ANAFI e vecchio Fumetto

Morto un Eisner, non se ne fa un altro…

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Morto un Eisner, non se ne fa un altro... - immagine1-2268Era nato a New York il 6 marzo 1917, in una famiglia di immigrati ebrei, un particolare che potrebbe sembrare marginale, se non fosse invece, nel suo caso, una precisazione essenziale, in quanto la cultura e la mentalità ebraica sarebbero state poi un marchio ineludibile di tutta la sua produzione della maturita’. Fatto di rilievo non epidermico per un autore che personalmente giudico il più grande fra coloro che erano fino a ieri viventi. E considerato comunque uno dei più grandi di ogni tempo, non fosse altro per il suo ruolo di maestro di tutti i grandi venuti dopo di lui. Non sono l’unico a dirlo, perché in realtà Eisner continuava ancora, intancabile, a creare indiscussi capolavori. Tanto che – occorre ricordare che è a sua volta il geniale creatore di Batman Il ritorno del Cavaliere Oscuro, di Ronin, di Elektra, di Devil – L’uomo senza paura e di Sin City? – aveva dichiarato anni addietro, a proposito di Eisner, che “ce le suona ancora a tutti”. Opportuno tributo a un maestro al quale dobbiamo capolavori quali Contratto con Dio o Affari di famiglia (tanto per non citarne che un paio fra quelli recenti).

Forse il suo eccezionale itinerario creativo nel campo dei fumetti era già scritto nel suo DNA. Cresciuto nel Bronx, a contatto di minoranze che con espressione attuale definiremmo quasi gli extracomunitari della situazione, vale a dire non solo i “suoi” ebrei, ma anche italiani, polacchi, negri, portoricani e via discorrendo, Eisner ebbe modo fin da allora di poter fare su una “fauna” umana così eterogenea sia osservazioni sia esperienze che sarebbero state fondamentali agli effetti della sua arte narrativa, così ben servita dal suo talento espressivo grafico. Infatti fin dalla sua adolescenza Eisner aveva cominciato a pubblicare sui giornali scolastici i suoi primi disegni. E nel 1936, dunque non ancora ventenne, avvio’ insieme a Jerry Iger uno studio per la creazione di fumetti, le cui prime produzioni uscirono nel 1937. Vi lavorerà più tardi, per esempio, anche il creatore di Batman. E dopo aver creato lui stesso vari personaggi, anche sotto pseudonimi, giunse finalmente nel 1940 alla prima delle sue creazioni controcorrente, che oggi si ritiene giustamente un capolavoro, ossia la serie – episodi di sette tavole, creata per i quotidiani – . Personaggio di cui basterà qui ricordare che si tratta del criminologo Danny Colt, investigatore con una mascherina sul volto, che collabora – anche con l’aiuto del negretto Ebony – con l’anziano Commissario Dolan, aiutandolo a risolvere i complessi casi giudiziari di Central City. Ha pero’ la surreale caratteristica di abitare in un cimitero, in quanto si tratta di un morto (o per meglio dire “creduto morto”, perché uscito indenne da un attentato, all’insaputa degli attentatori). Assolutamente innovativo sul piano grafico – per il suo realismo grottesco, per la fantasmagorica varietà delle splash pages e il taglio inconsueto di tante vignette, per il magistrale uso del bianco/nero – e per l’originalità delle trame, rimane ancora oggi moderno e volentieri godibile, a differenza di tanti altri personaggi, anche molto posteriori, che oggi si rivelano illeggibili in quanto concettualmente obsoleti.

