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Wet Moon: Stregati dalla luna

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Una luna bagnata con accanto Venere. Foto di Melanie Rimmer

In astronomia la luna bagnata (wet moon), anche detta luna del Cheshire, è una delle fasi lunari che avviene quando la falce sembra assumere nel cielo l’aspetto di una ciotola o di un sorriso. Il richiamo che la Luna ha sempre esercitato sugli esseri umani è uno dei temi di Wet Moon (1) di , mangaka esploso di recente in Italia grazie alla serializzazione di Soil, edito da Panini Comics. Noto soprattutto in Francia, sta iniziando a riscuotere attenzioni anche negli Stati Uniti, dove il suo manga d’esordio, Bambi the pink girl, è stato accostato a Tank girl di Jamie Hewlett e Alan Martin o al cinema di Quentin Tarantino.

Dal canto suo Kaneko, in un paio di interviste francesi (2) ha ammesso di non conoscere bene il mondo del fumetto, né quello nipponico né quello occidentale, escluse le letture dell’infanzia, mentre la sua fonte di ispirazione principale è soprattutto il cinema, sua grandissima passione, con influenze provenienti anche dal mondo della musica.

La via per il cinema passa per il manga

In Giappone per diventare registi o comunque per lavorare nell’industria cinematografica la gavetta è piuttosto lunga e irregimentata, con il rischio di veder finire l’ispirazione artistica molto prima di giungere a un qualche ruolo di responsabilità. Avendo ciò ben presente, Kaneko decise di scegliere la via del manga per avvicinarsi al cinema, avendo constatato che molti mangaka erano riusciti a entrare in tale mondo affascinante proprio grazie al successo delle loro opere.

Nascono così i primi progetti, in particolare il già citato Bambi, un mix tra la musica rock di genere punk e garage, con Kaneko che cita esplicitamente i Destroy All Monsters, band di Detroit attiva tra il 1973 e il 1985, con le influenze cinematografiche di Tarantino.
Quest’ultimo è solo uno dei registi preferiti di Kaneko in una lista aperta da due maestri, solo apparentemente distanti geograficamente e tematicamente, il giapponese Seijun Suzuki e lo statunitense David Lynch.

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Da La farfalla nel mirino di Seijun Suzuki

Suzuki è stato per i primi anni della sua carriera il punto di riferimento del cinema hard boiled giapponese, con pellicole incentrate sulla descrizione delle dinamiche della mala nipponica, la famigerata yakuza.

Il regista, però, sul finire degli anni Sessanta, inizia a rompere questo schema, e con esso a rompere i rapporti con i produttori, grazie a film come La farfalla nel mirino, intrisi di dialoghi filosofici e scene surreali, che ricordano molto da vicino alcune scelte stilistiche ed estetiche proprio di Lynch.

In questo senso si può considerare la produzione manga di Kaneko come una sintesi perfetta dei due stili cinematografici: sia Deathco, il suo manga più recente, sia Wet Moon propongono al lettore gli elementi tipici dei due registi, ovvero un mix delle scene yakuza del cinema di Suzuki, inclusa la scelta delle inquadrature e della costruzione della tensione, con i caratteristi di stampo freak utilizzati in alcuni dei lavori di Lynch, passando poi verso il porre l’attenzione su alcuni dettagli apparentemente insignificanti come la farfalla che si posa sulla canna del fucile nel già citato film di Suzuki o l’orecchio mozzato in mezzo a un campo in Velluto blu di Lynch.

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Da Velluto blu di David Lynch

Per dare corpo alle sue visioni, Kaneko utilizza uno stile chiaro supportato da un’inchiostrazione forte e corposa, senza alcun uso di retini o di ombreggiature, ma con un chiaroscuro netto e preciso che richiama alle scelte di luce di Suzuki. Dal punto di vista narrativo, invece, il mangaka alterna una scrittura istintiva, tipica di Bambi, a una molto più complessa, ragionata e programmata come in Soil. Tutti questi elementi trovano, però, il loro punto di equilibrio soprattutto in Wet Moon, ambientato nel 1969, anno dello sbarco sulla Luna.

Sguardo beffardo

Il protagonista di Wet Moon è un giovane detective, Sada, a prima vista incorruttibile e integerrimo, impegnato in una ricerca apparentemente senza sbocchi di una donna, Kiwako Komiyama, che ha ucciso il suo amante, un umile operaio di una ditta di lavorazione del metallo.

Su questo soggetto, tipicamente suzukiano, Kaneko innesta una serie di elementi surreali e di caratteristi lynchiani, costruendo una storia che, tra momenti d’azione e scene di grande impatto psicologico, procede spedita verso un finale tutt’altro che scontato, sebbene al limite dell’ermetismo.

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Per costruire i deliri di Sada, Kaneko utilizza la Luna come filo conduttore: la fascinazione che ha sulla società giapponese la sempre più vicina conquista del satellite della Terra viene controbilanciata dalla Luna di Georges Melies, che in Wet Moon diventa un’osservatrice quasi beffarda della vicenda di cui è protagonista il giovane detective.

Non è però la Luna il dettaglio su cui Kaneko vuole porre l’attenzione, ma sulla scheggia di metallo che si trova nella testa del protagonista di Wet Moon, metafora della crepa che si sta aprendo nella personalità di Sada (oltre che nella sempre più occidentalizzata società nipponica), perso nell’inseguimento impossibile di Komiyama.

