Interviste

La voce italiana di Alan Moore (e molti altri) – Incontro con Leonardo Rizzi

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La voce italiana di Alan Moore (e molti altri) - Incontro con Leonardo Rizzi - immagine1-2238 è un curioso per lavoro e per passione. Dopo essersi misteriosamente laureato in farmacia e aver organizzato mostre di fumetti, ha deciso di occuparsi solo di cio’ che ama di più: tradurre i fumetti di Alan Moore, scrivere per il teatro e per il cinema, tirare di scherma, raccontare storie e rileggere in continuazione “L’uomo che fu giovedi’” di Chesterton e le commedie di Shakespeare. Prima o poi deciderà cosa farà da grande. Per fortuna, quel momento non è ancora venuto.

Sei un appassionato di fumetti o lavori soltanto come traduttore?
Tutto nasce sempre da un atto di passione.

Quali sono i tuoi autori preferiti o le opere preferite?
Questo genere di elenchi è sempre variabile, a seconda dell’umore della giornata o di cosa si stia facendo in un determinato periodo. Ogni autore genera assonanze e risuona dentro di te, trovando terreno fertile solo in alcuni momenti. Ma tornando con la mente alle emozioni più pure ricevute durante la lettura e pensando agli autori che restano sempre dentro, mi rendo conto che sono sempre gli stessi: Alan Moore (soprattutto con “From Hell”, “V for Vendetta” e “Watchmen”), Winsor McCay, Will Eisner, George Herriman, Lyonel Feininger e Alberto Breccia. Non si possono proprio dire gusti molto moderni. Per il resto, cerco di leggere un po’ di tutto, anche se i miei preferiti al momento sono i “soliti” Dave Sim, Seth, Hernandez Bros, Charles Burns, tutta la “nouvelle vague” francese (Trondheim, Sfar, David B., Blain, Baru), Gaiman, Milligan, Morrison, e via dicendo. I “soliti”, appunto.

Tutti quelli che conoscono inglese possono tradurre fumetti, o altrimenti che titoli e studi occorrono per essere un traduttore di fumetti?
La sola conoscenza dell’inglese serve soltanto ad apprezzare personalmente un’opera. Purtroppo, questa conoscenza non basta quando si tratta di tradurre l’opera e magari farla apprezzare agli altri. Idealmente, bisogna essere capaci di entrare in quella zona grigia in cui l’autore ha messo in gioco le sue idee e decodificare il suo modo specifico di trasmetterle. Solo a questo punto è possibile ricodificare queste idee nella nostra lingua. Questo è naturalmente un discorso molto generale, che non ha nessun valore nel caso si tratti solo di tradurre la parola “Yes”, ma che è molto più sensato in un dialogo, una didascalia o, peggio ancora, in una lunga sfilza di versi in rima, l’inferno personale di ogni traduttore. Per imparare a districarsi in questa “zona grigia” delle idee, in cui una lingua si trasforma in un’altra, è necessaria davvero molta esperienza. Questa esperienza si può cominciare a ottenere frequentando una delle tante scuole di traduzione letteraria, anche se non è necessario uno studio specifico per poter diventare davvero traduttori.

