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Jonathan Steele #1 – Gli occhi della fenice

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Jonathan Steele #1 - Gli occhi della fenice - immagine1-2006E poi dicono che l’esperienza non conta nulla! Se questo fosse stato il primo numero uno della serie uscita per la Bonelli siamo sicuri che il personaggio avrebbe avuto tutta un’altra storia editoriale. Nato decisamente prematuro, Jonathan Steele si presento’ al grande pubblico senza che l’autore avesse avuto il tempo necessario per trovare i giusti canali con cui esprimere al meglio le potenzialità del personaggio. Quando ormai la serie poteva contare su un background adeguato il pubblico non era più ricettivo, se non diffidente, tanto da costringerla alla chiusura.
Comunque, a conti fatti la serie bonelliana non aveva mai venduto veramente male, ma si trovava su quel confine in cui una casa editrice può avere problemi a pagare le spese mentre un’altra, per vari motivi (organizzativi, di stampa e di distribuzione) può ricavarne un buon guadagno.

Pur non essendo assolutamente cambiato il contesto narrativo nel quale esso si muove (un mondo nel quale convivono magia e tecnologia), anzi avendo già dato per assodato che le due serie sono collegate, l’impressione che abbiamo è di trovarci di fronte ad un personaggio per molti versi nuovo rispetto a come lo conoscevamo, che ha usato gli anni nella precedente casa editrice come il giusto periodo di organizzazione delle idee. Questo nonostante l’evidente fretta con cui è stato fatto il passaggio alla , ampiamente dimostrato dal numero zero, decisamente freddino e nato dagli “scarti” di future storie, ma anche dal fatto che questo stesso albo, e alcuni dei prossimi, sia stato realizzato da due disegnatori diversi. Chi poi avesse incontrato Federico alla mostra-mercato di Lucca Comics si sarebbe di certo reso conto di avere di fronte un autore che ultimamente ha dedicato al lavoro ben più tempo di quanto sia lecito chiedere.

La storia di questo primo numero rappresenta un buon esempio di fumetto d’intrattenimento, non volendo con questa definizione intendere nessun giudizio qualitativo. Jonathan Steele, per dichiarazione dello stesso Memola, vuole rivolgersi ad un pubblico che negli ultimi anni sembra essere diminuito, quello costituito dai ragazzi, fascia d’età ad appannaggio principalmente del fumetto giapponese; questo peraltro sembra formare, almeno a livello editoriale, il giusto complemento agli altri titoli italiani : se Luna, per packaging prima che per tematiche, punta ad un pubblico preadolescenziale, e se ha oramai in un pubblico più adulto il suo zoccolo duro – specie per i riferimenti al cinema d’azione americano -, la serie di Memola sembra collocarsi tra queste due, come a fungere da ponte, coprendo una fascia ben determinata tra le pubblicazioni italiane della Star.

Di questo primo numero risultano evidenti pregi e difetti che rendono il giudizio piuttosto complesso. La storia, innanzitutto, pur rivelandosi ben costruita, divertente e leggera, si basa quasi tutta sull’azione e non esce da una certa prevedibilità di fondo, con dialoghi un po’ troppo costruiti, in certi punti, e da alcune caratterizzazioni che appaiono poco strutturate. Una su tutte, Holly, la “ragazza per un albo” di Jonathan, che velocemente come appare viene messa da parte con un colpo di scena piuttosto telefonato (almeno per chi conosce come funzionano certi meccanismi un po’ abusati del fumetto italiano). Ai disegni troviamo , proveniente direttamente dalla serie Bonelli, e Riccardo Crosa, una curiosa new-entry nello staff e alla sua prima prova per un fumetto “popolare”. La differenza tra i due non è poca, e lo stacco si avverte con un poco di fastidio. Martino si conferma un discreto disegnatore, anche se non sempre convincente, soprattutto nei volti (molto più stilizzati rispetto al resto), nelle pose e soprattutto nella retinatura, invadente e troppo pesante. In Crosa si avverte un percorso formativo diverso, non stretto nelle scadenze che un mensile impone, che gli ha permesso di creare uno stile più personale e uno storytelling più incisivo; purtroppo, le sue pagine appaiono disegnate in maniera affrettata e maggiormente cartoonistica del solito, scontrandosi con lo stile realistico di Martino. Nonostante queste critiche, l’impatto globale con i disegni rimane più che sufficiente, e accattivante anche per il lettore occasionale.

Alla fine, il giudizio è contrastante: se si sorvolano certi inciampi nella narrazione e nei disegni, ci troviamo di fronte a una soddisfacente storia d’avventura, divertente e fresca, capace di piacere a nuovi e vecchi lettori. In effetti, la sensazione generale rimane incoraggiante per il proseguimento della serie.

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