Cronache

Una matita in carcere: Gianluca Costantini alle Murate di Firenze

Una matita in carcere: Gianluca Costantini alle Murate di Firenze - DSC05242-251x300Quella che ha interessato la zona detta “delle Murate” di Firenze, sede delle ex-carceri e prima ancora antico monastero, ha tutta l’aria di una bella operazione di riqualificazione degli spazi urbani. I vecchi ambienti adibiti a reclusorio penitenziario sono diventati appartamenti, locali pubblici o aree riservate a mostre e incontri; le corti interne, che immaginiamo riservate una volta all’ora d’aria dei detenuti, sono state convertite in piazzette dove ritrovarsi o dove i bambini possono improvvisare partite a pallone tra “quelli con la maglietta” e “quelli a petto nudo”. Predominante è il mattone, caldo e rustico, mentre qua e là restano tracce della precedente identità di quegli edifici: un angolo non intonacato, scale anguste, portoni di ferro arrugginito, finestrelle con le grate. Si possono quasi respirare le storie e le vite che queste pareti hanno assorbito per anni. La rinascita di una zona, quasi nel centro di Firenze, da luogo di detenzione a luogo di aggregazione, è un gesto importante non solo per la riqualificazione della città, ma anche per trasmettere un messaggio politico preciso in direzione contraria alle idee di chi, piuttosto che ripensare le storture di un sistema giudiziario e penale elefantiaco, vecchio, a volte iniquo, preferirebbe costruire carceri su carceri, da affiancare a quelle esistenti e ormai sovraffollate, dove le condizioni sono a volte al limite dell’umano.

Le Murate, proprio per la loro origine, sono state il palcoscenico perfetto per un’esibizione artistica particolare e originale, che proprio sul tema delle carceri, e soprattutto dei carcerati, ha voluto sensibilizzare il pubblico.

In una delle vecchie celle penitenziarie, è rimasto in isolamento per più di un ora a disegnare, senza nessuna distrazione accanto e senza accesso a nessun visitatore, mentre una telecamera fissa sul foglio da disegno inquadrava unicamente le sue mani che tracciavano segni, delineavano corpi, vergavano parole; tutto veniva proiettato sulla parete di una sala aperta al pubblico, in penombra, mentre da due altoparlanti uscivano frammenti di discussioni tra carcerati, dialoghi di film sulla tortura e sulla violenza, canzoni, a volte in un accostamento naturale, altre volte in netto contrasto con i disegni, creando un senso di angoscia e di disagio palpabili.

La mano di Costantini – giunto ormai a un equilibrio invidiabile tra spontaneità del tratto e controllo della tecnica – tracciava sicura linee nere sul bianco abbacinante del foglio, figure senza volto, scene crude di soprusi e torture, segnati da punti di colore “arancione Guantanamo“. Il pubblico passava dalla piazza esterna, dove un DJ alternava brani di musica lounge e si poteva sorseggiare del buon vino, a una sala con colonnato dove la proiezione stessa sembrava ingabbiata. Una performance intensa, sicuramente emozionante, che difficilmente ha lasciato indifferente anche chi era presente per caso; ne è stato prova il silenzio quasi religioso rispettato per tacito accordo dagli spettatori, chi in piedi, chi seduto in terra appoggiato alle colonne della sala.

 

Abbiamo parlato di:
Performance di
in collaborazione con G.I.U.D..A (Geo­gra­phi­cal Isti­tute of Uncon­ven­tio­nal Dra­wing Arts)
Firenze, Le Murate, 12 luglio 2010

Riferimenti:

Il sito di Costantini: www.gianlucacostantini.com
Il sito delle Murate: www.allemurate.it

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