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Lo Yeti visto da Alessandro Tota

Lo Yeti visto da Alessandro Tota - YetiYeti è inquieto, lo si capisce fin dalle prime immagini. Che si senta a disagio nella sua pelle? Pelle rosa confetto, perché Yeti scendendo dai monti e stabilendosi in collina ha perso il pelo. Nella valle Yeti è circondato da gente che gli vuole bene, si sente accettato, ma poi, di nuovo, qualcosa va storto: le colline vengono inquinate e Yeti non riesce a far altro che sedersi sotto un albero e contemplare la distruzione. Come se si sentisse – gigante informe e rosa qual è – stranamente fuori posto e incapace di aiutare i suoi amici. Yeti, di nuovo inquieto, riparte e arriva nella grande città.
Parte così, con un prologo fatto di illustrazioni con didascalia, il primo romanzo a fumetti di , pubblicato prima in Francia per Éditions Sarbacane e poi in Italia dalla Coconino/Fandango. Dopo i titoli di testa, letteralmente rubati a un lungometraggio cinematografico, Yeti è nella grande città (dichiaratamente ispirata a Parigi). Si trova un appartamento e un lavoro, e vede tutto rosa: ha conosciuto la sua vicina di casa Caterina e se n’è innamorato. Ma, di nuovo, qualcosa va storto: dall’Italia arriva Alessandro, che con il suo modo cialtrone, intransigente e spaccone di porsi e di mettere in discussione il prossimo butta nuovamente fuoristrada Yeti…

Yeti è la prima prova su lunga distanza di , che finora si era fatto le ossa con brevi racconti in b/n su e altre riviste italiane e straniere. Qui abbandona il suo precedente bianco e nero grottesco, debitore della tradizione underground americana, per un colore tra il caramelloso e gli acidi della Pop Art anni Sessanta, che riesce incredibilmente a rendere alla perfezione i mutamenti della luce naturale e le progressive freddezze di quella artificiale. C’è da chiedersi quanto le richieste o l’influenza del mercato francese abbiano giocato in questa scelta, ma il risultato è comunque piacevole.

Lo Yeti visto da Alessandro Tota - yetitotaLa tematica di fondo di questo racconto, che potrebbe a prima vista apparire come una favola surreale viste le morbide rotondità alla Barbapapà del protagonista, è l’immigrazione. Al centro della narrazione c’è un gruppo di immigrati di lusso, ragazzi che per scelta hanno deciso di trasferirsi a Parigi per inseguire le loro aspirazioni: Caterina è una fumettista, il tedesco Volker lavora in una Ong, Alessandro non si capisce bene cosa faccia ma comunque non sembra passarsela male. Anche Yeti, come loro, attraversa quel momento più o meno lungo che tutti vivono quando devono integrarsi in un nuovo gruppo: la difficoltà di imparare nuovi codici di relazione, nuovi ritmi, nuove abitudini. Ma a differenza loro, deve fare i conti con una diversità evidente, che si porta sulla pelle. Sullo sfondo scorre Parigi, con i suoi parchi, le romantiche viste sui tetti, ma anche la durezza delle sue lotte sociali. Unica pecca: bisogna fare un piccolo favore all’autore e ricondurre il suo sguardo un po’ grezzo sulla vita ai margini dei barboni all’atmosfera semplificata, da favola, di tutto il racconto, ma ugualmente ci si chiede il perché di una visione così manichea e negativa della comunità di senzatetto e stranieri.

Forse l’elemento più interessante di questo fumetto di Tota è il lavoro sull’autobiografia: per chi ha visto almeno una volta l’autore non è difficile riconoscerlo in Alessandro, che guarda caso porta il suo stesso nome, e scorgere in Caterina e Volker due persone reali. Tota, però, dichiara di aver soltanto preso a prestito nomi e apparenze di chi lo circonda per costruire i comprimari di Yeti. Ed è proprio questo espediente a risultare estremamente interessante: creare un protagonista fantastico e surreale e calarlo in un’ambientazione realistica, facendogli rubare la scena ai personaggi reali e ponendo una distanza al tracimare dell’esperienza in prima persona. Bisogna ricordare che Tota è emigrato a Parigi quattro anni fa, quindi in questo fumetto molto probabilmente parla di sé stesso e della sua esperienza, tentando di farla assurgere a esperienza condivisa e inventando un filtro convincente all’usanza sterile dell’ombelicalismo nostrano.

Lo Yeti visto da Alessandro Tota - f64bda96ee60021bfdb0c00056b72460_mediumNon mi sembra sbagliato, tra l’altro, interpretare il prologo e l’epilogo del libro in questo senso: cosa vieta di vedere nella bellissima valle, diventata ormai discarica, l’Italia e interpretare quindi il tormento dello Yeti che non aiuta gli amici a ripulirla con il rovello dell’autore fuggito alla sua responsabilità civile?
Un ritratto sincero di una generazione un po’ sperduta, questo Yeti, e sempre più maturo, questo Tota, con la sua sprezzatura che ci rende più digeribile la pillola, che però sempre amara rimane.

 


Abbiamo parlato di:
Yeti
Alessandro Tota
– Fandango
112 pagg. brossurato a colori – 15 €
ISBN: 978-88-7618-155-9

Riferimenti:
www.pupazzetti.splinder.com

totadiari.splinder.com
www.canicola.net/tota
maps.rcdc.it/archives/yeti-lesordio…lessandro-tota
www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/…_EV_ID=314993#

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