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Orme #1

Orme #1 - immagine1-1998Dopo aver esordito immettendo nel circuito delle fumetterie una serie di volumi che peccavano di una cura grafica ed editoriale davvero deficitaria, al di là dell’effettivo interesse dei titoli per lo più pescati dal catalogo della defunta Lexy (dal Supreme di a Strangers in Paradise), la Free Comics torna ad affacciarsi sul mercato, dopo una “pausa di riflessione” che ha portato ad un deciso riassetto redazionale interno, presentando alcune interessanti iniziative in occasione della recente Lucca Comics 2004.
Oltre ad una serie di albi monografici che vanno dal ripescaggio di Desdy Metus all’inedito Sara & Pol fino al Borderline di Trillo e Risso (che sarà riproposto in formato bonelliano), la vera sfida è rappresentata dalla rivista antologica Orme.

Sfida è il termine più appropriato per definire gli intenti di una testata che già dal sottotitolo, Fumetti che lasciano il segno, rivela tutte le sue ambizioni. Una sfida perché tale è il coraggioso tentativo di riportare in auge una formula editoriale come quella della rivista d’autore che, seppure abbia rappresentato un passo fondamentale per l’affermazione e la diffusione del fumetto come espressione culturale ed artistica di primo piano nel nostro paese, sembra aver ormai fatto il suo tempo. In un momento come quello attuale in cui l’edicola è davvero poco ricettiva per prodotti di tale genere che trovano quindi una più consona collocazione in volumi monografici da libreria, Orme rappresenta quindi un’operazione assolutamente degna di attenzione, anche in virtu’ del fatto che il menu’ di questo primo numero si presenta davvero ricco.
La palma del migliore spetta senza dubbio a che propone tre brevi storie di ordinaria quotidianità ad esemplare rappresentazione di quelle straordinarie avventure qualsiasi cui ci ha abituati. Franco Matticchio dalla sua ci propone una storia onirica e surreale del suo Ezekiah Jones alle prese con Il Richiamo della Foresta, mentre e Lilia Ambrosi con Il Richiamo, scavano nell’animo di una donna sola alle prese con gli affetti, i ricordi, le frustrazioni del vivere comune. Interessanti i Racconti della Foresta Elettrica dello spagnolo Keko, due originali storie noir davvero ben disegnate, mentre il brasiliano Gilberto Maringoni ne L’angelo caduto ci rivela le amare conseguenze delle ambizioni di un giovane aspirante pilota d’aerei. Poco incisiva invece Samarcanda di , breve storia di guerra senza parole.

Eppure sfogliando le pagine della rivista ci si accorge che le pecche non mancano. Se la grafica generale è piuttosto curata e piacevole, nonostante la sua austerita’, la carta lascia trasparire la stampa delle altre pagine e non mancano sbavature d’inchiostro all’interno delle vignette. Ma al di là di problematiche di carattere tecnico, il punto è che Orme sembra mancare di una vera e propria anima, di una linea editoriale precisa che dia alla pubblicazione una identità ben definita. Dall’intimismo del duo Mattotti/Ambrosi al noir di Keko fino all’ironia surreale di Matticchio la rivista appare insomma come un contenitore di frammenti poco legati l’uno all’altro il che, va sottolineato, non scalfisce un giudizio tutto sommato positivo sulle singole storie a fumetti pubblicate. Ma la loro eccessiva brevità fa sì che nessuna riesca davvero a lasciare il segno, a stimolare le riflessioni che auspica Silvano Mezzavilla nel suo editoriale.

e’ davvero presto per trarre conclusioni; possiamo soltanto dire che, affinche’ Orme possa affermarsi, ha certo bisogno di mettere dei punti fermi, creare una certa continuità e omogeneità di contenuti che le garantiscano la riuscita ed il successo.

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