Esteriormente questa crepa viene rappresentata da una sempre maggiore trasandatezza che ricorda molto da vicino Christian Bale ne L’uomo senza sonno di Brad Anderson, mentre i suoi vuoti di memoria richiamano a Lo strangolatore di Boston, film di Richard Fleischer interpretato da Tony Curtis e indicato da Kaneko come uno dei suoi film preferiti (3) .

E allora così come Trevor Reznik, il personaggio interpretato da Bale, non riesce a distinguere il reale dall’immaginario, anche Sado inizia a dubitare di se stesso.

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Allo stesso modo il lettore vive i dubbi del protagonista: ciò che legge, infatti, può essere spiegato come un’interpretazione della sua mente malata a situazioni e personaggi reali, mentre abbondano citazioni e riferimenti agli appunti e ai fantomatici esperimenti commissionati a Nikola Tesla dall’esercito statunitense, o a serial come Il prigioniero, giunto in Giappone nello scorso decennio (4) , per concludersi con lo stesso sbarco di Armstrong del luglio 1969.
E proprio il finale suggerisce una lettura meno realistica ma più metaforica del loop spaziotemporale in cui si trova rinchiuso Sada.

In effetti le ultime scene sottraggono a Wet Moon qualunque velleità di aderenza alla realtà, suggerendo al lettore almeno due differenti chiavi di lettura, una consolatoria, in cui il manga è stato per lo più una costruzione della mente in coma del giovane detective, l’altra fantascientifica, se non addirittura mistica, in cui cacciatore e preda sono racchiusi e al tempo stesso identificati da un inseguimento infinito dove odio e amore si alternano, si fondono e si confondono, mentre l’ambiente circostante è in continua mutazione.

Le donne di Wet Moon

La Luna, poi, è simbolo di Diana cacciatrice e, per traslato, della donna indipendente che non ha nulla di meno rispetto all’uomo. D’altra parte il mito delle Amazzoni è vecchio quanto le stesse divinità greche e così in un’opera in cui la Luna ha un certo peso visivo e narrativo grazie ai continui richiami, anche le donne giocano un ruolo da protagoniste.

Tra tutti i personaggi femminili utilizzati da Kaneko ne emergono in particolare quattro, inclusa la protagonista Kiwako Komiyama, la squartatrice.

Wet Moon: Stregati dalla luna - wet_moon-kiwako_komiyamaQuest’ultima, la preda, è un personaggio dai tratti ambigui: remissiva come tramandato nella tradizionalista società nipponica, si presenta a Sada nelle sue visioni con una personalità forte e determinata, rappresentata persino in abiti e acconciature dal gusto futuristico (quello degli anni Sessanta, però).
In un certo senso rappresenta in un’unica persona il conflitto all’interno della stessa società giapponese, circondata da un lato dalla tradizione del mondo feudale di provenienza e dall’altro dalle spinte dell’occidente.

Queste due istanze vengono ottimamente rappresentate dalla giovane Akari e dall’anziana Kinue, che lavorano presso un negozio di caramelle dove Sada si reca giornalmente.

La prima, con acconciature, vestiti e persino con la posizione del corpo rappresenta l’idea di volersi modernizzare a tutti i costi, cercando il più possibile di dimenticare la propria provenienza. Essa mostra una fiducia incondizionata in Sada, almeno fino a che non precipita definitivamente nel gorgo della follia.

In questa situazione di crisi l’ancora del detective diventa la tradizionalista Kinue, spesso critica, con battute brevi e taglienti, nei confronti dei due giovani: metaforicamente questa scelta è una critica ben precisa a quella porzione di società giapponese (ma anche occidentale) che spesso, con l’idea di una modernizzazione a tutti i costi, tende a dimenticare la tradizione, vedendola più come una ripetizione di gesti fine a se stessa e non per quello che dovrebbe essere, un punto di partenza su cui costruire l’evoluzione sociale.

In tutto questo si inserisce Ruri, ballerina guercia del locale della mala, contraltare femminile dello stesso Sada grazie alle sue ossessioni (una di queste è per lo stesso detective): sintetizza in una maniera distorta le due anime del Giappone, in una sorta di versione moderna della geisha. Non deve poi sfuggire il parallellismo tra Ruri e la Luna di Melies, di cui la ballerina è in un certo senso la personificazione, al tempo stesso seducente e da allontanare agli occhi di Sada, proprio come la Luna, dove l’uomo non può andare ma che è anche la sua inevitabile meta finale.

Conclusioni

In conclusione Wet Moon è un appassionato omaggio al cinema, un viaggio che dalla Luna di Melies porta il lettore fino a David Lynch, passando per maestri del thriller come Seijun Suzuki e Alfred Hitchcock (inevitabile pensare a La donna che visse due volte), ma anche un modo per raccontare le trasformazioni di costume che hanno attraversato il Giappone nel suo percorso di occidentalizzazione, il tutto con quell’occhio surreale che rende la narrazione un gioco stimolante per il lettore attento.

Abbiamo parlato di:
Wet Moon #1/3
Atsushi Kaneko
Traduzione di: Marco Franca
Star Comics, settembre-dicembre 2015
273 pagine, brossurato, bianco e nero – 6,50 €


Note:
  1. Leggi la brevisione del primo numero 

  2. Se Manga-News e arte.tv 

  3. Si ringrazia Davide Scagni per la segnalazione 

  4. Si può trovare una similitudine tra i vari Numero 2 che si avvicendano nella serie con gli strani scienziati, tutti apparentemente identici a parte alcune piccole variazioni nel volto, che fanno capolino a partire dal secondo volume 

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