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Berlin – La citta’ delle pietre

Berlin - La citta' delle pietre - immagine1-2384 è il giovane autore di Giara di Stolti, edito in Italia da Black Velvet, esordio sorprendente per maturità e intensita’. All’autore originario del New Jersey piacciono le sfide, e dopo il successo ottenuto con l’opera citata, da qualche anno si è impegnato in un racconto ambizioso e complesso, quel Berlin di cui abbiamo fatto la conoscenza grazie al primo volume, La città delle pietre, edito dalla Coconinco Press.
Berlin è a tutti gli effetti un romanzo storico, ambientato durante l’effimera Repubblica di Weimar, in Germania, negli anni tra le due guerre mondiali. è ambizioso per il contesto storico, rappresentato in modo preciso e documentato, e per le dimensioni dell’opera: un lavoro di anni che porterà – Lutes non ha ancora completato il lavoro in patria – a tre corposi volumi di circa duecento pagine ognuno.

La Berlino degli anni ’30 che scopriamo nelle pagine del primo volume è una città in pieno fermento culturale e sociale, ricca di contraddizioni, di aspettative e soprattutto di insoddisfazioni e malumori. Lutes decide di seguire i percorsi di vita di alcune persone – un giornalista, un’artista in erba, una madre sopraffatta dalla povertà e da un marito nazionalsocialista, una famiglia ebraica, ecc. – per raccontarci un microcosmo in crisi. Una crisi che mette in discussione qualunque riferimento morale e sociale, che origina dal senso profondo di sconfitta della Germania del primo dopoguerra. Prima del Muro, Berlino è già di fatto una città divisa, dove spinte centrifughe si muovono in direzioni opposte: comunismo e nazionalsocialismo, tedeschi e immigrati, borghesi e proletari, reduci di guerra e imprenditori senza scrupoli.
Come sappiamo, ogni crisi è preludio a cambiamenti e trasformazioni radicali, che in questo caso sfoceranno nel nazismo di Hitler, nella seconda guerra mondiale, nella scissione territoriale e morale di Berlino, in quel muro che sarà per anni simbolo della Guerra Fredda e della bipolarizzazione politica del mondo intero.

Lutes sembra conoscere perfettamente quel mondo. E ce lo restituisce con uno sguardo leggero, sensibile, non invasivo, privo di intenti spiegazionisti, senza la volontà di dimostrare alcunche’. Uno sguardo sorprendente per un autore statunitense, se si pensa all’opera di demonizzazione che da sempre è stata fatta nei confronti di quella Germania, di quel popolo. Anzi, in alcuni momenti, l’umiliazione imposta alla Germania sembra porsi come elemento scatenante della crisi, tanto da mettere in discussione l’operato delle “forze del bene”, degli alleati vincitori.

Lutes sceglie uno stile narrativo molto preciso per raccontarci questa storia; sceglie la semplicità e la chiarezza. Come dichiarato dall’autore stesso, Berlin è scritto per la gente comune, le persone che non leggono abitualmente fumetti, i lettori occasionali. In Italia si potrebbe dire che si tratta di un opera fatta per le librerie di varia e non certo per le librerie specializzate in fumetti. Sul piano stilistico questo si traduce in un segno chiaro, lineare, attentissimo alle prospettive, al realismo, decompresso e rilassato. Il lettore entra facilmente in contatto con quell’universo e con i personaggi, a loro volta perfettamente riconoscibili.
Malgrado questa ricerca, l’autore è bravo nel valorizzare tutto un mondo artistico che ha radici profonde nella tradizione del fumetto mondiale, dalla ligne claire francese, al fumetto sudamericano, a certo fumetto giapponese, al nostro Giardino, e naturalmente al fumetto d’autore statunitense. Una sintesi in continua evoluzione – ricordiamoci che il completamento dell’opera avverrà in un arco di tempo di quasi dieci anni – che non sembra perdere omogeneità e facilità di lettura.
Anche la sceneggiatura ha uno sviluppo lineare, naturale. Dialoghi brevi, nessun monologo fiume, pochissime didascalie, un ritmo magistrale che permette al lettore di calarsi pian piano in quel mondo, in quei territori lontani, nel tempo e nella cultura.

Berlin - La citta' delle pietre - immagine2-2384La Berlino degli anni ’30 è una delle città europee più colte, più vive, che, come Parigi, raccoglie vite da tutto il mondo e le trasforma, facendole proprie e uniche. In questo fermento, in questa ricchezza, si rivela l’intento principale di Lutes, così attento al fattore “umano” di una storia: nel contesto di Berlino è possibile osservare l’umanità da molteplici punti di vista contemporaneamente. Gli incontri-scontri di quella diversità generano automaticamente tensioni narrative che vale la pena raccontare e leggere. Tutto cio’ è possibile anche grazie al lungo e continuo lavoro di documentazione che l’autore ha sviluppato, che gli permette di rappresentare in modo vivo e preciso ambienti, oggetti, e soprattutto percorsi mentali, culturali.
La vita di un giornalista disilluso dalla politica e dall’amore sono così il pretesto per parlare del comunismo di Lenin, del significato delle manifestazioni di piazza, del bisogno di schierarsi apertamente per non sentirsi fagocitati e dispersi. Gli studi di una giovane artista all’accademia delle Belle Arti sono un modo per riflettere sulla prospettiva, sulla rappresentazione della realtà e del mondo, sul significato profondo di essere autenticamente artisti. E così via.

In un equilibrio efficacissimo tra realismo e melodramma, Lutes osserva e mostra, senza dare spiegazioni. E coinvolge con la sua semplicita’, la sua leggerezza e la sua linearita’, che fanno di Berlin un’opera unica ed efficace.

Berlin – La città delle pietre
di Jason Lutes
, 216 pag., b/n, bross., 13,50 euro

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