Interviste

Senza sangue: Faraci e Ripoli danno vita al romanzo di Baricco

Senza sangue: Faraci e Ripoli danno vita al romanzo di Baricco - Senza-sangue_fronteSenza sangue di Alessandro Baricco (Milano, Rizzoli, 2002) racconta la storia di Nina, testimone da bambina dell’uccisione del padre nel corso di una rappresaglia al termine di una non ben precisata guerra, per vendicarsi delle atrocità da lui commesse. Anni dopo, ritroviamo Nina cresciuta, alla ricerca di uno degli assassini del padre, che che in quel frangente le salvò la vita non rivelandone il nascondiglio agli altri.
Senza sangue diventa oggi un fumetto edito da , scritto da , noto sceneggiatore, tra l’altro, per Disney, Bonelli e Astorina, e disegnato da , artista emergente alla sua terza opera dopo “Ilaria Alpi” (Becco Giallo, 2007, con Marco Rizzo) e “1890” (, 2008, autore unico).
Gli autori ci hanno concesso questa intervista in esclusiva per presentare la loro opera.

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Intervista a

Ciao Tito, puoi raccontarci prima di tutto come è nata questo volume? Chi ha avuto l’idea di fare un fumetto dal libro di Baricco, come siete stati coinvolti tu e Ripoli?
L’idea è venuta a me, al termine della bellissima esperienza di “La vera storia di Novecento“. È stato abbastanza naturale pensare a quale altra opera di Alessandro Baricco potesse trasformarsi in un fumetto. A quel punto mi sono reso conto che Senza sangue era perfetto, almeno per il mio modo di sceneggiare. A quel punto, insieme a Marco Schiavone di Edizioni BD, abbiamo riflettuto su quale sarebbe stato il disegnatore giusto, e , con quel suo tratto così vigoroso e assieme romantico, è stato la prima scelta.

Che contatti hai avuto con Baricco nello sviluppo del progetto?
In questo caso, diversamente da “La vera storia di Novecento”, la trasposizione è più diretta. Ho lavorato sul romanzo di Alessandro senza alterare le componenti della storia, soprattutto nella prima parte. È stata un’operazione paragonabile a quella che si fa con un film tratto da un libro. È chiaro, comunque, che il come racconti una storia, con gli strumenti che utilizzi, diventa tutt’uno con la sostanza della storia stessa.
Alessandro ha seguito la lavorazione con attenzione, ma anche con discrezione. Ci siamo parlati, ha visto tutto, mi ha dato consigli. Ma mi ha anche spinto a fare mia la sua storia. A essere perfino “infedele“.

Senza sangue: Faraci e Ripoli danno vita al romanzo di Baricco - ss1Il racconto di Baricco è molto dettagliato, quasi una sceneggiatura di suo: sia le descrizioni dei personaggi che delle loro azioni è meticolosa, i molti dialoghi sono diretti e asciutti. Cosa significa lavorare con questo materiale di partenza? Quanto ha semplificato il tuo lavoro e quanto è stato di intralcio nel farlo tuo?
Nella prima parte sono stato molto aderente al racconto. Era “solo” questione di metterlo in scena. Cosa non semplice, intendiamoci, ma la vera difficoltà, la vera sfida è stata la seconda parte. Ecco, lì ho addirittura inventato delle scene che nel romanzo non ci sono, ma che rispettano il senso della storia. Ho lavorato su vari piani temporali, con flashback a volte illusori. Con il fumetto, queste cose si possono fare. E la mia più grande soddisfazione, alla fine, è vedere un fumetto tale in pieno. Pieno anche di sequenze mute, perfino lunghe varie tavole di fila. Un racconto soprattutto visivo. Secondo me, nelle trasposizioni a fumetti di romanzi, è un brutto segno quando ci sono valanghe di didascalie ovunque. In questo caso non è stato così. Di questo sono fiero.

Sceneggiando su soggetto tratto da un romanzo (lavorando quindi su un soggetto non tuo, come già sperimenti con Diabolik), tecnicamente che differenze ci sono rispetto ai fumetti dei quali sei autore unico dei testi?
Di solito il soggetto è soltanto un punto di partenza. In questo caso, il romanzo di Alessandro era anche un punto di arrivo. Una sfida. Non era scritto per essere un fumetto. Non poteva e non doveva diventarlo nella sua interezza. Non era un soggetto, non andava trattato come tale. Qualcosa doveva essere trasformato dal mio lavoro e da quello di Francesco. E così è stato. Ripeto, in questo mi ha molto incoraggiato Alessandro stesso.

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Un problema è ricreare il linguaggio elaborato, quasi barocco dello scrittore, in chiave fumettistica. Il che non può ridursi solamente nella riproposizione del testo originale: come hai cercato di rendere l’atmosfera del narrato?

