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Segreti e spie: intervista a Matt Kindt

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autoritratto di Kindt

Ciao Matt, questa è la prima volta che visiti l’Europa per promuovere i tuoi libri?
Sono stato ad Angoulême alcuni anni fa per promuovere il mio libro precedente, Three Sisters, che in Francia è già uscito.

Com’è iniziato il tuo interesse per i fumetti? Cosa ti ha fatto pensare di intraprendere il lavoro di fumettista?
Diciamo che ho sempre letto fumetti sin da quando avevo 8 anni, quando mio fratello più grande me li passava. A quei tempi praticamente c’erano solo Marvel e DC, ma una volta adolescente scoprii pubblicazioni indipendenti come Eightball di Daniel Clowes e mi si aprì un mondo, perché capii che ci poteva essere qualcosa di più adulto. Quindi quando li lessi la prima volta per me fu come una rivelazione, e iniziai a pensare che forse potevo fare anch’io qualcosa del genere.
Avevo sempre letto fumetti supereroistici, ma non pensavo affatto che avrei potuto disegnare in quello stile, non mi ci vedevo proprio a passare la mia vita a disegnare supereroi.

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Riguardo al tuo primo libro uscito in Italia, Superspy, qual è il concetto principale che sta alla base?
Ci sono un sacco di idee: quando inizio un libro non riesco a pensare a cosa in particolare tratterà il libro, faccio una lista di personaggi e situazioni che vorrei presentare.

Quindi si tratta di tutta una serie di idee e circostanze diverse che confluiscono in un’unica storia.
Sì, il libro è articolato in 23 capitoli, quindi ho avuto bisogno di studiare singolarmente per ognuno di essi e fare anche delle ricerche.

Prima di parlarti dell’idea che ho avuto io riguardo a Superspy, vorrei chiederti come si è svolto il processo di costruzione di questo libro composto da così tanti capitoli incrociati tra loro, la cui comprensione non è immediata nemmeno per il lettore.
Ho scritto il libro nello stesso ordine in cui è composto, lo stesso in cui lo leggete. In fondo alla mia mente cominciavo a pensare come se andassi avanti ed indietro nel tempo, la successione degli eventi era mescolata nella mia testa, ma sapevo ad esempio che quel particolare personaggio sarebbe morto in quel vicolo. In realtà non avevo un progetto o una mappa appesi nel mio studio.

Segreti e spie: intervista a Matt Kindt - voyeur_06Allora non sapevi bene come sarebbe andata, ma ce l’avevi comunque già in testa. Quindi non lavori in maniera molto complessa, porti avanti la tua idea giorno per giorno…
Sì, è vero. Infatti non credo che lavorerei bene insieme a uno sceneggiatore. Disegnare prende molto tempo, ed essendo sia scrittore che disegnatore delle mie storie, posso assecondare il corso che ha la storia nella mia mente. Magari aggiungere capitoli quando e dove voglio. Se fossi insieme ad uno sceneggiatore impazziremmo entrambi!

Segreti e spie: intervista a Matt Kindt - damned01Quindi tecnicamente, tu non realizzi prima uno storyboard.
Diciamo che realizzo una bozza scritta approssimativamente, ho fatto in questo modo anche per Superspy. E poi faccio piccoli disegni per avere un idea di quante vignette prenderà una scena, e solo dopo passo a fare i veri e propri disegni, quindi inchiostro e in solo in questo momento penso realmente ai dialoghi.

Tornando al tema centrale di Superspy, ho letto il tuo libro “3 Story” (Dark Horse), e anche da questo fumetto si capisce come tu abbia proprio un debole per le spie. E specialmente dopo aver letto questo libro ho consolidato l’idea che tu non parli di spie perché ti piacciono le storie alla James Bond, ma perché in realtà ti piace usarle come metafore per parlare delle relazioni tra persone normali nella vita di tutti i giorni.
Sì, l’idea della spia è molto semplice, a tutto ha a che fare col mentire riguardo a chi sei e cosa fai. È una cosa così normale, in cui non c’è quasi niente di male, lo fa chiunque ogni giorno.

