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Cronache

ARF! 2016: L’autoproduzione raccontata dagli autori

Cronaca dell’incontro "Quando l'editore non c'è" dal ARF! 2016, con Stefano Piccoli, Ratigher, Samuel Daveti, Martoz, Marco Tavernesi e Riccardo Corbò.

Una delle novità più interessanti della seconda edizione di ARF! Festival è stato il debutto della Self ARF!, area espositiva dedicata alle autoproduzioni e all’editoria indipendente. A suggellare questo interesse nei confronti delle autoproduzioni a fumetti, sabato 21 maggio alle 10.30 nella Sala incontri de La Pelanda – Macro a Testaccio si è tenuto un incontro dal titolo “Quando l’editore non c’è” alla presenza di Stefano “S3Keno” Piccoli, , , Alessandro “” Martorelli, Marco Tavernesi e Riccardo Corbò in qualità di moderatore.

ARF! 2016: L’autoproduzione raccontata dagli autori

Nell’introdurre il dibattito, Corbò ha affermato come non ci sia un unico modello di autoproduzione, bensì tante differenti modalità produttive. L’intento di fondo dell’incontro, secondo lo stesso Corbò, non consisteva tanto nel fornire una sintesi o una soluzione, quanto nel permettere a ognuno degli autori presenti, provenienti da realtà e percorsi disomogenei, di raccontare la propria esperienza, giungendo alla scoperta che spesso in un modo o nell’altro, contraddicendo il titolo dell’incontro, l’editore c’è.

La domanda iniziale posta da Corbò è stata la seguente: Perché partire con un’autoproduzione?

, tra gli organizzatori della manifestazione romana, ha presenziato in veste di “veterano” delle autoproduzioni ed è stato il primo a cimentarsi nel rispondere. Piccoli ha raccontato di essere partito con una fanzine, su cui è nato il personaggio del Massacratore, e di aver scelto la via dell’autoproduzione fondamentalmente perché non aveva trovato editori intenzionati a produrla. In quel caso dunque l’autoproduzione ha rappresentato una sorta di “piano B”. Nelle esperienze seguenti, Piccoli ha ricordato di aver ottenuto riscontri da parte di un editore, la Lucky Time, che stampò i primi nove numeri del fumetto dedicato al Massacratore, personaggio nato come una parodia dei supereroi. In seguito decise di tornare a prodursi da solo e in quel caso, ha affermato Piccoli, passare all’autoproduzione fu decidere di riappropriarsi del proprio rischio d’impresa.

ARF! 2016: L’autoproduzione raccontata dagli autoriSecondo le autoproduzioni degli anni ‘90 erano una specie di mondo a parte. In quegli albi apparivano storie che non avrebbero trovato spazio nei fumetti mainstream, frutto di una ricerca di racconti strani e stravaganti. Oggi il problema è ben differente: le storie strane sono accettate da tutti, anche nelle produzioni mainstream, ma ciò che è iniziato a mancare sono retribuzioni adeguate. Questo è stato il motivo per cui in realtà l’autore ha recentemente deciso di tornare all’autoproduzione.

Corbò ha chiesto poi a Ratigher i motivi della mancata prosecuzione di un progetto come Pic-Nic, un free press di fumetti ideato e prodotto dai Superamici (1) che nel primo numero aveva ospitato anche storie di autori quali Davide Toffolo, Paolo Bacilieri e Francesca Ghermandi. L’unico numero uscito della rivista andò bene e si attestò sulle 20.000 copie, secondo quanto dichiarato da Ratigher. L’autore rammenta però che si trattava “solamente” di cinque autori e nessuno di loro era intenzionato a cercare sponsor come mestiere: Pic-Nic si basava infatti sugli introiti delle pubblicità.

In tempi più recenti Ratigher ha avuto modo di cimentarsi nuovamente con l’autoproduzione grazie all’esperienza di Primaomai, modalità simile al print on demand, ma la cui vendita dura un periodo limitato, e la cui stampa è limitata solamente alle copie ordinate in tale periodo, senza possibilità di ristampe future. Ratigher afferma che in tal modo si ha l’opportunità di permettere ai fumettisti di essere retribuiti e di poter considerare il loro mestiere a tutti gli effetti come un lavoro. Secondo Piccoli, d’accordo solo in parte con quanto affermato da Ratigher, “per me l’arte di un fumettista non è quantificabile esclusivamente nel fatto che venga pagato a tavola: ci sono autori che, pur non vivendo di fumetti e anzi anche in virtù di questo, si permettono una libertà espressiva persino più ampia.

