Interviste

Il Sorriso della Bagiua – I fratelli Scibilia

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Il Sorriso della Bagiua - I fratelli Scibilia - immagine1-1885Ba’giue erano le donne a cui ci si rivolgeva per essere curati, conoscere la propria sorte, dare una spiegazione a eventi incomprensibili. Ma anche coloro contro cui si puntava il dito quando un evento nefasto irrompeva nella vita di una famiglia o di una comunita’. Allora diventavano infanticide, evocatrici di tempeste, seguaci del demonio. L’incarnazione stessa del male. Fu così che nel 1587 si aprì uno dei capitoli più bui della storia di Triora, quello del processo alle streghe. Una follia collettiva che sconvolse un paese e che riviviamo attraverso gli occhi di un padre, una madre e una bambina. Ognuno dominato dalle sue paure. Ognuno scagliato in un proprio inferno personale da quell’istinto irrazionale che nei Tarocchi ha il volto del Diavolo. E’ l’inizio di una notte profonda. La discesa negli abissi dell’animo umano.

Iniziare nel più classico dei modi non può che portare bene all’intervista. Una breve presentazione di entrambi, dal punto di vista didattico , potrebbe essere utile per mettere in luce il vostro retroterra culturale.
Andrea: Ho dovuto interrompere il Liceo Scientifico al terzo anno per motivi di salute e ho deciso in seguito di orientarmi verso studi più umanistici scegliendo un liceo con un indirizzo linguistico. Mi sono quindi iscritto alla facoltà di Lingue e Civiltà Orientali dell’Università Cà Foscari di Venezia per poter continuare a studiare Giapponese, lingua che ho iniziato da autodidatta all’età di 15-16 anni.Mi è sempre piaciuto scrivere e già da ragazzo creavo di mio pugno le avventure per i giochi di ruolo che usavo con gli amici, tra cui la storia che doveva essere la base per un fumetto ma che per ora rimane ancora nel cassetto intitolata “Eriu“.
Alessandro: Ho concluso solo il biennio al Liceo Scientifico, cui avrei preferito una scuola d’arte, ma avrei dovuto spostarmi o a Cuneo o a Savona e all’epoca non me la sentivo. Ho deciso di andare a lavorare con mio padre come idraulico e questo mi ha consentito di conoscere Carlo Marcello, il disegnatore di Tex che era suo cliente. L’ho conosciuto quando stava disegnando la sua prima storia di Tex e in me si è riaccesa la scintilla per il disegno: ho ricominciato a riprendere la mano che se ne era andata anche grazie all’aiuto di Marcello che mi ha seguito. Continuavo a lavorare con mio padre e nei ritagli di tempo disegnavo facendo correggere a Marcello le mie illustrazioni. Poi, immobile per la rottura di una gamba, ho pensato seriamente al fumetto e Marcello mi ha passato una sceneggiatura sulla quale lavorare, cosa che non avevo mai fatto. Da lì ho continuato a fare esperienza fino ad oggi.

Per ora, e devo confessare che parlo sinceramente, sono veramente impressionato dal vostro lavoro, “Il sorriso della Bagiua”. Mi potreste parlare diffusamente di questo lavoro, partendo dagli inizi e magari, gettando uno sguardo sul futuro prossimo?
Andrea: Il mio progetto “Eriu” si stava rivelando troppo grande. Allora decisi di lavorare a qualcosa di più facilmente realizzabile indirizzandomi verso una storia fantasy, ambientata in un mondo parallelo in cui esisteva una sorta di Inquisizione. Anche questo pero’ finì per allargarsi troppo, così decisi di fermarmi. Era il periodo in cui iniziai ad appassionarmi a Triora, a visitare il paese, scattare foto. Fu dunque una conseguenza adattare l’inizio della storia alle vicende che circondano il borgo ligure. La collaborazione con mio fratello è stata ancora più stretta in questo caso: un numero 0 in cui mi premeva presentare un luogo e soprattutto un’atmosfera. Per quanto riguarda cio’ che accadrà nel “Sorriso”, posso anticipare che ci sarà uno sviluppo molto particolare di uno dei personaggi, una caratterizzazione che sarà interessante gestire anche dal punto di vista narrativo.