Il tuo nome è legato alla traduzione delle opere di Alan Moore, che avrà grande parte in questa intervista; puoi cominciare a raccontarci del tuo primo incontro con Alan Moore?
Un incontro fisico non c’e’ mai stato e questo è piuttosto buffo: a volte mi sembra di navigare nei meandri della psiche di quell’uomo, per quanto lo leggo e cerco di “decodificarlo”. Ma questi meandri sono un luogo molto caldo e familiare e per nulla inquietante come sembrerebbe. Ho sempre l’impressione che un incontro fisico, legato alle formalita’, al nostro essere “troppo umani”, nocerebbe a questo collegamento molto intimo anche se immateriale. Lo stesso Moore afferma sempre che i suoi amici non leggono i suoi fumetti: questi contengono tutto Moore cristallizzato e loro ce l’hanno già in carne e ossa. Al contrario, noi lettori abbiamo i fumetti di uno scrittore i>talentuosissimo ed estremamente generoso nella sua ansia di dire e comunicare e, in questo, siamo molto fortunati. Immagino quindi che ci dobbiamo accontentare del banalissimo racconto del mio primo approccio alla lettura di Moore: “L’orologiaio”, ovvero il capitolo 4 di Watchmen, letto su Corto Maltese. All’inizio, quei disegni un po’ freddi e l’onnipresente e inespressivo uomo blu mi avevano lasciato perplesso. La lettura mi ha poi sconvolto: piani temporali che si intersecano; l’implacabile coscienza di un uomo che rilegge la sua vita da ogni punto di vista possibile e non riesce a vedere in tutto questo ne’ un disegno ne’ una traccia di significato; la perdita di un’umanità ormai neanche rimpianta; il volto impassibile di un uomo che non riesce più a piangere, ma neanche a ridere, di fronte all’impassibilità del cosmo. Ricordo che piansi.La voce italiana di Alan Moore (e molti altri) - Incontro con Leonardo Rizzi - immagine2-2238Tra poco sarà in vendita una nuova edizione di V for Vendetta, quali sono le novità di questa traduzione, e nel suo complesso la difficoltà di questo testo?
La nuova edizione di V4V sarà pubblicata in un formato più grande e in bianco e nero, come era stata originariamente concepita per il mercato inglese. L’effetto di quelle tavole in bianco e nero è davvero notevole e, devo ammettere, imprevedibile. Non ci saranno grosse novità nella traduzione: le uniche correzioni sono alcuni refusi e alcune scelte di traduzione che non si potrebbe certo definire “brillanti”, ma si tratta di revisioni che cerco di fare sempre ogni volta che viene ristampato un volume. Invece, le difficoltà della traduzione… ormai sono passati alcuni anni e le difficoltà di V for Vendetta sono state ampiamente superate da quelle incontrate in “Promethea” n. 12 o ne “l’Almanacco del Nuovo Viaggiatore” della “Lega degli Straordinari Gentlemen II”. Ad ogni modo, le difficoltà che si incontrano traducendo Alan Moore sono sempre le stesse, ovvero cercare di rendere al meglio le sue caratteristiche principali come complessita’, lirismo, versi in rima, assonanze, poemi lisergici. Nel caso di V for Vendetta, è stato a volte necessario allontanarsi leggermente dal testo originale proprio per cercare di essergli più fedele possibile: è questo il caso della parlata in versi sciolti di V nel terzo volume della storia o di una canzone in apparenza tanto semplice, “This vicious cabaret”, ma che imponeva una struttura rigidissima, dato che doveva diventare il testo di uno spartito musicale. L’annoso problema era: cosa fare? Sacrificare il testo per adattare il tutto allo spartito italiano, o dimenticarsi dello spartito per rendere tutto il senso voluto da Moore? E poi, il senso voluto da Moore sarebbe stato lo stesso se non si fosse adattato perfettamente allo spartito, se la canzone non fosse stata cantabile? Naturalmente, l’unica soluzione è stata quella di addentrarsi in quella traduzione tenendo continuamente a mente tutti questi punti fermi.

Traducendo quasi l’opera omnia di Alan Moore, quali sono secondo te i punti salienti della sua scrittura, le innovazioni e le pecularieta’?
Dopo aver fatto alcuni esperimenti in happening di teatro lisergico-sperimentale (la stessa forma artistica a cui è tornato negli ultimi anni con “The Birth Caul – Sacco Amniotico” e altri lavori simili), Moore si è avvicinato al fumetto imprimendogli una spinta derivante da diverse strategie applicate: una complessità linguistica e narrativa fino a quel momento inimmaginabile per un fumetto, complessità dei temi toccati, ambiguità morale dei personaggi e infine una straordinaria visione unitaria di tutta la cultura mondiale, senza fare distinzione tra “cultura alta” e “bassa”, che gli ha permesso di attingere a piene mani dal serbatoio di tutte le idee umane, di accettarle senza paura e così riuscire a smontarle, a rileggerle da altri punti di vista, a costruirne di nuove. Un’altra straordinaria innovazione di Moore, nella palude del fumetto americano mainstream di 25 anni fa, è stata quella di trattare con coerenza le sue storie. Nel corso degli anni, questa coerenza è stata spesso definita “realismo”, ma non c’e’ niente di più falso. Le storie di Moore hanno, invece, uno spiccatissimo senso della “verita’”, della “coerenza”, appunto. Moore è stato uno dei primi scrittori dei fumetti a prendere seriamente il proprio ruolo di scrittore, ovvero a prendere una premessa e portarla alle conseguenze più estreme, senza aver paura di rendere un personaggio sgradevole, senza aver paura di fare del male alle sue creazioni o di far trapelare al lettore la complessità del mondo. In conclusione, le innovazioni apportate da Moore al fumetto americano mainstream hanno svecchiato quella forma con le loro novità linguistiche e narrative, portando coerenza lì dove non ce n’era, amalgamando i generi e inserendovi l’ombra di tutta la cultura moderna, in un tentativo di rifarsi ideologicamente a giganti della letteratura come Pynchon e di riprendere così il loro tentativo ciclopico, sovrumano e meraviglioso di rendere la complessità del mondo nel mezzo di comunicazione da lui scelto.