Un’altra domanda espressa da Corbò, riallacciandosi a quanto detto fino a quel momento, è stata Si può essere fumettisti part-time?

del collettivo Mammaiuto ha risposto che dal punto di vista lavorativo ciò non è possibile e che se gli editori hanno interesse a coltivare autori meritevoli, devono trovare il modo di sostentarli.
, presente in virtù dell’esperienza con la rivista indipendente Crisma, ha risposto che per lui “la situazione è caotica”. L’autore di Remi Tot in Stunt ha affermato che comunque vada lui disegna, fa street art e tante altre cose diverse oltre al fumetto. Perciò, pur comprendendo le argomentazioni di Ratigher, personalmente si sente di dover mettere al primo posto le necessità espressive.
Si è passati poi a presentare nel dettaglio la nascita e le caratteristiche delle realtà indipendenti di Mammaiuto, Crisma e Inuit.

ARF! 2016: L’autoproduzione raccontata dagli autoriSamuel Daveti ha fatto una breve cronistoria di Mammaiuto, a partire dalla scelta del nome del collettivo, ispirato ai pirati di Porco Rosso di Hayao Miyazaki. I sei autori che l’hanno fondato, provenienti dalla Double Shot, avevano tutti avuto delle esperienze professionali ma avvertivano il bisogno di uno spazio produttivo autonomo. Riunitisi in un sito internet, hanno utilizzato il web come palestra per il proprio sviluppo artistico e come modo per cercare un riconoscimento esterno.

Gli autori del collettivo hanno sempre tenuto a sottolineare che il loro lavoro doveva rimanere gratuitamente fruibile e sempre visibile su internet. Hanno poi iniziato a stampare dei libri, ribaltando però le normali percentuali di retribuzione e riservando  l’80% del ricavato all’autore del volume.
Di ogni volume Mammaiuto ha stampato una prima tiratura e il collettivo non ha mai mantenuto i diritti per le eventuali edizioni successive, nella speranza che il libro fosse notato e venduto ad altri editori, o magari che potesse approdare all’estero. Daveti ha sottolineato come sia il numero di copie che la tecnica di stampa costituiscano aspetti fondamentali per la buona riuscita di un’autoproduzione.
Le duecento copie previste per ogni volume Mammaiuto sono state pensate perché si tratta di un numero che garantisce di venderle quasi certamente, dunque di non doversi preoccupare di piazzarle e al contempo di venire pagati per proprio il lavoro. Il tutto accompagnato e favorito dalla stampa digitale, che permette di mantenere alta la qualità e relativamente bassi i prezzi. Daveti ha accennato anche alla ridondanza tra la pubblicazione online e la riproposizione in volume delle stesse storie: “il sito web è lo Spotify di Mammaiuto, mentre il libro è come i live. I lettori sanno che comprando il libro supportano direttamente l’autore, come chi va a un concerto.

Il primo volume contenente una storia di ogni autore del collettivo è stato l’antologico Un ragazzo parte per un viaggio. Ferisce qualcuno. Non torna più a casa, presentato lo scorso anno a Lucca Comics & Games. In quel caso l’intento era pubblicare storie brevi e inedite ma anche rimpolpare la cassa comune per l’associazione Mammaiuto, in modo da avere una base di fondi per produrre ulteriori opere “singole”. L’idea del titolo dell’antologico, ha affermato Daveti, è nata sull’onda de Le ragazzine stanno perdendo il controllo. La società le teme. La fine è azzurra di Ratigher, in cui il soggetto della storie era già espresso nel titolo stesso. Così gli autori di Mammaiuto hanno pensato di lavorare su un unico soggetto di massima, rielaborandolo in dieci storie differenti in base alla sensibilità e alle inclinazioni dei vari fumettisti. In tal modo intendevano dimostrare che è non solo il soggetto a fare la differenza, ma le emozioni che comunica la storia e la maniera in cui viene narrata.