Per quel che riguarda la tua tecnica narrativa, Andrea, da cosa trae spunto?
Andrea: Sono un grande appassionato di horror. Mi piacciono autori come Lovecraft, Poe, nonche’ il fantasy dal classico Signore degli Anelli ad autori irlandesi legati alla mitologia celtica. Cio’ che amo è creare un’atmosfera: un horror inteso non come splatter ma come thriller psicologico. Vien da se’ il legame con il cinema giapponese di questo tipo, dalla new wave di film come i vari The Ring a cose (film e anche fumetti) precedenti. Diranno che i miei fumetti tendono poco all’azione, ma preferisco concentrarmi sui personaggi, crearne di credibili e soprattutto approfondirne il piano psicologico. Cosi sarà anche questo fumetto: vengono prima i personaggi e su di loro sarà costruita la storia.

Andrea, come avviene il processo di creazione?
Andrea: Io ho la fortuna di fare spesso dei sogni particolari. Sogni precisi e coerenti, con un inizio, uno svolgimento e una fine. Insomma, delle mini-sceneggiature se vogliamo. Molte storie nascono da questi sogni, così come molte suggestioni e atmosfere.

Alessandro, come definiresti il tuo stile? Tenti di caratterizzare in un particolare modo il tuo disegno?
Alessandro: Io adoro i chiaroscuri e per rendere le atmosfere del “Sorriso”, così cupe e notturne, ho scelto di usare molto nero. Una scelta fatta per mettere in luce anche i sentimenti delle persone, quel buio dell’anima descritto da Andrea. Ho dato molta importanza anche all’aspetto paesaggistico, visto il suo ruolo fondamentale nella storia. Per Triora mi sono documentato fotograficamente sul luogo per cercare di avvicinarmi il più possibile alla realtà storica del paese, anche se cio’ mi è stato possibile solo in parte: molte cose infatti sono cambiate dal 1587, anche a causa della guerra che ha raso al suolo molti degli edifici antichi che appaiono nel fumetto. Ho optato per la rappresentazione di posti chiave, riadattati per l’occasione. La “Cabotina” (il luogo in cui si svolgevano i sabba secondo la leggenda ndi), ad esempio, in origine era un semplice bosco di alberi di noce. Io l’ho ripresa mostrandola come appare oggi, in modo che si associ la Triora odierna con gli avvenimenti dell’epoca.

Come viene realizzata una tua tavola? Qual è il tuo equipaggiamento?
Alessandro: Inizio leggendo attentamente la sceneggiatura e cercando di capire quello che intende dire mio fratello (risate di Andrea ndi). Poi realizzo un breve layout delle vignette, molto abbozzato, per dedicarmi quindi alla documentazione. Fatte le matite, in genere molto pulite e precise, passo all’inchiostrazione. Per le prime tavole ho cominciato con l’uso del pennino e del pennello, ma andando avanti mi sono accorto che il solo pennello mi permetteva di dare un segno molto più sporco, spezzato e ruvido. Il pennello a secco, inoltre, mi è stato utile per enfatizzare gli ambienti molto rustici tipici della zona.

Alessandro, qualche maestro ispiratore o semplicemente qualche disegnatore che ami particolarmente?
Alessandro: Mi piacciono molto Fabio Celoni, Corrado Roi e Pasquale Frisenda di Magico Vento, John Cassaday, Bryan Hitch e Tim Sale.

