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Cinema e TV

Daredevil: luci ed ombre. Intervista a Martin Ahlgren

Vi portiamo dietro le quinte della seconda stagione di Daredevil, con una esclusiva intervista al direttore della fotografia del serial Netflix/Marvel.

Vi presentiamo, in esclusiva, una intervista a Martin Ahlgren, direttore della fotografia nella seconda stagione di , il serial targato sull’eroe di Hell’s Kitchen. Prima di , Ahlgren ha lavorato a serie quali House of Cards e alcuni cortometraggi.

Come sei arrivato a lavorare su Daredevil?
Il produttore Michael Stricks mi ha contattato per vedere se fossi interessato basandosi su varie raccomandazioni fattegli da altri produttori televisivi. Ho rapidamente visto la prima metà della prima stagione per familiarizzare con lo show e poi ho avuto un meeting su Skype il giorno successivo con gli showrunner e i produttori per discutere di come approcciarci alla nuova stagione. Mi hanno assunto il giorno dopo, perciò è stato tutto molto veloce. Avevo appena avuto un bambino, quindi non avevo programmato di intraprendere un progetto a lungo termine come questo in così breve tempo, ma sentivo che questa era una cosa che si sarebbe dimostrata divertente e creativa. Dovevo farla.

Quali sono gli strumenti che usi nel tuo lavoro e come è una tua giornata tipo sul set?
Abbiamo filmato su telecamere RED Dragon e abbiamo utilizzato due cineprese per la maggior parte del tempo, occasionalmente tre, e anche la seconda unità era provvista di due macchine da presa. Anche se la cinepresa può filmare in 6k, abbiamo filmato in 4k dato che è quello il formato a cui lo show è abituato e la post produzione non voleva dimensioni di dati eccessive da gestire. Abbiamo utilizzato una serie di strumenti di illuminazione, dai grandi della HMI al tungsteno, sino a impianti LED più piccoli. Uno strumento che abbiamo utilizzato moltissimo in questa stagione sono state le “coperte di luce 4×4” – delle lenzuola flessibili fatte di LED, piccole abbastanza da poter entrare in luoghi stretti e abbastanza luminose da essere attaccate su un muro, emanando ugualmente una luce soffusa in grado di adattarsi sia alla luce del giorno che al color tungsteno. Per illuminare le riprese utilizzavamo paralumi, luci fluorescenti, fanali delle auto, luci della polizia…
Per il movimento della cinepresa abbiamo utilizzato una piattaforma, principalmente manuale. Occasionalmente usavamo una steadicam per le riprese in movimento più lunghe, realizzate dall’operatore di camera B Rod Calarco. Per il lavoro fatto sul braccio allungabile abbiamo utilizzato un braccio telescopico della Libra, lungo 9 metri, come anche un SuperTechno 50. Per un inseguimento automobilistico, nell’ottavo episodio, abbiamo utilizzato un Ultimate Arm, ossia un braccio motorizzato montato su un Porsche Cayenne.
Ogni giorno filmavamo circa 7 pagine di copione. Tuttavia, in alcune giornate c’erano più scene di stunt e di conseguenza filmavamo molto di meno, dovendo poi recuperare il tempo perso i giorni successivi. Perciò gli attori dovevano essere pronti alcuni giorni a lavorare su diverse pagine di dialoghi, e altri giorni per un bel po’ di lavoro fisico! Funzionava solo perchè erano tutti grandi professionisti pronti a lavorare duramente.

Gran parte degli episodi di Daredevil, soprattutto nella seconda stagione, sono dominati da toni cupi, ambientati di notte. Non sembra un lavoro semplice: come si riescono a far risaltare dettagli dei volti o dei costumi in queste condizioni?
Trovare equilibrio tra l’aspetto malinconico senza dipingere un’ambientazione troppo oscura è sempre difficile, soprattutto in televisione, dove le persone guardano la stessa cosa su dispositivi differenti. Dato che volevamo dare un’impressione cinematografica, abbiamo comunque optato per il look che preferivamo nella speranza che il pubblico sia in grado di andare oltre alle ombre e di vedere anche nel buio, così che possano godersi le sfumature di oscurità. Abbiamo lavorato al meglio con il colorista Tony D’Amore.

