Interviste

Cajelli e Manfredi a ritmo di Mambo

Cajelli e Manfredi a ritmo di Mambo - immagine1-2065Iniziamo, senza tanta galanteria a dire il vero, da .

Ciao Diego, dopo Milano Criminale, eccoci nuovamente a parlare di un tuo lavoro dalle caratteristiche prettamente italiane, per ambientazione e influenze. Milano Criminale era un sentito omaggio ai poliziotteschi, Mambo Italiano come nasce invece?
Mambo Italiano è venuto a trovarmi una notte, la storyline completa si è svolta di fronte ai miei occhi in fase R.E.M. Ho messo da parte, con conseguenti ritardi e sensi di colpa, tutto quello che dovevo fare e ho scritto le prime 24 tavole di getto, senza pensare in modo lucido a quello che stavo scrivendo, le seconde 24 le ho meditate un po’ di più, ma l’intera sceneggiatura è uscita da sola senza troppe mediazioni. Poi, rileggendo le pagine ho trovato dei “significati”, non prima, non durante l’elaborazione, ma soltanto a scrittura conclusa ho cercato di capire che “cosa volevo dire” con quella storia. Bhe’, la carne al fuoco è molta. Ci sono due linee, una frontale e una nascosta tra le righe; credo che ne parleremo diffusamente quando il fumetto uscirà e l’avranno letto anche altre persone!

La collaborazione con Federica come è nata e come si è svolta?
Conosco Federica da un bel po’ di tempo, è prima di tutto un amica, anche se ci vediamo solo alle fiere e in occasione di qualche sua “gita” milanese. I suoi lavori mi hanno colpito molto, ha un gusto molto personale e riconoscibile, ha un ottimo modo di raccontare e una costruzione estremamente plastica della tavola. Quando mi ha chiesto se mi andava di fare qualcosa con la Indy, ho pensato subito a lei. Chiaramente, la distanza ha creato un po’ di complicazioni… La sceneggiatura e la documentazione ha viaggiato da Milano a Roma un po’ in email e un po’ in posta celere. Ambientare una storia a Milano, nei giorni nostri, e non negli anni ’70 come in Milano Criminale, mi ha sicuramente semplificato il lavoro di documentazione, mi è bastato uscire di casa con una macchina fotografica, mentre per lei è stato molto meno “semplice”! L’ho sommersa di fotografie… Federica non mi ha ucciso solo perché è una ragazza educata!

Nella presentazione del fumetto usi parole piuttosto importanti, dichiarando la tua intenzione di “fare un fumetto diverso”, di tentare una “imprevedibile unione narrativa di elementi inconciliabili tra loro”. Puoi approfondire questi concetti? Cosa ci si deve attendere da Mambo Italiano?
Si’, lo ammetto, sono stato un po’ sbruffone. Allora vado avanti sulla linea delle sbruffonate.
Sono stufo di quelli che dicono che non bastano 32, 44, o X tavole per giudicare un fumetto. Allora ne ho fatto uno in cui ne bastano 24. A tavola 24 si ha la dimensione precisa per trarre un giudizio dalla lettura, non ci sono scappatoie, non c’e’ l’attesa di una “parte che deve ancora uscire”, a tavola 24 succede, accade, e quello che accade è IL fumetto. Punto. Poi può piacere o non piacere, è questione di gusti e di simpatie, ma vorrei essere chiaro: non vi stiamo raccontando un prologo. La “cosa che succede” non posso dirtela, non in questo momento, posso dirti pero’ che quell’atto, quell’evento condiziona il registro narrativo, non apre una parentesi, mette un punto esclamativo. Poi c’e’ la seconda dimensione di lettura, quella più nascosta, quella che si muove tra le righe. Anche di quella, vorrei che ne parlassimo ancora tra un po’ di tempo, quando il fumetto sarà in libreria.

Sempre dalla presentazione, sembra che quest’opera voglia essere una sorta di “manifesto” della tua idea di fumetto per il terzo millennio. E’ cosi’?
A questa cosa, sinceramente, non avevo pensato.
Non credo di essere così figo da stabilire le regole del fumetto del futuro, proprio no! Diciamo le cose come stanno, avevo una storia da raccontare. Dopo molti anni mi è capitata tra le tempie una storia “buona”, una di quelle da scrivere per forza e con tutti i muscoli possibili. L’ho fatto.