Il vostro lavoro di sceneggiatore e disegnatore rispettivamente vi permette comunque di collaborare strettamente? Non vi dividete solo il lavoro ma cercate di consigliarvi l’un l’altro oppure no?
Andrea: Essendo per studio a Venezia, era normale per me collaborare con Alessandro via e-mail. In genere lui mi spediva un primo layout e io glielo commentavo, indicando eventuali correzioni o cose da rivedere. Naturalmente, le classiche liti tra disegnatore e sceneggiatore erano all’ordine del giorno. In particolare quando secondo me Alessandro non metteva nella giusta evidenza elementi importanti per lo sviluppo futuro della storia. In questo senso so di essere molto, forse troppo, puntiglioso e chi ci rimette è sempre il povero disegnatore! A parte questo, è capitato anche che Alessandro riuscisse a rendere alcune cose ben oltre la mia sceneggiatura, creando un’atmosfera unica.
Alessandro: La nostra è una collaborazione a 360 gradi. Discutiamo ogni scelta grafica e narrativa e alla fine il risultato è sempre una commistione delle idee di entrambi.

Il tema trattato implica scelte iconografiche e narrative piuttosto cupe e introspettive. Siete affascinati da queste tematiche oscure, tenebrose?
Andrea: Sicuramente mi piacciono molto le atmosfere cupe. Quello che scrivo tende sempre verso tinte dark, atmosfere che richiamano la mia passione per l’esoterismo. Come laureando in storia delle religioni, nutro una grande curiosità per ogni tipo di dottrina, mistica, credenze folkloriche quali retaggio di antiche tradizioni. Dalle religioni assiro-babilonese, egiziana, greca, passando per l’India ed arrivando fino al Giappone. Sono inoltre un grande appassionato di magia e stregoneria occidentali: sia la magia distorta, filtrata attraverso gli occhi di organi di repressione quali l’Inquisizione, sia quella contemporanea, la cosiddetta “wicca” con le sue infiltrazioni new-age. Questi miei interessi si rifletteranno nel “Sorriso” in particolare dal n.1.

Il Sorriso della Bagiua - I fratelli Scibilia - immagine2-1885Parlami della iniziativa di associare al fumetto un Tarocco (quello del diavolo nella fattispecie).
Andrea: L’idea dei Tarocchi è nata dalla mia passione nel ricercare aspetti simbolici in tutto quello che scrivo. E considerando i Tarocchi come un percorso simbolico, mi è sembrato interessante associare le 22 lame degli Arcani Maggiori ai capitoli del “Sorriso”. Un’associazione data da aspetti del comportamento che, se analizzati nel profondo attraverso i loro significati meno evidenti, consentono di comprendere meglio la psicologia dei personaggi e il motivo di determinate loro scelte o azioni. L’ordine delle carte, così come si sviluppera’, sarà volutamente arbitrario, in modo da seguire il tessuto narrativo della storia. Il numero 0, ad esempio, non è associato all’Arcano 0, Il Matto, ma al quindicesimo, Il Diavolo, perché rappresentando l’istinto più puro e non condizionato dalla razionalita’, si associa perfettamente alla dimensione inconscia e buia di molti dei personaggi presenti, soprattutto a quello del padre.

Hai parlato di altri tarocchi. Quindi il fumetto proseguira’?
Andrea: Se consideri che il numero complessivo degli Arcani Maggiori è 22, è naturale che, almeno in origine, la mia idea fosse quella di proporre altrettanti capitoli del fumetto. Tuttavia, per quanto mi piacerebbe portare avanti la storia fino alla sua naturale conclusione, non dipende strettamente da me. Il numero 0 è uscito grazie al contributo del comune di Triora e di un amico che ci ha aiutato nell’impaginazione e nella stampa, ma il futuro risulta al momento nebuloso. Parlando del progetto completo, la storia dovrebbe dividersi in 3 mini-saghe da 7 capitoli ciascuna (che col n.0 fanno 22 capitoli ndi), ma il tipo di edizione e il numero di pagine dipenderà dall’editore che avrà il buon cuore di pubblicarci. Al momento ne stiamo discutendo con una casa editrice, ma non voglio sbilanciarmi troppo per scaramanzia!

