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Approfondimenti

Il futuro di Dylan Dog nel Pianeta dei Morti

Dylan Dog nel Pianeta dei Morti: panoramica e riflessioni sulla serie "what if" ideata da Alessandro Bilotta.

Il futuro di Dylan Dog nel Pianeta dei MortiDa due anni la formula dello speciale è stata rinnovata (in linea con l’operazione di restyling curata da Roberto Recchioni) e ospita la serie Il Pianeta dei Morti ideata dallo sceneggiatore .

La saga, che vede un attempato in un futuro distopico dove il virus di Xabaras si è diffuso e Londra è popolata dagli zombie, cominciò con una storia breve sul Dylan Dog Color Fest #2 (Il pianeta dei morti, per i disegni di Carmine Di Giandomenico che ne è anche l’ideatore grafico) dove veniva raccontata  l’ultima avventura di questo Dylan, proseguendo poi narrativamente all’indietro sul Dylan Dog Gigante #22 con Il tramonto dei vivi-morenti (disegnato da Daniela Vetro) e infine su Dylan Dog Color Fest #10, con Addio, Groucho dove Bilotta insieme a Paolo Martinello ai disegni a ai colori, ci raccontava di come Groucho fosse diventato il “paziente zero”, ovvero il portatore del virus Xabaras che Dylan non ebbe il coraggio di uccidere e che diffuse così il contagio.

Queste prime tre storie sono state poi raccolte da Bao Publishing in un volume, Cronache dal Pianeta dei Morti, che funge da base ideale dell’intera storia.

Soglie

…e quell’attimo, quell’attimo che è tra l’esistenza e il nulla… quell’attimo è la Zona del Crepuscolo!
Dott. Hicks, La Zona del Crepuscolo (Dylan Dog #7)

Il virus Xabaras è stato diffuso fra la popolazione grazie a Groucho, ma lo sventurato assistente di Dylan è  stato precedentemente infettato da uno zombie vittima di un esperimento del Professor Hicks, storico nemico di Dylan (apparso per la prima volta nel numero 14, Fra la vita e la morte) fratellastro di quel Dottor Hicks che ha creato la Zona del Crepuscolo, luogo di confine fra la vita e la morte nato sempre dagli esperimenti di Xabaras.

Il futuro di Dylan Dog nel Pianeta dei Morti

Chi vive nella Zona del Crepuscolo non è né vivo né morto e questa condizione, fisica ma anche (e soprattutto) esistenziale è il punto cruciale della narrazione di Bilotta.

Ne Il Pianeta dei Morti tutto è separato e più o meno definito (o indefinito) da confini: ci sono gli zombie che vivono in mezzo agli umani e che a volte li assalgono per mangiarli e altre volte invece si rapportano a loro come normali concittadini; ci sono le oasi degli immemori, luoghi nascosti e recintati dove si rifugia chi vuole fuggire l’orrenda realtà vivendo una vita “normale” anestetizzato da una droga che fa dimenticare; c’è un Dylan invecchiato, distrutto dal senso di colpa e di nuovo in preda all’alcol, diviso fra l’eroe che forse era e che potrebbe ancora essere e la sofferente indifferenza che lo farà diventare un immemore; ci sono amori del passato che ritornano (come Sybil Browning o Bree Daniels) con lo stesso nome e lo stesso volto ma che sembrano essere solo il riflesso di uno specchio; c’è la condanna di chi non riesce a dimenticare il passato e la stessa pena, uguale e contraria, di chi invece fa di tutto per dimenticare; c’è l’eterna domanda che Bilotta pone al lettore in tutti i modi, sul reale senso di una vita vissuta come fossimo già morti.

  …la storia si ripete… quante volte mi sono chiesto se il mondo intero non sia una Zona del Crepuscolo?… gli stessi gesti, le stesse parole, le stesse cose tutti i giorni, senza che ce ne accorgiamo…
Dylan Dog, Ritorno al Crepuscolo (Dylan Dog #57)

Retaggi

Il Pianeta dei Morti è una intensa riflessione sulla società contemporanea e dunque sulla vita, ispirata allo spirito originale del personaggio, cercando di ripercorrere le orme del suo creatore, . Per stessa affermazione di Bilotta l’idea di un Dylan cinquantenne gli venne proprio in seguito all’abbandono  della serie da parte di Sclavi.

A diciassette anni pensai che sarebbe stato interessante capire quali fossero gli elementi originali di Dylan Dog e provare a raccontarli senza condizionare la serie che ormai aveva preso altre direzioni. Lungi da me ogni ipotesi di collaborare un giorno con la testata, lavorai sulla storia di un uomo in un futuro prossimo che avrei chiamato semplicemente Old Boy.
(…) Quindi un’ambientazione nel futuro, ma non per essere moderni e innovatori, ma per inseguire lo spirito più classico del personaggio.
  (Cronache dal Pianeta dei Morti, Bao Pubblishing, 2014)

Il futuro di Dylan Dog nel Pianeta dei MortiCon il Dylan Dog Speciale #29, intitolato La casa delle memorie, Bilotta ha quindi potuto dare ampio spazio alla sua storia, coadiuvato da un Giampiero Casertano in stato di grazia, la cui presenza ha idealmente tracciato un legame “di sangue” con le prime storie di Dylan a cui si fa costante riferimento nell’albo.