Prendi il posto di Matthew J. Lloyd, direttore della fotografia durante la prima stagione. Cosa hai recuperato dall’impostazione data e cosa invece hai introdotto?
Ho adorato l’atmosfera della prima stagione e nonostante ciò abbiamo deciso di andare comunque in una direzione leggermente differente per la seconda stagione. Una delle cose principali che abbiamo deciso di tenere però è stata la luce giallognola dei lampioni, che dava alla stagione 1 uno stile molto particolare.

Nei combattimenti sono fondamentali i giochi di luci e ombre, come vi coordinate con attori, regista e stunt per arrivare al miglior risultato?
Il coordinatore degli stunt Phil Silvera, che ha anche diretto la seconda unità, provava e filmava le sequenze di lotta sulla location in anticipo con gli stuntmen, così che il regista e il resto della troupe potessero vedere su che cosa avremmo dovuto lavorare. Successivamente nei nostri giorni dedicati alle riprese, filmavamo le inquadrature principali per realizzare l’ambientazione e tutto ciò che riguarda gli attori principali. Il lavoro d’inserimento e le riprese dove uno stunt sostiuisce l’attore vengono fatti nelle giornate di riprese della seconda unità.

Lavorare entro limiti di budget rigidi, e sicuramente inferiori ai serial più blasonati, comporta la ricerca di metodi per “nascondere” questi limiti o aggirarli. Che ruolo ha il tuo lavoro in quest’ottica?
Lavorando in televisione il tuo problema principale è il tempo. Normalmente hai l’attrezzatura e la forza lavoro che ti serve per risolvere la maggior parte delle situazioni, ma deve essere comunque un processo rapido. Filmiamo ogni episodio da sessanta minuti in nove giorni da dodici ore con circa due o tre giorni di riprese con la seconda unità. E’ un’andatura molto più rapida rispetto a quella tipica dei film.

Quale è stata, in questa stagione di Daredevil, la sequenza più difficile alla quale hai lavorato? E perché?
L’inseguimento automobilistico all’inizio dell’episodio otto è stata una sfida interessante. Quando ho letto il copione mi sono seriamente chiesto come saremmo stati in grado di realizzarlo con un programma rigido da TV. Una macchina che è rincorsa da ninja che corrono per strada, come anche sui tetti dei palazzi, mentre tutte le riprese si concentravano sulla macchina, uno dei ninja saltava sull’auto, rimanendo lì per un intero isolato sino a quando Daredevil non lo fa cadere. Nel frattempo, all’interno dell’auto Elektra sta sanguinando e Stick sta sparando ai ninja con una balestra mentre il guidatore falcia altri ninja in arrivo.
Abbiamo finito per filmare le scene in due notti su un paio di strade a Greenpoint, Brooklyn e tutte le tipiche stunt di Daredevil sono state fatte in quelle location. In una situazione come questa, i guidatori delle macchine (sia il veicolo di scena, sia quello con la cinepresa) devono essere il più precisi possibile mentre gli stuntmen sostituiscono gli attori. Abbiamo filmato gli interni della macchina in uno studio contro un schermo verde – uno dei pochi momenti in cui abbiamo utilizzato una cosa del genere – in modo da poter dare agli attori un ambiente migliore in cui lavorare.

Quali sono al momento i tuoi prossimi progetti?
In questo momento lavorerò per un po’ su delle pubblicità prima di impegnarmi sul mio nuovo progetto drammatico, cinematrografico o televisivo che sia. Vedremo!

Traduzione a cura di Elisabetta Gatti

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