 8 anni rubavo a mia sorella il mangiacassette (qualcuno sa ancora cos’è un mangiacassette?) e lo posizionavo nello sgabuzzino o nella cantina di casa, di notte, e facevo partire la registrazione. Poi me ne andavo e quando tornavo riascoltavo il nastro nella speranza di sentire “qualcosa”, tipo voci di spettri o altro… Mai sentito nulla, però conservo da qualche parte alcune cassette con su registrato un certo inquietante silenzio…

Hai sempre lavorato su progetti molto personali, poi a giugno sei sbarcato sulle pagine della testata horror più conosciuta sul territorio nazionale. Come ti sei trovato a scrivere Dylan Dog?
Dylan Dog
è uno dei pochi personaggi a fumetti che seguo fin dall’infanzia, e da ragazzino fantasticavo su quali storie avrei potuto scrivere su di lui. Quando mi sono sentito pronto, ho spedito dei soggetti alla redazione e, dopo un anno di sangue, sudore e lacrime, ho terminato la mia prima sceneggiatura. Quindi è come se avessi coronato un piccolo sogno.

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La copertina di Maxi Dylan Dog 13

Quali sono stati i paletti con cui la tua scrittura ha dovuto scontrarsi per scrivere di un personaggio con alle spalle la storia e le caratterizzazioni molto severe quale Dylan Dog?
Non c’è stato un vero e proprio scontro, anche perché i soggetti che ho proposto erano già “tarati” sul personaggio. Per intenderci, non mi sono presentato alla redazione con storie tipo Pornofagia o Dibbuk, perché sarebbero sicuramente state un autogoal. Più che altro, ho dovuto apprendere numerose regole non scritte che riguardano il personaggio e tutto il suo mondo, per non scrivere una storia con un tipo che sembra Dylan Dog. A dire il vero, sto ancora imparando…

La tua prima storia non è un horror sui generis, ma più un fantasy che strizza un occhio a lavori come Il signore degli anelli, e che affronta anche temi scottanti come l’inquinamento e il cancro. La storia appare come una critica alla società moderna raccontata tramite troll e fate. Puoi raccontarci più approfonditamente il messaggio che intendevi lanciare tramite L’armata di pietra?
Credo che nessuno dei miei horror sia veramente sui generis. Io uso l’horror per raccontare problemi o fatti che mi stanno a cuore, che mi preoccupano o che semplicemente mi interessano. Non voglio lanciare messaggi, anche perché di solito quando lo si fa, si rischia di cadere nella retorica. C’è da dire che i temi dell’inquinamento, della malattia, della morte e del tempo che passa inesorabile sono alcune delle mie principali preoccupazioni (ma credo sia un pensiero abbastanza comune, no?). Ecco, l’inquinamento in particolare mi spaventa molto ultimamente, e forse è per questo che ricorrerà anche in mie storie future. Disastri come quello nel Golfo del Messico o come la colata di fango tossico in Ungheria, mi lasciano addosso una certa paura, e sento il bisogno di rielaborare i fatti, anche se in un contesto fantastico. E’ un po’ come essere in terapia…

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Dylan Dog visto da Cavaletto

La tua storia, essendo comparsa in un maxi, è stata affidata ai disegni della storica coppia Montanari & Grassani. Come giudichi il loro lavoro? Credi che nel parco disegnatori che ha Dylan Dog ci fosse qualcuno più adatto a disegnare una storia con simili atmosfere fantasy?

Come ho detto, sono un fan di vecchia data di Dylan Dog, quindi tutti i disegnatori storici del personaggio hanno per me un’importanza particolare, poiché sono legati indissolubilmente alle emozioni che mi hanno trasmesso quelle storie. Così quando mi hanno detto che L’armata di pietra sarebbe stata disegnata da Montanari & Grassani ho ripensato a Le notti della luna piena e a La zona del crepuscolo ed ero felice come un bambino.
Poi, a mio modesto parere, i due danno il loro meglio sulle storie dark fantasy e rurali, quindi L’armata di pietra calzava a pennello.