Qui  troviamo un Dylan che vive in un vecchio cimitero (altro luogo di confine), depresso e alcolizzato ma ancora in grado di aiutare una giovane donna assalita da alcuni zombie.
Nel corso della storia (tutta incentrata sulla necessità o meno di dimenticare il passato e quindi sul peso dell’eredità ricevuta e tramandata), veniamo a conoscenza di piccoli racconti privati di uomini e donne poi divenuti zombie, in maniera molto simile a quella che Sclavi utilizzava spesso nei suoi episodi e con riferimenti precisi a una storia in particolare: quell’Attraverso lo specchio (Dylan Dog #10) che vide la prima prova ai disegni proprio di Casertano.

Eredità

Sai, secondo tuo padre questo siero avrebbe dovuto rappresentare la vittoria del raziocinio sulle forze della natura, il dominio dell’ordine sulle forze del caos! Cosa ha creato invece? Un mondo di morti viventi!
Mater Morbi, Mater dolorosa (Dylan Dog 361)

Con La fine è il mio inizio (Dylan Dog Speciale #30) un ulteriore passo viene fatto dall’autore, affiancato qui ai disegni dal bravissimo , che con i suoi bianchi, neri e mezzetinte definiti e avvolgenti, ammanta la narrazione di un’atmosfera ambigua e decadente, con forti richiami a un’estetica anni 70, che fanno risaltare ancor di più la tragedia dei vivi-morenti.

Il futuro di Dylan Dog nel Pianeta dei MortiL’onnipresenza di Sclavi come punto di riferimento e nume tutelare appare qui appena più sfumata, dando invece risalto a situazioni e atmosfere che richiamano molta letteratura distopico-fantascientifica, da Fahrenheit 451 di Ray Bradbury passando per 1984 di George Orwell fino al V per Vendetta di Alan Moore e David Lloyd e il cinema di Elio Petri, per tematiche e forma, in particolare il suo La decima vittima.

La specularità delle situazioni, il ripetersi dei gesti e delle immagini viene qui portato all’estremo, riproponendo vignette e dialoghi in una continua tensione fra l’onirico e l’ultra-reale che non da’ certezze al lettore e contribuisce all’ottima riuscita della storia.

Già il titolo (che, proprio perché mutuato da Tiziano Terzani, sembra dare un’ulteriore e inaspettata chiave di lettura) è una dichiarazione d’intenti e La fine è il mio inizio si presenta come una storia divisa a metà che  propone situazioni speculari ed eterni ritorni: nella prima parte vediamo un Dylan Dog immemore che intuisce l’importanza di ricordare seguendo l’esempio di un imbonitore televisivo mentre nella seconda, quando i ricordi tornano e con loro la tremenda realtà del Pianeta di Morti, lo vediamo nel disperato tentativo di emulare l’eroe che fu, incastrato a metà fra illusioni, sogni e dubbie realtà.

Questa volta, vedendo una donna assalita dagli zombie, Dylan, cinico e stanco, non la soccorrerà, producendo un ulteriore deja-vù, poiché lo vedremo compiere la stessa non-azione in Mater Dolorosa, albo del trentennale ad opera di Roberto Recchioni e Gigi Cavenago, che presenta altri inaspettati punti di congiunzione con La fine è il mio inizio, aprendo ampi scenari per il futuro del personaggio.

Confini

Oh, è molto semplice, signor Reed: con quel vostro fumetto apparentemente insignificante avete squarciato il velo di un possibile futuro… o meglio di un probabile, probabilissimo futuro… la vittoria degli zombie, le oasi degli immemori… e ormai non si sa più, tra gli uni e gli altri, chi siano i veri morti…

Madame Trelkovski, Morgana (Dylan Dog #25)

 Dylan Dog è stata spesso descritta come una serie senza particolare continuity interna, dove ogni episodio poteva essere goduto a sé, senza troppi garbugli narrativi e riferimenti a storie del passato. L’opera che Bilotta ha attuato ne Il Pianeta dei Morti sembra invece porre l’attenzione sul concetto opposto.

Il futuro di Dylan Dog nel Pianeta dei MortiAndando a cercare tutti i piccoli indizi lasciati da Scalvi nel corso degli anni sul passato di Dylan e le idee geniali appena accennate seminate dall’autore lungo il percorso (come quella che sta alla base del Pianeta dei Morti, riassunta in una sola frase in Morgana, o il concetto della Zona del Crepuscolo), Bilotta ha creato un “what if” potente e innovativo, dove esprimere e dar forma ai suoi dubbi sull’esistenza e sulla società e mostrare l’orrore della vita quotidiana attraverso la lente sempre puntuale dei morti viventi/vivi morenti.

Seppure gli orrori da raccontare non abbiano mai fine perché connaturati all’esistenza stessa, Sclavi non li metteva in rassegna, penso che raccontasse i propri, quelli più intimi e che di quell’esistenza cercasse il bandolo.
Alessandro Bilotta (Cronache dal Pianeta dei Morti, Bao Pubblishing, 2014)

Abbiamo parlato di:
Dylan Dog – Cronache dal Pianeta dei Morti
Alessandro Bilotta e AA. VV.
, giugno 2014
192 pagine, cartonato, bianco e nero e colore – 16,00€
ISBN 9788865432372

Speciale Dylan Dog #29 – Il pianeta dei morti: La casa delle memorie
Alessandro Bilotta,
, ottobre 2015
160 pagine, brossurato, bianco e nero – 5,50 €
ISSN: 9 771123 65900 50029

Speciale Dylan Dog #30 – Il pianeta dei morti: La fine è il mio inizio
Alessandro Bilotta, 
, ottobre 2016
160 pagine, brossurato, bianco e nero – 5,50 €
ISSN: 9 771123 65900 60030

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