Pero’, per varie ragioni, nel 1952 The Spirit fu sospeso e Eisner si dedico’ allora a varie attività di natura didattica. Nello specifico, ha avuto un ruolo pluriennale di consulente per l’esercito degli Stati Uniti, e come tale, ispettore in prima persona di campi e basi militari dislocati in ogni parte del mondo (esperienze di prima mano, dirette e indirette, che gli sarebbero poi servite anche come base, specie per il volume Racconti di guerra). Soltanto alla fine degli anni Sessanta torno’ ai fumetti, sia pure occupandosi di personaggi non fissi su comic books (alla cui “invenzione” e affermazione aveva attivamente partecipato durante la loro epoca d’oro, gli anni Quaranta), ma realizzando comunque storie che erano già un presagio di quanto di nuovo avrebbe fatto dopo. In sostanza, storie non di rado incentrate sulla incomunicabilità o sulla degradazione dei centri urbani.

e’ in questa prospettiva che nel 1978 pubblico’ un “romanzo a fumetti” che oggi viene considerato il capostipite di quella forma tecnico/espressiva che si ritiene ora il massimo livello evolutivo raggiunto del fumetto: ossia la graphic novel, diventata oggi la forma portante idonea a dimostrare la maturità del fumetto, la sua capacità di sapersi esprimere con dignità pari a qualsiasi altra, compresa quella letteraria tout court. Primo esempio dunque di graphic novel, ecco Contratto con Dio. In questo “romanzo” – che davvero non si saprebbe come chiamare altrimenti – compaiono, già pienamente a regime, le ragioni che per un verso fanno dell’autore uno dei massimi creatori fumettistici in assoluto e per l’altro giustificano la vitalità dell’opera, che dall’anno della sua comparsa continua ad essere periodicamente ristampata, con immutato gradimento da parte del pubblico. è la storia, nel Bronx newyorkese degli anni Trenta, di Frimme Hersh che stipula con Dio un contratto, ma che se ne sente poi defraudato quando gli muore l’amatissima figlia. E allora si trasforma vendicativamente in uno spietato strozzino. Fino a quando pero’ non avverte il peso di questa sua malvagità e si rivolge ai saggi della vecchia sinagoga perché lo aiutino a fare un nuovo contratto con Dio. Ma proprio allora, nel momento in cui gli sembra di avere avuto la sua rivincita, viene fulminato da un infarto… La storia si configura così come una poderosa rappresentazione dell’indomabilità dell’animo ebraico, della potente relazione reciproca, in esso, fra suggestioni della fede ed esigenze pratiche della psicologia quotidiana. Agli effetti del fumetto, e delle sue possibilità comunicative “sociali” (e ben al di là di mezzo idoneo a raccontare avventure realistiche oppure umoristiche, insomma di intrattenere e basta), Contratto con Dio era un’opera davvero illuminante. E undici anni più tardi, affermava giustamente lo stesso Eisner: “nel frattempo ho scritto diversi altri libri. Essi sono tecnicamente più completi, ma è in questa opera prima che ho lasciato un pezzo del mio cuore.”; e rincarava la dose altri sei anni dopo: “ancora riesco a guardare senza imbarazzo a questa opera prima, cui riserbo l’affetto speciale che si nutre per un primo figlio”. In effetti, Contratto con Dio è stato un libro doppiamente profetico. Innanzitutto per il fumetto, grazie alle ragioni sopra accennate, ossia di essere stato la prima delle graphic novel, e quindi l’apripista per una via rivelatasi poi estremamente fertile. E poi per aver reso evidenti certe problematiche caratterizzanti gli ebrei, la cui religione e la cui cultura – e soprattutto la mentalità – sono oggi uno dei perni attorno ai quali ruotano tanti problemi in tutto il mondo. Mentalità che quel libro appunto contribuisce ancora oggi a far conoscere. Fra l’altro, è un parametro di conoscenza che nel lettore si rafforza anche attraverso alcune storie brevi pubblicate in genere contestualmente al Contratto, nella seconda metà del volume: storie di squallori, tremende e potenti, che dipingono un’umanità decisa a tutto, la cui forza sta in un vitalismo assoluto, capace di travolgere ostacoli di ogni genere, a costo di laceranti dilemmi morali.