Hai camminato nella zona grigia della scrittura di Moore, mi dai un solo buon motivo per considerarlo un grande scrittore?
Vanno bene tre? L’onesta’, la sincerità e la coerenza, per i motivi che ho spiegato qualche riga fa. E visto che ci siamo, forse ne ho anche una quarta: la sua capacità di seduzione, di spingerti a girare pagina anche se sta parlando di complessi sistemi filosofici o della storia magica di Londra”.

Domanda difficile: quale fumetto vorresti tradurre?
La risposta non è poi tanto difficile: sicuramente tutti i fumetti di Moore che non mi è capitato di tradurre, in particolar modo Watchmen. Ma mi avrebbe fatto piacere iniziare a lavorare su Gaiman molto prima degli ultimi due anni e approfondire meglio la conoscenza dei suoi temi. Ah, un altro desiderio irrealizzabile: Dave Sim, un altro grandioso autore contemporaneo, una delle menti più libere del comicdom internazionale, una voce scomoda, a tratti addirittura irritante, ma personalissima e inconfondibile. E’ riuscito nel corso dei 300 numeri del suo Cerebus a toccare quasi ogni argomento o tema immaginabile, escogitando alcune delle tavole e delle soluzioni narrative più belle e innovative che si vedano da tanti anni.

Progetti futuri?
Immagino che non siano tanto segreti o sconvolgenti: il consueto lavoro sui volumi Magic, a cominciare dalla traduzione della sceneggiatura della Lega degli Straordinari Gentlemen. Vedo il volume originale che mi fissa dalla libreria, probabilmente pronto ad aggredirmi alla nuca non appena mi distraggo, ma per fortuna in questi giorni sto riuscendo a gabbarlo, a fare finta di niente e, fischiettando, a uscire dal mio studio senza doverlo affrontare ad armi pari. Scherzi a parte, immagino che mi aspetti proprio un lavorone: analizzare ancora più a fondo la Lega dei Gentlemen. E probabilmente non ne usciro’ sano di mente. Ma invece di disperarmi, mi rendo conto che questo lavoro mi darà la possibilità di riflettere sugli strumenti dello sceneggiatore Moore, visto che una delle cose più interessanti del lavoro del traduttore è la necessaria lentezza che questo comporta e che, quasi automaticamente, ti spinge ad approfondire. Il lavoro del traduttore, purtroppo, non ti fa confrontare direttamente con le scelte strutturali di un’opera, in quanto quelle sono già più che assodate nel momento in cui il testo ti capita tra le mani, anche se si lavora approfonditamente su microstrutture altrettanto fondamentali, quelle dell’espressione linguistica e quelle, se vogliamo, cognitive dell’autore, nel tentativo di rielaborare il suo pensiero. I miei progetti più personali, in questo momento, spaziano al di là del mondo del fumetto. Si tratta della ripresa del mio spettacolo teatrale “Bresvoort”, la storia di due prigionieri italiani durante la II Guerra Mondiale, delle loro speranze e dei loro segreti, e la conclusione della versione inglese di una sceneggiatura per il cinema, “Forma Mentis”, una sorta di “thriller neurologico” che ho scritto con il regista Giacomo Cimini. Sono due lavori a cui sono molto legato e l’essere tanto vicino alla loro conclusione mi provoca non poca malinconia, addirittura un senso di vuoto. D’altra parte, sono felice di dedicarmi alla scrittura di nuove storie: sono questi gli spazi astratti in cui è possibile riflettere sui meccanismi del pensiero e del destino, in cui possiamo recuperare la soggezione verso il divino ed entrare in contatto contemporaneamente con la nostra bruta materialità e lo spirito del nostro essere umani.

BIBLIOGRAFIA

Traduzioni per la Play Press (1992-96):
– Serie Flash. E’ stato anche supervisore delle traduzioni di Lobo, American Heroes e molte altre testate.

Traduzioni per la Vittorio Pavesio Production (1996):
Capire il fumetto di Scott McCloud.