Non mi sono posto il problema, perché era impossibile. Come ho spesso detto (scusate, mi ripeto), il fumetto non è un linguaggio… ma ha un linguaggio, che è suo. Così come lo ha la letteratura. Del romanzo ho usato parecchi dialoghi, anche se rimontati e spezzati secondo le esigenze del fumetto. Erano dialoghi perfetti, anche molto asciutti e diretti.

Senza sangue: Faraci e Ripoli danno vita al romanzo di Baricco - ss3Trasportare una storia da un media a un altro richiede un lavoro di adattamento anche dei tempi narrativi. Lo si vede bene fin dal primo capitolo, dalle piccole differenze tra l’originale e il fumetto. Sono solo scelte di comodo, di sintesi, o anche personali, di gusto tuo proprio nel gestire le scene?
Sono scelte narrative, a volte anche faticose. La sintesi rende le cose più semplici per il lettore, ma per un autore è difficile. Ho sfidato me stesso a utilizzare uno stile secco, duro. Ci sono pure tavole di grande violenza. Nessuna scelta di comodo. Non mi ero posto limiti. Nemmeno una durata precisa, prima di cominciare. Sono risultate ottanta tavole tonde, ma perché non ne avrei voluta scrivere né una in più né una in meno.

Con la presenza ingombrante di un romanzo tanto dettagliato e della tua sceneggiatura, non c’è stato il rischio di sacrificare la libertà del disegnatore? Quanta sinergia c’è stata tra voi due?
Ah, quanto abbiamo discusso io e Francesco. Due grandissimi testoni. Seriamente, la sceneggiatura era come tutte le mie sceneggiature. Fatta di inquadrature, di composizione di vignette… di cose che, ovviamente, nel romanzo non c’erano. Ci siamo immaginati un mucchio di cose che, ovviamente, nel racconto originale non erano descritte.

Senza sangue: Faraci e Ripoli danno vita al romanzo di Baricco - ss21Guardando il lavoro finito, quanto senti tuo questo fumetto?
Come ogni fumetto che ho sceneggiato.

La storia  porta a riflessioni forti: la guerra, la storia scritta dai vincitori, l’odio ma anche il perdono. Nell’adattarlo, quale tematica hai sentito più vicina al tuo sentire e hai cercato di sottolineare maggiormente?
La difficoltà di raccontare la verità, di ricostruirla. Senza sangue, soprattutto nella seconda parte, è il racconto di un racconto.

Certe tematiche e certe riflessioni faticano a trovare posto nel fumetto a larga diffusione, trovando rifugio solo nelle graphic novel. Nel tuo blog hai parlato di una responsabilità degli autori per quanto riguarda la considerazione del fumetto, e dei romanzi a fumetti in particolare: anche per quanto riguarda il coraggio nel proporre certi temi forti e non facili all’interno di fumetti “popolari”?
Sì, è anche questo. “Popolare” non significa fuori dal mondo, dalla Storia con la maiuscola.

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Senza sangue: Faraci e Ripoli danno vita al romanzo di Baricco - ss6Intervista a Francesco Ripoli

La storia di “Senza sangue” è molto intensa e drammatica, non si ride né si sorride mai. Quanto, in termini di partecipazione emotiva, ti è costato disegnarla?
Il racconto mi è piaciuto molto, ma una volta ricevuta la sceneggiatura il lavoro è diventato molto frazionato, più specifico; leggevo poche righe di sceneggiatura e mi mettevo a studiare le soluzioni più adatte, perdendo la dimensione drammatica del tutto. Anche se mi sono sorpreso spesso a mimare con la faccia le espressioni da attribuire agli attori, così, per tentare di introiettarne l’immagine ed essere capace di rappresentarla, ed è vero, non esprimevano mai sentimenti positivi. Ma, a parte questo, la mia emotività non è mai stata in pericolo.

Tutto il libro è ambientato in due/tre scene con lunghi dialoghi e decine di flashback. Ti piace questo tipo di narrazione non lineare?
Certo, trovo che cambiare registro narrativo sia sul piano della sceneggiatura che su quello grafico offra una lettura più stimolante, oltre a spezzare e ridurre la ripetitività dei personaggi a confronto o dei vari campi e controcampi, che nelle scene con molti dialoghi sono così ricorrenti.

Senza sangue: Faraci e Ripoli danno vita al romanzo di Baricco - ss4Alcune pagine sono sceneggiate con il chiaro intento di creare un crescendo drammatico con un climax nell’ultima vignetta o nella tavola successiva; hai avuto feedback continui con l’autore? Vi siete confrontati spesso?
Se intendi , purtroppo no, non ho mai avuto i suoi contatti.
Ho invece avuto fraquenti contatti con Tito Faraci, con il quale ci siamo confrontati e anche scontrati su alcuni nodi fondamentali; proprio da questi confronti sono spesso nate le soluzioni migliori.

