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Fats Waller

Fats Waller - immagine1-2383Esistono molti modi per raccontare una storia, altrettanti per scrivere e disegnare una biografia. Sampayo per narrarci la vita e le gesta di Fats Waller, uno dei più talentuosi pianisti e compositori della storia del Jazz, sceglie la via più tortuosa e meno immediata alla lettura, evitando di elencare fatti, date e personaggi, ma assemblando istantanee e piccoli episodi.
Piu’ alla ricerca di un’impressione, di un sentimento generale che riassuma il senso di una vita, piuttosto che una narrazione nozionistica. Quello che ne scaturisce è un ritratto volutamente sfuocato, aritmico, indefinito, parziale, che ad una prima lettura lascia abbastanza interdetti ed insoddisfatti, abituati come siamo a che tutto ci venga spiegato. Il tentativo, forse nel caso un po’ contorto, di offrirci una chiave di lettura eccentrica e speciale, contrasta col bisogno di capire e approfondire chi fosse questo grasso e geniale pianista di colore. Se volete solo questo, guardate da un’altra parte, perché qui invece potete solo avere un’interpretazione sentita e affascinante di un jazzista e del suo tempo, anche se cio’ non è un limite, ma al contrario è uno degli aspetti qualificanti di questo fumetto.
Tant’e’ vero che l’artista in questione, anche se è il centro dell’attenzione dei due autori, non è il solo personaggio di cui andiamo a leggerne le gesta, come se in realtà cio’ che ci è stato sottoposto non fosse una semplice biografia, ma un affresco corale che si muove e si genera attorno alla musica di Waller, come se essa fosse lo spirito impalpabile, ma insostituibile, di quei giorni. Di quei giorni e di molti luoghi, pero’, visto che alcune vicende raccontate (apparentemente slegate tra loro) hanno radici in Europa, segno di una universalità della musica e del linguaggio musicale tout-court. Quella di Waller sembra quasi essere il motore che fa girare gli ingranaggi della Storia, che inevitabilmente accarezza e si interseca con il dramma della seconda guerra mondiale.
Pur magnificando un’arte che da sola unisce i destini di comparse così distanti e diverse, la figura del jazzista newyorkese risulta quasi inadeguata, lontana dalla consapevolezza di essere artefice di note indimenticabili, distratta com’era nell’inseguire una stabilità economica, effimera ed irraggiungibile. Un lavoratore a cottimo che pesava le proprie canzoni come se fossero un qualsiasi altro tipo di merce, da sfornare per poter pagare gli alimenti alle mogli e per sostenere il suo fatale amore per il bere.

La meraviglia di questo libro sta soprattutto nella sua parte visiva. sfoggia un segno elegantissimo e raffinato, che tradisce tutto l’amore per queste ambientazioni, per il periodo storico descritto e per il personaggio raccontato. Una dimensione iconografica che l’autore aveva già dimostrato di saper padroneggiare, ma che qui raggiunge un nuovo apice.
Con questo lavoro Igort si impone come uno dei migliori interpreti della narrativa disegnata, in possesso di quell’inspiegabile e poco tangibile capacità di coinvolgere il lettore e di essere a sua volta coinvolto nell’immateriale profondità dell’opera.
Mezzi toni e colori tenui raccontano lievemente la musica che sfugge e danza tra le vignette, invisibile e sempre presente colonna sonora di un raccontare sospeso tra suggestione e liricita’. Un disegno che non è solo linee, inchiostro e colore, ma estensione della capacità dell’autore di mettere su carta esperienze, sogni, desideri. Tutto cio’ trasuda del nutrimento artistico che l’autore ha assorbito nell’arco della sua vita e della sua carriera, egregiamente espresso in una sintesi asciutta e poco incline al manierismo. Sintesi che rivela la preparazione culturale e artistica di un autore che credo non abbia ancora smesso di stupire, come si evince da queste pagine e come spero ci dimostrerà in futuro.

Links:
www.coconinopress.com
www.igort.com

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