Nel finale della storia mi è sembrato di vedere un sottilissimo riferimento all’eutanasia, altro tema molto scottante. La mia riflessione è azzardata, o volevi davvero mostrare questa pratica tramite la rassicurante interdizione di una fata?
Complimenti! Effettivamente più che un riferimento, è solo una sfumatura che immagino abbiano notato in pochi. Anche perché se vogliamo una storia che parla di eutanasia, c’è gia Mater Morbi di Roberto Recchioni e . Il fatto è che trovo stimolante inserire sottotesti nelle mie sceneggiature. Secondo me arricchiscono la lettura, sia che uno le noti o meno. Il più delle volte sono solo dei particolari in un discorso più ampio, ma come ha detto Ludwig Mies van der Rohe, “Dio è nei dettagli”. Ora, senza esagerare, ritengo che i dettagli siano importanti nell’abbellire una storia.

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La copertina di Dibbuk

Dylan Dog , con il passare degli anni, è diventata una testata meno nera, meno splatter rispetto ad una volta. Le tue storie, a parte questo tuo esordio “fantasy” cercheranno un ritorno al passato, o proveranno ad inserirsi nelle linea di continuity ormai lanciata dalle storie dell’ultimo decennio?
Ok, come ho detto in altri contesti, lo splatter è morto. Ma Dylan Dog non è mai stato solo splatter. Dylan Dog è un caleidoscopio di emozioni e situazioni contrastanti ma comunque ben amalgamate. Ecco, potremmo dire che sto cercando di legarmi al passato nello spirito della testata, raccontando però storie in linea con quelle di oggi.

Ci puoi anticipare qualcosa del tuo futuro sulla testata?
Dunque, debutterò a febbraio sulla serie regolare con una storia disegnata da Luigi Piccatto e dal titolo provvisorio di La stagione delle piogge. Poi ho già ultimato altre due sceneggiature, una di lunghezza standard (titolo provvisorio Il parassita) e una per il color fest (titolo provvisorio La casa dei sogni). Nel frattempo sto scrivendo alcuni nuovi soggetti.

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Ancora l'Indagatore dell'Incubo visto da Cavaletto

Ultimamente ti si è visto anche su Dibbuk della , con un disegnatore emergente come . Da come si è capito la storia è un remake di un’altra pubblicata dalla Acme durante gli anni novanta. Come mai questa proprosta alla Bd? Passione per il modo di fare horror di quella testata?
Veramente Dibbuk è il remake di una storia mai pubblicata dalla ACME negli anni novanta. Doveva uscire sulla rivista Mostri ma chiuse prima della sua pubblicazione e ricordo che ci rimasi molto male. Così male che quando si è concretizzata la collaborazione con le Edizioni BD mi è tornata in mente ed ho pensato che, se non ero mai riuscito a leggerla, mi sarebbe piaciuto scriverla. Così ho chiesto il permesso a Stefano Santarelli (ideatore del Dibbuk originario) ed eccomi qui con un altro piccolo sogno realizzato.

Oltre a Dylan, quali progetti ti aspettano?
In questo momento sono al lavoro su una sceneggiatura per Martin Mystère, mentre sto divenendo molto prolifico come sceneggiatore cinematografico (sono al mio quinto script per dei lungometraggi) e ci sono grosse novità in pentola. Vuoi sapere qual’è un altro mio piccolo sogno d’infanzia? Fare un bel film horror con Brian Yuzna (Society, Re-animator, Faust).
Chissà…

Riferimenti:
Il sito di Andrea Cavaletto: www.andreacavaletto.com

1 Commento

  1. Giampiero Belardinelli
    Giampiero Belardinelli

    Intervista interessante. E questo mi spinge a leggere la sua storia sul Maxi DD n. 13: acquisto regolarmente Dylan ma non sempre riesco a leggerle.

    Giampiero B. 

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