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L’arrabbiato

L'arrabbiato - immagine1-2270Trasuda rabbia sin dalla copertina e dalle prime pagine il nuovo libro di , e per questo il titolo è azzeccatissimo.
L’arrabbiato stordisce per la grande capacità narrativa messa in atto, come i pugni che il protagonista Antoine tira ai suoi avversari. Ritmo forsennato, sequenze spesso senza dialoghi, uso sapiente e cinematografico dei cambi di prospettiva temporale, in una parabola di riscatto e di affrancamento da un destino segnato dalla propria condizione sociale. Antoine è un ribelle, quello che saremmo abituati a infilare nella casella dei “senza causa”, anche se in fondo la propria origine materiale e famigliare gli ha dato una buona scusa per aver inglobato e metabolizzato tanta volontà di riscatto.
Senza la consapevolezza di dover politicamente ribaltare la dannazione della classe operaia, Antoine reagisce coi pugni alla “normale” condanna della società borghese, che confina lui e quelli della sua specie nei ghetti delle periferie francesi. E allora la boxe diventa mezzo di riscatto, di rivalutazione del proprio peso esistenziale e fluisce, inesorabilmente convogliata, attraverso l’angoscia per non essere rassegnato ad una fine certa, ad una vita da altri programmata. Solo che questi altri possono essere i propri famigliari, che accolgono come un tradimento questo suo modo differente di darsi da fare, lontano dalla cultura proletaria, distante da quel “farsi il culo” (citando De Andre’) così logico e consequenziale per una società capitalistica e industriale: noi facciamo i soldi, voi sgobbate e vivrete una vita d’inferno. Oppure, chi non capisce è il suo amico miglior amico, che invece crede che nello studio e nell’impossessarsi delle armi del nemico si possa in qualche modo emergere e distinguersi.
Individualismo contro spirito di appartenenza alla propria classe sociale? Forse, ma l’autore gioca sporco e lo fa in maniera egregia. Non parte da tesi precostituite, non emette giudizi, rifiuta la retorica. Analizza il rapporto tra i diversi modi (quello di Antoine e quello del padre) di essere arrabbiati e furiosi contro la schiavitu’ della condizione proletaria e gioca sulle dinamiche che scaturiscono da questo problematico rapporto. Mai pero’ cade nella facile demagogia e nel bieco moralismo, anche se tra le righe possiamo farci un’idea di quale sia la formazione culturale e “politica” dell’autore, e cioe’ quale sia la sua visione della società e del suo contesto economico. Del resto, a voler intravedere lo sviluppo di una storia che è solo alla prima parte, non possiamo far finta di accorgerci che nel fast-forward iniziale qualcosa sia cambiato negli sguardi, e quindi nei sentimenti dei protagonisti: cio’ sta a significare che dopo la fuga e il rifiuto della propria origine ci troveremo di fronte al ritorno del figliol prodigo? Vedremo.
Tecnicamente l’aspetto più caratterizzante dell’arte di si esprime nella costruzione delle tavole e nella scansione degli avvenimenti raccontati: pagine composte da una griglia regolare si alternano ad altre che hanno invece grandi campiture verticali o più spesso orizzontali, usate quasi per simulare il movimento eclettico di una macchina da presa. Dinamicità ed incisività che ritroviamo anche nel segno rapido e nervoso, all’apparenza quasi istintivo, che l’autore scaraventa con grande sicurezza sulla pagina, in sintonia con il mood inquieto del racconto e dei suoi protagonisti.
Di certo cio’ che più esalta la lettura di questo bel libro è la consapevolezza di essere immersi, come è capitato con altri lavori di Baru (vedi Gli anni Sputnik o Verso l’America), in pezzi di storia reale, di racconti di vita che possiamo considerare universali, in un contesto sociale e storico ben definito, anche se non inutilmente didascalico, e ottimamente raccontato. Storie forti, veloci, attanaglianti, ma nello stesso tempo vive, profonde, credibili.
In cio’ sta la vera abilità di quest’importante autore francese, accompagnata da un sapiente uso del ritmo, da ottimi disegni e bellissimi colori (in collaborazione con l’amico Ledran) dalle tonalità accese e vivaci, spesso tendenti al rosso come la rabbia del protagonista.
Per tutto cio’, Baru si conferma uno dei massimi autori europei di quest’inizio millennio, e quindi L’arrabbiato è un volume che vi consiglio di inserire senza indugio nella vostra lista della spesa.

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