Dopo Il contratto con Dio, e continuando sul sentiero da lui stesso inventato della graphic novel, le sue opere si moltiplicano, tutte e sempre incentrate su motivi autobiografici e sul mondo ebraico (ma più in generale quello della societa’) americano. E tutte ben note anche in Italia, dove il suo nome era molto amato dagli appassionati (come accenneremo meglio più avanti). E, un po’ come tutti, anche il sottoscritto ha le sue preferenze. Molto apprezzata, per esempio, la graphic novel intitolata Affari di famiglia, una storia di alto livello realistico/letterario, disegnata in maniera superlativa, la cui trama non è più che un pretesto. Si tratta della riunione dei membri di una numerosa famiglia, fratelli e sorelle, per il 90 compleanno del patriarca, ormai ridotto da un ictus allo stato vegetativo, un essere chiuso in se stesso per la materiale impossibilità di comunicare, benche’ peraltro capace di intendere e di pensare. Questo offre ad Eisner lo spunto narrativo – tramite flash-back, dialoghi e ricordi – per affondare il suo bisturi impietoso nelle piaghe purulente della società americana – metaforicamente rappresentata da quella famiglia – e delle sue problematiche di sempre: l’affannosa ricerca dei soldi per via della sacralità del denaro, che è lì un insostituibile status symbol; le ipocrisie e il falso moralismo, intesi alla salvaguardia di una facciata rispettabile, che magari nasconde invece aspetti tenebrosi (Selena, la più giovane delle figlie è un’attricetta porno, con la quale a suo tempo il padre ha avuto momenti incestuosi) o colpe inconfessabili: come ad esempio l’eutanasia, poi peraltro occultata da carte false, di cui si è reso colpevole il pater familias nei confronti della moglie inferma. Ma poi quel vecchio, forse roso per questo dai rimorsi, sembra subire una nemesi vendicativa, quando il nipote Sammy, complessato e psicolabile, lo tratterà alla stessa maniera, somministrandogli per pietà un intero flacone di pillole, lasciando che la cosa sembri un suicidio. Come ben si comprende da questi pur scarni cenni, Eisner traccia un panorama trasversale che è uno sguardo impietoso su quelle che le pie’ces teatrali di Tennessee Williams o di Arthur Miller – di cui qui si avverte l’eco – già ci hanno fatto conoscere come piaghe della società americana: realismo proletario e borghese sulle problematicità psicologiche della coppia e della famiglia. Nella quale l’odio profondo si presenta sotto le mentite spoglie della solidarietà famigliare. Ben altro che un crogiolo di solidarieta’, questa famiglia è il coerente ritratto di un immane disastro affettivo, il cui interno configura davvero un inferno, se ci si passa il facile bisticcio. Che si configura come un’opera di robusto impianto letterario, di inconsueta potenza.
Dunque, la saga di una famiglia, come avviene anche in Le regole del gioco, dove la visuale si allarga a un’intera dinastia, a un impero famigliare. Qui, il “gioco” è niente di meno che il matrimonio. Infatti ora l’ambizione di Eisner alza il tiro. è la storia di un’intera popolazione – gli ebrei – quella che egli intende dipingere. E lo fa tramite quell’istituzione nodale che è appunto la famiglia, conseguenza e concretizzazione di un altro perno sociale, il contratto di matrimonio. Le regole del gioco racconta l’ascesa sociale di una famiglia ebrea, dapprima modesta ma poi danarosa, in seno alla società ebraica statunitense agli inizi del Novecento. Ma lo fa evidenziando il carattere rapace e senza scrupoli di questa famiglia