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Emilio Lecce: vedi Napoli Comicon e…

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Nato a Roma nel 1983, dopo essersi diplomato alla scuola internazionale di comics inizia a farsi le ossa con piccole pubblicazioni per  Cagliostro, BD edizioni, NPE, Tunué e Cut Up.
Unitamente all’attività di fumettista, con Silvia Califano, dà vita allo Xanadu Studio attivo  soprattutto nel settore pubblicitario, collaborando con molte agenzie pubblicitarie quali Key Events, Noema srl, Scar Film e Comics provider per clienti come Ministero delle politiche agricole, F.I.G.C., Studio Universal, Ferrari Spa.
Nel 2010 disegna la graphic novel ” e lui che mi sorride. ” per la Round Robin Editrice con la quale vince il premio giornalistico Giancarlo Siani.
Sempre nello stesso anno inizia a collaborare con l’Aurea editoriale realizzando, tra storie brevi e miniserie, oltre  500 pagine.
Nel 2013 comincia a lavorare  per il mercato americano con le case editrici IDW publishing e BOOM Studios  su le serie G.I. JOE: COBRAFILES e Sons of Anarchy. Attualmente sta lavorando alla serie per l’Aurea editoriale , scritta da Giulio  A. Gualtieri, Galaxy Lion.

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A Napoli ripresenti a trent’anni dall’uccisione di Giancarlo Siani la graphic novel a lui dedicata con i testi di Alessandro Di Virgilio. Cosa ha significato per te lavorare allora a questo fumetto e cosa significa vederlo ripubblicato oggi?
Ciao,
è un grande piacere vedere che, a distanza di 5 anni dalla prima pubblicazione, riscuota ancora interesse.
Insieme ad Alessandro ed alla Round Robin abbiamo realizzato una nuova edizione, contenete  8  nuove pagine che raccontano per immagini l’ultimo articolo pubblicato di Giancarlo.
L’articolo parla dei ” muschilli” , dei mini-corrieri della droga (mini per via della tenera età) sfruttati dalla camorra.
Tralasciando il piacere personale, è significativo che l’attenzione su Giancarlo e sui temi rappresentati  non sia scesa anzi sia cresciuta, lo testimoniano i numerosi incontri con le scuole avvenuti per i 30 anni dalla sua morte.
Poter dare un piccolo contributo a tenerne viva la memoria mi rende orgoglioso.

Visto il tema di questo , che opinione hai della sempre crescente ibridazione del fumetto con altre forme di espressione artistica e comunicativa (cinema, TV, letteratura, teatro…)?
Partendo dal presupposto che il fumetto è un mezzo culturalmente alto ed autosufficiente, io sono sempre favorevole alle ibridazioni.
Nello studio di Skeleton Monster, negli ultimi tempi,  abbiamo lavorato al fumetto del “ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores, al fumetto di “lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti , all’adattamento a fumetti del libro di James Sallis “Drive” dal quale è anche tratto un film di Refn, abbiamo fatto dei live pianting nei teatri e potrei farti altri esempi.
L’ibridazione, fatta con criterio e competenza, porta lavoro e crescita.
Se ci sono possibilità di espansione bisogna esserne contenti.

Vedi Napoli e poi…?
Napoli è una città alla quale sono particolarmente legato ed il Comicon è senza dubbio la mia fiera preferita da sempre.
Come direbbe l’intellettuale Marco Masini: “Napoli non è una città, è un mondo”.

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