Recensioni

SS35 dei Giovi

immagine1-21811

SS35 dei Giovi - immagine1-2181I cani fanno fumetti! Non è un atto d’accusa, non è un lamento prodotto dalle immancabili letture deludenti. Con l’etichetta di “cani” infatti si sono riuniti un gruppo di fumettisti, anime di un fumetto italiano forse sommerso, ma certamente vivo. “Per mettere le mani avanti” hanno scherzosamente giustificato la scelta di questo nome Graziano Barbaro, Salvo D’Agostino, Alessandro Fiumi, Giorgio Mascitelli, Andrea Pasini, Andrea Rossi, , Antonella Toffolo, Cinzia Zagato. Nomi che forse a molti diranno poco, ma ad altri qualcosa in più, autori dallo stile troppo lontano dal dysneiano/bonelliano, più adatto al grande pubblico, ma faticosamente alla costante ricerca di un posto dove parlare la propria lingua, il fumetto.

Tra i primi quattro albetti autoprodotti, accanto al tratto di Antonella Toffolo, con Raffiche, lavoro affascinante e poetico, ma acerbo soprattutto nella sceneggiatura, onirica ma anche poco accessibile, e a Nilo un cane per gli dei di Andrea Rossi, divertente e leggera storiella, si distinguono i due terzi della miniserie SS 35 dei Giovi. A realizzarla, il nome più noto della banda, Salvo D’Agostino, la cui maturità artistica in queste pagine emerge chiaramente, nel tratto come nella narrazione.

Desideriamo essere capiti, perché desideriamo essere amati, e desideriamo essere amati perché amiamo. (M. Proust)

SS35 dei Giovi - immagine2-2181La citazione posta in apertura del secondo albo di SS 35 evidenzia una delle chiavi di questo storia dal sapore autobiografico, ovvero l’umana ricerca di dare un senso alla propria vita, magari nell’amicizia e nell’amore. La superstrada numero 35 è la via percorsa per tornare nei fine settimana a casa, staccare dal servizio civile e ritrovare quarantotto ore scarse di amicizie e speranze d’amore. Chilometri percorsi dal protagonista immerso nei propri pensieri, con la musica e le parole di Fabrizio de Andre’ a fare da sottofondo, durante le quali interrogarsi sugli amori perduti e su quelli trovati, e soprattutto sul cataclismatico passaggio dall’adolescenza all’età adulta. Il confronto con la realta’, talmente impietoso da piombare addosso senza preavviso, quasi di colpo, può essere accolto con gioia quando manifesta la sopraggiunta maturita’, ben resa graficamente con il passaggio da un volto e un corpo scimmieschi a fattezze umane, ma allo stesso tempo fonte di ansia e preoccupazione, quando si realizzano le maggiori responsabilità e il lento declino del proprio corpo e della propria fanciullezza.
Il tratto di d’Agostino usa linee spesse e granulose, e passa da una vignetta all’altra da una schematizzazione delle figure ad uno stile più realistico; questo passaggio in genere è anche evidenziato dall’abbandono dello schema rigido delle vignette in favore di tavole senza divisioni interne, più ariose.

Nelle pagine della sua opera si respira l’aria malinconica di chi non riesce a fermare e a dare un senso, un indirizzo completamente suo e completamente sotto controllo, alla propria vita, e si trova nella condizione di parafrasare la canzone di De Andre’, “e’ triste trovarsi adulti senza essere cresciuti“, senza riferirsi alla propria statura fisica, ma alla voglia di tornare ragazzi.
Per il protagonista (e quindi per l’autore) l’unica fuga da questa realta’, fuga anche egoistica perché non può tener conto nemmeno delle persone a lui care, è il disegno: “quando disegno è come… come se mi restituissi a me stesso… al mio immaginario“. E nel disegno egli trova una dimensione finalmente propria, dove rifugiarsi nel momento in cui le sue illusioni sulla propria vita sono cadute una dopo l’altra.

che bell’inganno sei anima mia
e che grande il mio tempo
che solitudine…
che bella compagnia…

(F. De Andre’)

Potete visitare il sito de i Cani alla pagina www.arfarf.it

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Spazio Bianco: nel cuore del fumetto!

Inizio