industriale, per la quale la religione è più un mezzo di autoaffermazione sociale che un fatto etico. Una famiglia per la quale è soprattutto il denaro ad avere i crismi di un’autentica religione, dotata di regole di assoluta intransigenza, in quanto capace di creare invalicabili divisioni interne, compartimenti stagni insuperabili ed aventi il valore di efficaci deterrenti, idonei a fungere da parametri di razzismo interno: ebrei tedeschi attivi e ricchi “si'”, ebrei russi, polacchi eccetera, poveri, “no”, ai margini! Il tutto nel contesto di un senso feroce di egocentrica autoappartenenza. L’ascesa, le vicende, con meschinità e squallori insieme a trionfi e glorie, il degrado, la caduta di questa famiglia e di quelle che la contornano e il senso della ineluttabilità di un ciclo che tornerà a ripetersi di generazione in generazione, tutto questo è raccontato da Eisner (che integra varie pagine con la vera e propria narrazione scritta degli eventi). Il cui “romanzo” assume la valenza di potente affresco di un’istituzione e di una società specifici (attinenti il mondo ebreo) non troppo diversi dall’intera società americana.
Ma l’occhio di Eisner sulla società è sempre acutamente vigile. Per esempio, in Dropsie Avenue è protagonista una strada, che diventa una storia, tante storie, “la” storia… E in definitiva uno sterminato “romanzo”. Dropsie Avenue è un’opera al tempo stesso potente e angosciosa, che in un inestricabile intreccio racconta storie – come dire? – di ordinario darwinismo metropolitano. Egli costruisce un mosaico i cui singoli tasselli vanno costituendo una credibile storia di decenni di vita americana, dalla fine del secolo scorso ad oggi, specialmente sul piano sociale ma di riflesso un po’ anche su quello politico. Il racconto è uno scorrere dinamico, incessante, sterminato – grazie anche a una totale mancanza di scansione in capitoli o simili, o di pause nel montaggio – di bozzetti significativi che raccontano la solidarietà fra gli abitanti di un quartiere, la convivenza e i suoi problemi, la corruzione, i drammi su cui poi specula la malavita, la spietata prevaricazione sulla base della legge del più forte. Dunque una successione di microstorie dal sapore minimalista che finiscono – benche’ cio’ sembri contraddittorio – per comporre nel loro insieme una saga titanica, quella di un intero quartiere nel suo nascere, evolversi, fiorire, degradarsi, morire, rinascere per ricominciare un ciclo analogo.Morto un Eisner, non se ne fa un altro... - immagine2-2268Benche’ queste siano fra storie di Eisner preferite dallo scrivente, le sue creazioni eccellenti sono così numerose che riesce difficile non dire, di quasi ognuna, “e’ un capolavoro”. E tutte, fortunatamente, edite in Italia. A cominciare dal lavoro pionieristico di Luciano La Spisa (grande appassionato di Eisner, deceduto qualche anno fa) del quale qui è giusto ricordare la chiaroveggenza che, sotto il titolo di Bronx 1930, lo porto’ a pubblicare il Contratto con Dio già nel 1985. In seguito, vari titoli erano usciti presso la Corno, quando pubblicava la (bella ma dalla vita effimera) rivista Bhang. E infine le pubblicazioni ripresero con sistematicità grazie alle edizioni PuntoZero animate da , che fra l’altro seppe istituire con un rapporto personale assai stretto, proficuo anche agli effetti editoriali. Tanto che poi, negli anni recenti, la PuntoZero ha chiuso i battenti, ma la pubblicazione delle graphic novel di Eisner è continuata presso Kappa Edizioni, sempre a cura dello stesso Plazzi.