Senza sangue: Faraci e Ripoli danno vita al romanzo di Baricco - 12Sei alla tua terza graphic novel con personaggi italiani ed autori italiani. La tua matita è poco internazionale per vocazione, oppure preferisci raccontare storie autoctone, magari ambientate nel nostro comune passato rurale?
Beh, direi di no. Sono molto aperto a generi diversi, una volta ho anche pensato di disegnare Hulk, figurati.
Diciamo che sono state una serie di coincidenze, sceneggiature accettate per il valore letterario nel caso di “Senza sangue”, per il valore giornalistico nel caso di “Ilaria Alpi”.
Per quanto riguarda “1890” in realtà tutta la storia è nata semplicemente dalla voglia di provare a fare un fumetto, e il fatto che ricordi un genere spaghetti western è solo un caso.

Ti affianchi al secondo sceneggiatore (in “1890” eri autore completo). Si tratta della storia più lunga e più dura, ne convieni?
Continuo a considerare 1890 il lavoro più lungo e più faticoso perché è lì che ho sperimentato il complesso linguaggio del fumetto, una palestra autodidattica durata qualche anno.
Ma devo ammettere che “Senza Sangue” ha richiesto un grande sforzo creativo e molti mesi di duro lavoro.
In più sentivo molto l’impegno per il valore dei mie due compagni di viaggio, volevo mantenere alta la qualità e non è stato sempre facile.
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Quanto ti ha impiegato in termini di tempo e attenzione?
Te l’ho detto, è stato un lavoro molto impegnativo: vuoi perché la matita ha un ventaglio molto ampio di possibilità espressive da gestire, vuoi perché ho usato pochissima documentazione fotografica. Tutto il fumetto, i personaggi, i luoghi sono inventati, e anche per questo non è stato affatto semplice: tentare di rendere plausibile ogni inquadratura, dato il mio approccio realistico.

Senza sangue: Faraci e Ripoli danno vita al romanzo di Baricco - 10Personalmente ho apprezzato i tre tipi di inchiostratura che hai usato nei tuoi libri (giudicando il primo il migliore e il secondo quello più di impatto, di pancia); ti piacerebbe sintetizzare le piccole differenze nel tuo approccio a questa tecnica?
Il mio primo lavoro è da considerarsi “1890“, se non sbaglio quello da te considerato “di pancia”; in effetti è l’unico dei tre in cui le vignette sono disegnate di getto, direttamente a pennarello. Questo ha infuso ai disegni una qualità particolare che forse fa pensare ad un certo tipo di pittura.
Per quanto riguarda “Ilaria Alpi“, è stata la prima volta che facevo le matite; avendo i giorni contati per fare il lavoro, ho dovuto scegliere una tecnica veloce, più controllata. La penna con cui abitualmente scrivo ed il pennello che stavo sperimentando in quel periodo mi davano più garanzie di velocità.
Mi ero promesso che avrei tentato di realizzare il lavoro successivo solo con un lapis, così per curiosità. Quando mi hanno proposto “Senza sangue” ne ho parlato con l’editore, nessuno ha sollevato obiezioni e così è stato.
In quest’opera la cosa curiosa è che mi sono trovato ad usare lo stesso strumento sia per le bozze che per i definitivi.

Il tuo tratto e la padronanza della figura e della tavola sono su ottimi livelli; in che direzione credi stia andando il resto della tua arte (mezze tinte, tratteggio, inchiostro, colore…)?
Mi piace molto sperimentare gli strumenti: scovarne le peculiari possibilità espressive, saggiarne i limiti, soddisfa la mia curiosità.
Cambiare tecnica ogni volta mi dà la possibilità di non dover affrontare il già fatto e di evitare la noia della ripetitività,
lasciando la porta aperta all’improvvisazione, all’invenzione e al caso.
Dopo questa intensa avventura con il lapis, non so, ho pensato che mi piacerebbe fare il prossimo lavoro con una biro blu.

Senza sangue: Faraci e Ripoli danno vita al romanzo di Baricco - ss7Anche non volendo considerare “1890” come una storia drammatica tout court, pensi che un genere narrativo meno grave non si addica alle tue corde o è un caso? Non è che si applica una specie di contrappasso fra il tuo lavoro “drammatico” e la tua giovialità?
Cerco solo di scegliere storie e tematiche che io stesso sarei in grado di apprezzare come lettore, ed essendo un lettore a cui il puro intrattenimento interessa relativamente, forse mi trovo più a mio agio a lavorare su storie dal contenuto più impegnato. Tra l’altro far ridere la trovo tra le arti più difficili e rare, ed essere una persona gioviale, come dici te, forse non è abbastanza. Comunque mai mettersi limiti…

Abbiamo parlato di:
Senza Sangue
, Tito Faraci, Francesco Ripoli
Edizioni BD, 2010
96 pagine, cartonato, bianco & nero – 18,00€
ISBN: 9788861235939

Riferimenti
Tito Faraci, il blog: titofaraci.nova100.ilsole24ore.com
Alessandro Baricco, sito della Scuola Holden: www.scuolaholden.it
Francesco Ripoli su MySpace: www.myspace.com/francescoripoli
Edizioni BD: www.edizionibd.it

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