Vista la tua esperienza sia per Bonelli sia per progetti diversi, come questo, cosa credi che vada cambiato concretamente nel concetto di fare fumetti, specie in ambito popolare, in Italia?
Secondo me non va cambiato proprio nulla.
Mi dispiace dirlo cosi’, ma ormai sono in modalità sbruffone style. Il fumetto non è più “popolare”, non è più un bene di consumo di massa, quel ruolo ora è patrimonio esclusivo di Costantino, del Grande Fratello e delle mariedefilippi. Il fumetto sta diventando un mezzo di comunicazione selettivo come il teatro o la letteratura. Per cui, a meno che non si auspichi l’equivalente a fumetti delle scorregge del Grande Fratello, il media va bene così com’e’. Si sta evolvendo, diamogli il tempo di capire bene da che parte andare. Poi vedremo. Il fumetto non può morire, è un media troppo potente e trasversale per morire. Sparo un ultima bomba…. Anche il fumetto più brutto, quello scritto malissimo e disegnato peggio, il più infimo fumetto possibile, è comunque migliore di una televendita, come uso del mezzo e come capacità media degli autori. Questo la dice lunga sul nostro campo da gioco. Ci sono più fumetti brutti o più trasmissioni brutte? Piu’ film inutili o più fumetti inutili? Non è il fumetto ad avere dei problemi, è il termine di paragone comunicativo che falsa completamente l’equazione.

Mambo Italiano nasce come one shot oppure c’e’ un progetto più vasto dietro? Oppure dipende dai dati di vendita?
Nella mia testa, va avanti. Mi sono raccontato allo specchio l’intera serie, ho un quaderno pieno zeppo di appunti. Siamo nelle mani del destino!

Infine, una domanda obbligatoria: la tua pizza preferita?
Cajelli e Manfredi a ritmo di Mambo - immagine2-2065Prima di diventare intollerante al lattosio, era l’ortolana con doppia mozzarella. Adesso, posso dirti che la cosa più triste del mondo è una pizza senza mozzarella che ti guarda perplessa dal piatto! Per cui, mi sono adattato, la mia pizza preferita post intolleranza è la pizza ai frutti di mare.

Passiamo a , che a differenza di Cajelli, ospite abituale di queste pagine virtuali, ho per la prima volta il piacere di intervistare.

Ciao Federica, bentornata in Italia dopo l’esperienza USA con Hack/Slash.
Ciao Ettore, grazie! Purtroppo solo su degli albi a fumetti, non sono ancora mai stata fisicamente negli USA, spero per il prossimo anno…

E’ stato “traumatico” passare dalla sceneggiatura all’americana a quella di Diego?
Sarebbe più esatto dire da quella di Diego a quella americana e poi di nuovo a quella di Diego… Mambo l’ho disegnato prima e dopo Hack/Slash! Comunque no, devo dire che sono molto simili… ora non so se è perché Diego sceneggia in stile americano o Tim Seeley in stile europeo! ;-P
Comunque, a parte la lingua differente (ovviamente la sceneggiatura di Hack/Slash era in inglese, o meglio, in americano, con dialoghi in puro slang!) non vi sono sostanziali differenze tecniche. E stilisticamente entrambi hanno una grande ironia! Ho riso più volte per le spassose descrizioni di Diego o per le gag di Tim e in più va aggiunto che, nel caso di Hack Slash, ho incontrato alcune espressioni particolari che hanno creato “incomprensioni” o “fraintendimenti” divertentissimi! Insomma gli “Ah!Ah!” di Tim alle mie domande si sono sprecati!