ARF! 2016: L’autoproduzione raccontata dagli autoriCorbò ha dunque rivolto alcune domande a Martoz, introducendo l’autore e Crisma, la rivista annuale a cui ha recentemente contribuito insieme agli altri membri del Lab. Aquattro (Emma Verdet, Chiara LanzieriGemma Vinciarelli e Alessio Spataro) e con altri autori romani o che comunque gravitano attorno alla capitale (Margherita BarreraManfredi CiminaleMarco CoronaSimone D’Armini, Rita PetruccioliDr. Pira e Laura Scarpa).
Corbò ha affermato che una delle particolarità di Crisma, oltre al fatto che tutte le storie hanno in comune il tema del cibo d’asporto (“è una sorta di pranzo a fumetti”), consiste nell’avere “un editore sui generis”, ovvero il Centro Sociale romano La Torre. Martoz ha aggiunto che la storia dietro la realizzazione di questa raccolta di fumetti è importante: lo stesso centro sociale è attualmente sotto sfratto, eppure ha supportato l’iniziativa al punto da seguire gli autori in alcune conferenze di presentazione dell’opera. Inoltre il loro supporto ha permesso di pagare gli autori e stampare il volume in modo ottimale.

Sulla qualità delle autoproduzioni, Martoz ci ha tenuto a precisare che oggi gli autori hanno più mezzi a loro disposizione rispetto al passato.

Ultima ma non ultima, Corbò ha presentato la realtà editoriale di Inuit, “editore di se stesso” che realizza volumi “con molta raffinatezza”. Marco Tavernesi ha raccontato che l’esperienza nasce circa sei anni fa da persone che giravano per festival stranieri e volevano trovare un modo per condividere quel che vedevano all’estero e riportarlo in Italia e non solo, cercando di arrivare anche agli studenti delle Accademie del fumetto. La volontà è quella di poter sviluppare progetti anche in tempi brevi, lavorando sia insieme ad altri collettivi, come con Squame o La Trama, che a singoli autori, come Martoz e cercando di fare un fumetto che sia anche un prodotto d’arte.

ARF! 2016: L’autoproduzione raccontata dagli autoriTavernesi ha aggiunto che con Inuit hanno pensato a uno scalino di tiratura leggermente più alto rispetto agli esempi precedenti. La loro scommessa è stata quella di non avere intermediario e di imparare in prima persona le tecniche di stampa, cercando di essere praticamente autarchici. Il progetto, sempre secondo Tavernesi, è di promuovere queste autoproduzioni anche all’estero, nella speranza che arrivi “l’editore che ti scopre e che ti svolta la vita”. Il riscontro sinora è stato positivo: ci sono persone che, anche se non lo sapevano, stavano cercando autori come Martoz o la Came.

A una domanda del pubblico sul modo di intendere il rapporto tra le autoproduzioni e internet, Samuel Daveti ha ribadito che internet è una vetrina importante. A volte rischia però di essere discriminante verso autori più sociopatici, non in grado di pubblicizzarsi adeguatamente sui social network; Mammaiuto offrendo uno spazio cumulativo prova a oltrepassare questo ostacolo.

In chiusura Martoz ha raccontato un aneddoto sul libro realizzato con Inuit. Mentre il volume stava andando in stampa, autore ed editore si sono resi conto che mancavano due tavole e lo stesso Martoz si è fatto prestare colori e matite e si è messo a realizzare le tavole mancanti proprio durante il processo di stampa. Secondo l’autore romano è anche questo il piacere di un’autoproduzione: poter modificare tutto fino alla fine. Con volumi di questo tipo, è come se talvolta il fumetto stesso volesse rendersi indipendente dall’editoria, dalla carta in cui è stampata, dai trenta giorni dell’uscita mensile e quindi fuoriuscire dalle regole delle convenzioni.


Note:
  1. Gruppo di fumettisti che comprendeva, oltre allo stesso Ratigher, Maicol&Mirco, Tuono Pettinato, LRNZ e Dr. Pira, attualmente scioltosi per dar vita ai Fratelli del Cielo

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