Oggi pertanto risultano disponibili tutti questi titoli (qui preceduti dall’anno di pubblicazione originario e seguiti, fra parentesi, da quello italiano): 1978, Contratto con Dio (2001), 1983, La forza della vita (2003), 1986, Il sognatore (2002), 1987, Il palazzo (2000), 1991, Verso la tempesta (1998), 1992, Gente invisibile (1998), 1995, Dropsie Avenue (1999), 1998, Affari di famiglia (1998), 1999, L’ultimo cavaliere (1999), 2000, Racconti di guerra (2000), 2001, Le regole del gioco (2002). Tutti editi, come si diceva, prima da PuntoZero e poi da Kappa Edizioni, la sigla che ha fatto uscire anche i volumi antologici globali Gli archivi di Spirit 1-3 e Gli archivi di Spirit 4-5 (2003).

Ma nella polimorfica attività di Eisner vanno aggiunte almeno due altre componenti. Da una parte, non va dimenticato che nel 1988 è stato istituito l’Eisner Award, un “Oscar” dei fumetti a lui intitolato e che ogni anno l’artista stesso presiedeva, alla Convention di San Diego. Dall’altra, ugualmente nient’affatto trascurabile la lunga opera didattica esercitata da Eisner nella sua stessa Scuola, da lui coagulata nei due volumi Comics & Sequential Art e Graphic Storytelling. Della cui pubblicazione si è incaricata, in Italia, la Edizioni, con Fumetto & Arte Sequenziale (1997) e Narrare per immagini (1999). Questi sono naturalmente manuali teorico-pratici, che costituivano il supporto testuale su cui Eisner teneva le sue lezioni.
Come tuttavia chiunque può immaginare, vista la sua fluviale capacità creativa, di Eisner esistono diversi titoli recenti ancora inediti in Italia. E fra i vari, alcuni di prossima pubblicazione, quello che si profila come il più stimolante sarà quasi certamente The Plot – The secret Story the Protocols of the Saviors of Zion (La storia segreta dei Protocolli dei Saggi di Sion), in uscita a maggio con la prefazione di Umberto Eco presso , in contemporanea con altri otto paesi, USA compresi. Sarà appunto interessante conoscere il punto di vista di un uomo senza peli sulla lingua come Eisner su un argomento così controverso come quel falso storico che tante lugubri conseguenze ha creato nel mondo.

Un’attività dunque titanica, la sua, che pero’ non gli impediva di mantenere con gli altri dei rapporti umanissimi, come hanno ricordato i suoi più stretti amici italiani, in un comunicato che hanno invitato a sottoscrivere per inviarlo alla famiglia. Se ne sono fatti promotori , e i ragazzi del gruppo , con le seguenti parole: “Desideriamo esprimere affetto, ammirazione e gratitudine nei confronti di . Chi oggi sia editore, scrittore, disegnatore, studioso, appassionato di fumetti e narrativa per immagini ha nei suoi confronti un debito inestinguibile. Come autore, lo ricordiamo pioniere e sperimentatore instancabile, sempre proteso verso il nuovo, alla costante ricerca di un’eccellenza di cui appariva tra i pochi a possedere la chiave. Come esperto e studioso della narrativa per immagini, il suo contributo è stato unico, per lungimiranza, acume e approfondimento. Come narratore, la sua capacità di penetrare e descrivere con dignità letteraria l’animo umano e le sue contraddizioni, la grandezza degli umili e la dignità degli sconfitti, l’importanza delle storie dei singoli e il respiro della Storia, ha commosso generazioni di lettori. Come persona, affascinava col calore di un’intelligenza viva e lucidissima, sempre profondamente umana. Come didatta, ha saputo sempre infondere passione e profondita’, affinche’ tanti autori più giovani di lui ne portassero avanti la ricerca di modi sempre nuovi di raccontare. è stato un grande artista”. Parole compunte e commosse alle quali non è il caso di aggiungere altro, salvo condividerle in tutto e per tutto, nel rimpianto per una perdita che nessuno potrà rimpiazzare.

Questo articolo si trova pubblicato sul numero 53 (marzo 2005) di FUMETTO, la rivista trimestrale dell’ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell’Illustrazione), distribuita solo ai soci della medesima. Punto di riferimento degli appassionati di fumetti fin dal lontano 1971, FUMETTO è uno dei benefici di chi si associa all’ANAFI; infatti, ogni anno, oltre ai quattro numeri della rivista, vengono poi destinati ai soci almeno due volumi omaggio appositamente editi. Nel 2005, i due omaggi sono il volume in formato comic book intitolato LE REGINE DELLA GIUNGLA, dedicato alle “tarzanelle” a stelle e strisce, con storie inedite in Italia firmate da grandi autori come Lubbers, Powell, Fletcher, Kamen, Webb e altri ancora, e l’albo dedicato a SERGIO TARQUINIO – Un disegnatore per l’avventura, uno studio di oltre 200 pagine su uno dei disegnatori italiani che maggiormente ha improntato col suo stile un lungo periodo del fumetto italiano.
La quota sociale per il 2005 è di 75,00 euro (110,00 euro per l’estero). Per le modalità di adesione e di pagamento, visitare la home page del sito www.amicidelfumetto.it
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