Com’e’ stato il rapporto tra te e lo sceneggiatore Cajelli? Come si è sviluppato il lavoro?
Che dire, Diego è una gran persona… Mi sono sentita onorata dal fatto che abbia voluto proprio me per Mambo Italiano, forse per via dell’ironia del disegno, anche se non mi ero mai cimentata in qualcosa di pulp… ma mi piace parecchio roba del genere. Non so scrivere storie “cattive” eppure adoro cose tipo The , Lobo o Tarantino nel cinema. E si vede che Diego lo ha percepito. Ci conoscevamo già da anni ma poco, vedendoci solo durante le fiere o durante le mie occasionali presenze a Milano. Lavorando insieme abbiamo avuto modo di conoscerci meglio e per quel che mi riguarda non ho potuto che confermare l’impressione che avevo di lui. E’ sicuramente tra i migliori sceneggiatori italiani e anche all’estero farebbe faville! E a livello umano è affidabile, simpatico, paziente, spiritoso, sensibile… beh… basta o si imbarazza… è anche timido! ^_^

Cosa ti ha colpito di questo Mambo Italiano?
Lo humour, sicuramente, prima di tutto! I personaggi poi mi hanno subito catturato, alcuni sono macchiette spassosissime e i protagonisti sono assortiti in modo davvero originale…parlo dei due fratelli Nicola ed Enzo e della ragazza del primo, Marta. Leggere per credere! Poi mi ha colpito una cosa che anch’io ho voluto fare con Magenta e cioe’ di unire generi diversi in maniera inaspettata… che lì per lì ti disorienta… ma non dico di più! Non posso svelare colpi di scena, no? Mambo Italiano è sicuramente qualcosa di totalmente diverso da tutte le altre produzioni italiane!

Hai adattato in un qualche modo il tuo stile al tono della storia?
Mah… a me sembra di essere stata me stessa. Non mi sono sforzata di essere qualcosa di diverso da me, anche se a seconda della storia che vado a disegnare cerco di essere meno o più realistica. In questo caso era richiesto uno stile realistico ma un po’ grottesco nelle espressioni. Poi una linea chiara, luci e ombre li avrebbe dati il colore ( e qui devo aggiungere che le chine di Andrea Fattori hanno non solo rispettato il mio disegno – è la prima volta che mi faccio inchiostrare – ma anche dato del vigore in più al tratto e i colori di Davide Amici hanno colto in pieno l’atmosfera giusta!). Per esempio in Arcana Mater (su sceneggiatura di Manfredi Toraldo) era richiesto uno stile drammatico e cupo, per cui ho usato molti giochi di luce e ombra, anche perché era solo in bianco e nero. In Hack/Slash addirittura le tavole rimangono a matita! Mi è capitato di disegnare anche in stile manga ma, nonostante nella prima adolescenza disegnassi in quello stile i miei fumetti, lo stile in cui sento di esprimermi meglio è il “quasi-realistico”…

Come ti muovi tra i progetti in cui sei autrice anche dei testi e questi in cui sono altri a scrivere per te?
Hmmm… intendi in che modo mi pongo di fronte alle due cose? Beh… vi sono ragioni per cui preferisco disegnare storie mie e ragioni per cui preferisco disegnare storie di altri. Nel primo caso è troppo bello (ma anche frustrante se non riesce) rendere visibile per tutti cio’ che fino ad allora era solo nella tua testa. Visi, ambienti, espressioni, situazioni… E’ un lavoro più impegnativo, non solo perché ci vuole ovviamente più tempo ed energia per ricoprire due ruoli ma anche perché ti mette in gioco totalmente come autore. Al tempo stesso pero’ è ancor più gratificante. Io penso di essere più disegnatrice che scrittrice ed è una delle ragioni per cui preferisco disegnare storie altrui. Non devo inventare storia e dialoghi e mi piace dare una forma ai sogni di qualcun’altro! Lo sforzo creativo è di tipo diverso, quasi tutto convogliato in quello interpretativo; è un po’ come cavalcare un’onda! Ed è troppo bello quando lo sceneggiatore si emoziona nel vedere i personaggi e le situazioni fino ad allora solo immaginati. E’ un arricchimento reciproco, ognuno dei due fa degli “aggiustamenti” per arrivare ad un risultato che piace ad entrambi e di solito è meglio di quanto avrebbe ottenuto da solo. E questo è un vantaggio rispetto al lavoro completamente tuo. In ogni caso le storie e i personaggi che abbiamo in noi premono per uscire… quindi spero di riprendere a scrivere, fosse anche solo per amici e parenti!

Nemmeno tu puoi sottrarti: la tua pizza preferita?
Con le verdure! Adoro la pizza con zucchine e melanzane! Anche i peperoni ma faccio fatica a digerirli, purtroppo… peccato…

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