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Interviste

Maurizio Di Bona: quali sono i limiti della satira?

In occasione dell'uscita del suo nuovo volume, "Ereticomix", parliamo di satira come mezzo espressivo secondo Maurizio "the Hand" Di Bona.

Maurizio “theHand” Di Bona, napoletano classe 1971. Ha illustrato per Smemoranda, Piero Pelù, Cranberries, Gillian Anderson, Beppe Grillo, Il Fatto Quotidiano, Il Misfatto, Il Ruvido, L’Ateo, Cadoinpiedi, Radio2. Qui trovate il video di presentazione della sua ultima opera: Ereticomix, per AdagioeBook.

Maurizio Di Bona: quali sono i limiti della satira?

Lavori come illustratore satirico da diversi anni, su vari temi (in particolare, politica e chiesa): quando e perché hai iniziato a utilizzare questo preciso mezzo espressivo?
Ho disegnato le prime vignette di satira politica come reazione istintiva alla chiusura del programma tv di Sabina Guzzanti Raiot nel lontano 2003. Se non fossero arrivati consensi inaspettati ed entusiasti su forum e blog avrei smesso prima che partissero poi le collaborazioni importanti con il Fatto Quotidiano, Misfatto e Ruvido. La scena politica prima d’allora non aveva mai catturato la mia attenzione. Sul fronte anticlericale invece la cosa era già cominciata in precedenza cum gaudio disegnando le copertine de L’Ateo, i lavori su Giordano Bruno e le prime vignette di Ereticomix.

Maurizio Di Bona: quali sono i limiti della satira?Perché la scelta, in Ereticomix, di mescolare sia satira sull’attualità della Chiesa che sul passato dell’Inquisizione?
Semplicemente perché è un continuum. Quella di oggi, che ha il volto bonario e rassicurante di Papa Francesco, dopo quello dogmatico e diversamente affabile di Ratzinger, è il risultato della stessa istituzione che quattro secoli fa torturava gli eretici e bruciava in piazza “streghe” e liberi pensatori. Oggi come allora, amministra il potere agitando diavoli, inferno e sensi di colpa. Mi preme ricordare certi episodi storici che, evidentemente non a caso, si tende a minimizzare e occultare. Certe pagine nere della Chiesa cattolica: dalle vendite delle indulgenze dei Papi “infallibili” che mercanteggiavano metri quadrati nell’aldilà in cambio di beni e proprietà nell’aldiquà ai pedo-porno-scandali insabbiati, fino alle insopportabili ingerenze nella politica dei giorni nostri.

La satira è, per sua natura, scomoda e necessaria. Hai mai avuto problemi o segnalazioni da parte di qualcuno rimasto turbato da qualche tua illustrazione?
Un po’ di ostruzionismi, se vogliamo archiviarli in questo modo, ci sono stati ma erano preventivati soprattutto se ripenso al libro illustrato su Giordano Bruno, che non a caso non sono riuscito ancora a realizzare come vorrei. Trattando certi temi e personaggi che si vorrebbero ricacciati per sempre nell’oblio e ironizzando su altri invece da beatificare tutti i giorni, il rischio di (dis)turbare animi e sensibilità è inevitabile. Spesso però prese di posizione e attacchi sono strumentali e arrivano anche da direzioni del tutto inaspettate.

Sempre a tal proposito, qual è secondo te il limite della satira? La si può considerare davvero libera da qualsiasi vincolo o sussistono dei limiti entro i quali non ci si deve spingere?
Questione molto dibattuta ciclicamente senza cavare mai il solito ragno dal solito buco. E buon per lui, poverino, e per tutti noi aggiungerei. Come chiedere di fare un urlo silenzioso o far volare un’aquila in un ascensore! Chi li fisserebbe poi i limiti? Metti caso che il potere decisionale cada nelle mani di Giovanardi… non mi resterebbe che cavarmi gli occhi con la matita!

Che tipo di processo creativo richiede una tua vignetta, dall’idea alla messa su carta?

Anche in questo caso non ci sono regole o canoni da seguire alla lettera perché altrimenti si rischia di stare davanti al foglio bianco per ore senza che succeda niente o che si cada nell’autoipnosi. Capita invece che vai in cucina a prepararti un toast e mentre apri il frigo “vedi la luce” e arriva l’idea! E’ come captare una tacca di wi-fi libero, bisogna muoversi. Vado a correre anche per questo motivo.
Maurizio Di Bona: quali sono i limiti della satira?
Hai dedicato delle vignette a Charlie Hebdo. In che modo sei stato ispirato dal loro lavoro?
Non mi sono mosso di un centimetro rispetto al percorso già intrapreso sul fronte della satira su certi temi e personaggi che mi stanno a cuore. Vedi, la satira un limite forse ce l’ha già: non protegge chi la fa. Andrebbero inventate delle matite che all’occorrenza si trasformano in spade laser e se potessi scegliere l’arma opterei per quella specie di spara punti da tappezziere che avevano in Spazio 1999, così appena m’irrompe in casa il fanatico incappucciato BzZzzzZBZZZZzzzzz!!

Pensi che il battage mediatico successivo all’attentato alla sede del giornale abbia influito sull’opinione pubblica nei confronti dalla satira?
Quale migliore risposta e occasione (persa) perché i giornali tutti aprissero al loro interno un bell’inserto di satira (considerato che nel 99% dei casi sono ancora finanziati con soldi pubblici) e dessero spazio e lavoro a chi scrive e disegna in questo senso. Approfitto per ribadire che chi fa questo mestiere non si nutre di aria, gloria e radici, come erroneamente ancora si crede. Sull’opinione pubblica, certo! All’incirca per 48 ore, quando tutti “Je suis Charlie”! Poi ognuno è tornato al suo posto sul divano e i “Charlie” si sono risintonizzati su quel programmone frantuma-neuroni dove ci sono Uomini e Donne, per capire di quanti centimetri si fossero allungate le corna di Cazzonio per colpa di Troiana nel lasso di tempo in cui si erano distratti con altro.

Ci sono argomenti su cui non faresti mai satira?

Sul mega attico del cardinale Bertone, a patto che me ne dia un pezzettino piccolo piccolo per  dimorare nei prossimi mesi. Anche il 5% andrebbe benone, gli resterebbero 475 metri quadrati, non se ne accorgerebbe nemmeno.

Intervista rilasciata via email il 20 ottobre 2015

 

1 Commento

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  1. texor

    24 novembre 2015 a 09:25

    L’anticlericalismo cavolo che novità….innovativo il tipo…..

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