Segreti e spie: intervista a Matt Kindt - sktch26Cosa puoi dirci di 3 Story, che è molto bello e mi auguro possa essere presto pubblicato anche in Italia? Dopo aver prodotto i tuoi libri per un piccolo editore indipendente come Top Shelf, uscire per Dark Horse è per te un bel passo avanti, no?
Sì, è vero, è un ottimo passo avanti nel mercato per me e mi sono trovato bene. 3 Story è la storia un uomo che cresce fino all’altezza di tre piani (story in inglese – ndr), e c’è un gioco di parole perché a sua volta il racconto è diviso in tre storie, quello di lui, di suo moglie e di sua figlia. Mi piaceva l’idea di raccontarlo da più punti di vista. Nella storia non riesci mai a entrare del tutto nella testa del personaggio e questo aspetto mi piaceva molto.

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Segreti e spie: intervista a Matt Kindt - comic2Il libro racconta una storia molto più triste di quanto potrebbe sembrare all’inizio della lettura, una storia che narra di sentimenti veri e comprensibili da tutti.
La cosa buffa è che in America sono già uscite diverse recensioni di questo libro, e ognuna ha un punto di vista totalmente diverso dalle altre, o un interpretazione diversa sul significato metaforico della figura del gigante. Alcuni pensano sia una metafora dell’America di oggi, altri pensano alla figura del padre. Per me comunque rappresenta qualcosa di personale, per me c’è sempre qualcosa di personale nei libri.

Segreti e spie: intervista a Matt Kindt - scarlet-streetRiguardo al tuo stile di disegno, che probabilmente guarda molto anche da autori e stile europei, quali sono le tue principali influenze artistiche?
Il mio stile si è evoluto molto nel corso degli anni, ma non sono uno che guarda molto all’operato di altri autori. Mi piace Alex Toth, Paul Pope, tutti i vecchi autori della EC Comics.
Mi piacciono anche alcuni autori francesi come Joan Sfar o Guibert, o anche l’italiano Gipi. Mi piace chi usa colori ad acqua. Recentemente mi è piaciuto molto il nuovo libro di David Mazzucchelli, Asterios Polip, è veramente incredibile. Lo seguo sin da quando ero un ragazzino e disegnava per Daredevil. Ciò che apprezzo in libri come il nuovo di Mazzucchelli è che hanno la capacità di avvicinare nuovi lettori verso il fumetto, lettori adulti che magari non avevano mai letto romanzi a fumetti.

Qual è l’impressione che hai avuto a venire qui in Italia e in Europa e a pubblicare i tuoi libri qui?
È davvero una bella esperienza perché sto avendo un po’ la stessa impressione che ho avuto già quando sono andato in Francia per l’uscita di 3 Sisters. Si respira un atmosfera diversa rispetto agli Stati Uniti, come se ci fosse un maggior rispetto per il fumetto. Qui ti senti più come un professionista. Mi piace anche molto la location, essere qui in mezzo alla città (naturalmente, Lucca – ndr).

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Sai se “3 Sisters” sarà pubblicato anche Italia?
Non ne sono sicuro ma me lo auguro, perché ci sono alcuni personaggi che poi appaiono anche in Super Spy. C’è qualcosa che unisce i due libri.

Segreti e spie: intervista a Matt Kindt - marvel_girlVolevo chiederti qualcosa riguardo anche al tuo lavoro come grafico, tu realizzi delle copertine davvero belle per i libri dell’editore Top Shelf.
Ti ringrazio. È il mio lavoro principale, che faccio da dieci anni, prima di riuscire ad andare avanti con i soli fumetti. Mi sono fatto un sacco di esperienza in questo campo e ho sempre creato la grafica anche per i miei libri, perché lo ritengo un lavoro che è parte integrante dell’opera, e quindi ho sempre ritenuto importante che il design rispecchiasse in un certo senso la storia. Quindi ora che me lo posso permettere non lo faccio più a tempo pieno, ma continuo a farlo per Top Shelf, il mio primo editore, per i libri che mi piacciono, come per esempio quelli di Alex Robinson, la ristampa di Tricked sta per uscire a breve, o come Essex County di Jeff Lemire perché i suoi libri mi piacciono. Quindi ora per me è divertente anche poter rifiutare dei lavori.

Sia tu che Lemire state pubblicando i vostri libri per editori più importanti…
Sì, stiamo per uscire per Vertigo, il libro di Jeff Lemire è appena uscito, mentre il mio è in uscita per l’estate.

Bene, grazie di averci concesso il tuo tempo, Matt.
Grazie a voi!

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Riferimenti:
www.mattkindt.com

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