Traduzioni per la Magic Press (1997-2005):
V for Vendetta di Alan Moore e David Lloyd;
La lega degli straordinari gentlemen voll 1-2 di Alan Moore e Kevin O’Neill;
Tom Strong vol. 1;
Promethea vol. 1;
Top Ten voll. 1-3;
Tomorrow Stories vol. 1;
Swamp Thing numeri 1-11 di Alan Moore e AAVV;
Swamp Thing di Jon J. Muth;
D.R. & Quinch di Alan Moore e Alan Davis;
Futuri incredibili di Alan Moore e AAVV;
Tempi contorti di Alan Moore e AAVV;
Skizz di Alan Moore e Jim Baikie;
America’s Best Comics numeri 1-17 di Alan Moore e AAVV;
America’s Best Comics speciali 1-2;
Le nuove avventure di Spirit di Alan Moore, Neil Gaiman e AAVV;
Il cortile di Alan Moore;
Liriche di sangue di Alan Moore;
Mistero celeste di Neil Gaiman e P. Craig Russell;
Animal Man voll. 1-3 di Grant Morrison e Chas Truog;
Il mistero di Dio di Grant Morrison e Jon J Muth;
Perche’ odio Saturno di Kyle Baker;
Re Davide di Kyle Baker;
Favole di Bill Willingham e AAVV su Vertigo Presenta;
Lucifero di Mike Carey e AAVV su Vertigo Presenta;
Deathblow: Repliche di Alan Moore e Jim Baikie su Wildstorm;
Steampunk voll. 1-2 di Joe Kelly e Chris Bachalo;
Lovecraft di Hans Rodionoff, Enrique Breccia e Keith Giffen;
La casa sull’abisso di Richard Corben e Simon Revelstroke;
War Stories vol. 2 di Garth Ennis, Cam Kennedy e David Lloyd;
War Stories vol. 3 di Garth Ennis, Dave Gibbons e David Lloyd;
Witching Hour di Jeff Loeb e Chris Bachalo;
Star Wars: Matrimonio di AAVV;
Star Wars: Requiem per un Rogue di AAVV;
Star Wars: Cacciatori di taglie di AAVV;
Star Wars Magazine 1-3;
Il grande libro delle congiure di AAVV;
Hellblazer: Peccati originali di Jamie Delano;
Hellblazer: L’amore uccide di Garth Ennis e AAVV;
Human Target: L’ultima parola di Pete Milligan e Javier Pulido;
Sandman: Notti eterne di Neil Gaiman, Milo Manara, Miguelanxo Prado e altri;
Sandman Midnight Theatre di Neil Gaiman, Matt Wagner e Teddy Kristiansen;
Sandman Mystery Theatre: Tarantula di Matt Wagner e Guy Davis;
Sandman Mystery Theatre: Il Volto di Matt Wagner e John Watkiss;
Sandman Mystery Theatre: Il Bruto di Matt Wagner e John Taylor;
Sandman Mystery Theatre: La Vamp di Matt Wagner, Steven Seagle e Guy Davis;
Sandman Mystery Theatre: Lo Scorpione di Matt Wagner, Steven Seagle e Guy Davis;
Sandman Mystery Theatre: Il Dottor Morte di Matt Wagner, Steven Seagle e Guy Davis;
Sandman Mystery Theatre: La Notte del Macellaio di Matt Wagner, Steven Seagle e Guy Davis;
Sandman Mystery Theatre: L’Uomo dell’Ora di Matt Wagner, Steven Seagle e Guy Davis;
Sandman Mystery Theatre: Il Pitone di Matt Wagner, Steven Seagle e Guy Davis;
Sandman Mystery Theatre: Nebbia di Matt Wagner, Steven Seagle e Guy Davis;
Sandman Mystery Theatre: Il fantasma della fiera di Matt Wagner, Steven Seagle e Guy Davis;
Y, l’ultimo uomo vol. 1-3 di Brian Vaughn e Pia Guerra;
I doni della notte di Paul Chadwick e John Bolton;
Menz insana di Christopher Fowler e John Bolton;
La scena del crimine di Ed Brubaker e Michael Lark;
Le terre del sogno: Una strana storia d’amore di Bryan Talbot e AAVV;
Le terre del sogno: Il bacio del coyote di Terry LaBan e AAVV;
Le terre del sogno: Souvenir e lacrime di Caitlin Kiernan e AAVV;
Le terre del sogno: Corvi e altre crudelta’ di Caitlin Kiernan e AAVV;
Le terre del sogno: Tempeste di cenere di Caitlin Kiernan e AAVV;
Le terre del sogno: Rovine di Caitlin Kiernan e AAVV;
Le terre del sogno: Spirali di Caitlin Kiernan e AAVV;
Le terre del sogno: L’ultima caccia di Caitlin Kiernan e AAVV;
I piccoli eterni di Jill Thompson;
Merv Testadizucca e altri sogni di Bill Willingham e AAVV;
Fables di Bill Willingham e AAVV (su Vertigo Presenta);
Destino: cronache di morti annunciate di Alisa Kwitney e AAVV;
Il Corinzio di Darko Macan e Danjel Zezelj (su Vertigo Presenta);
I due ragazzi morti detective di Ed Brubaker e Bryan Talbot;
La ragazza che voleva essere Death di Caitlin Kiernan e AAVV;

Traduzioni per Edizioni Fanucci (2004)
Volgi lo sguardo al vento di Lain M. Banks.

Traduzioni di testi per il teatro
L’invenzione dell’amore di Tom Stoppard;
Deeny di David Mamet

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