Che fumetti leggete ultimamente?
Andrea: Sono sempre stato un appassionato di fumetti. Quando ero piccolo leggevo soprattutto Martin Mystere, ma poi, complice la passione per l’Oriente, mi sono spostato verso il fumetto giapponese. Ho letto (e leggo) con interesse “La storia dei Tre Adolf” di Tezuka, o fumetti come “Ushio e Tora“, “3×3 Occhi” e “Vagabond“. Purtroppo ho sempre meno tempo, e ultimamente, se posso, preferisco leggere libri, soprattutto saggi o classici, o vedere film.
Alessandro: Ho iniziato leggendo Dylan Dog, che seguo tuttora insieme a Magico Vento e Dampyr. Recentemente mi sono avvicinato ai comics americani, in particolare all’universo Ultimate della Marvel: mi è piaciuto “Ultimates” di Mark Millar e Bryan Hitch per il disegno e la costruzione dinamica delle tavole.

Qual è il vostro rapporto con il fumetto giapponese?
Andrea: Quello che mi piace molto dei giapponesi è il loro modo di narrare e impostare un progetto. Sono lontanissimi dal nostro classico fumetto bonelliano. Per me prima viene un’idea, una storia, o qualcosa che voglio dire, comunicare. Quindi un mondo che le faccia da sfondo, un universo che con la sua atmosfera susciti nel lettore un’emozione visiva e lo immerga nella narrazione. Infine nascono i personaggi che, con le loro azioni e i loro sentimenti, interagiranno in quest’universo e cresceranno nella storia. Sono i personaggi che nascono e si adattano al mondo, non viceversa. Ogni storia presume che ci sia un inizio, uno svolgimento e una fine. Per questo non mi piace il fumetto seriale italiano in cui la storia viene creata intorno a un personaggio e tende all’infinito, con la sua ripetitività e gli inevitabili vuoti creativi. In questo senso preferisco decisamente l’approccio giapponese. Sia per questo discorso, sia per quanto riguarda la scelta di un unico disegnatore (che in Giappone coincide per lo più con lo sceneggiatore), visto che a mio parere un fumetto deve essere legato ad un’impronta grafica che lo caratterizzi al pari della narrazione.

E con quello cosiddetto “d’autore”? Il vostro potrebbe tranquillamente inserirsi nel filone, non pensi che l’Italia sia un mercato piuttosto duro da penetrare, con ragazzi impazziti per l’ultimo manga e nient’affatto interessati ad un progetto, a dir poco avvincente, come il vostro?
Andrea: Sia nel fumetto italiano che giapponese ci sono opere valide e altre meno. Il problema è che al momento in Italia assistiamo ad un’importazione “selvaggia” di qualsiasi cosa purche’ rientri nella categoria “manga” e questo ha portato ad una superficializzazione e un appiattimento. Ai miei tempi parlare di “manga” era quasi stigmatizzante e per avere qualcosa pubblicato in Italia bisognava attendere anni e confidare nella buona sorte. Oggi, un ragazzo guarda il nostro fumetto, chiede se è un nuovo “manga” e, quando vede che niente corrisponde agli stereotipi a cui è abituato, storce il naso e se ne va. Riguardo al fumetto d’autore, l’accostamento ci sembra prematuro… E’ il nostro primo progetto e per ora quello a cui ambiamo è solo avere l’opportunità di poter comunicare qualcosa…

Per quel che riguarda la distribuzione? è risaputo che il lettore medio italiano non frequenta fumetterie. Come cercherete di ovviare alla mancata uscita in edicola? Punterete su una capillare promozione?
Andrea: Il nostro progetto andrà solo nelle fumetterie per una precisa scelta editoriale. Facciamo e faremo delle presentazioni. La distribuzione Pan, Starshop e Pegasus ci aiuterà ma per ora cerchiamo di farci pubblicità da soli.

Molte collaborazioni all’interno dell’albo. Come sono nate?
Alessandro: Abbiamo conosciuto Fabio Celoni attraverso l’amico che ha curato l’edizione del nostro fumetto. A Fabio vanno ancora i nostri ringraziamenti per la pin-up interna e la splendida quarta di copertina. Luca Erbetta ha pubblicato per una casa editrice francese, mentre Christina Olindo è un’autrice di Sanremo che ha pubblicato per Innovation. La copertina è di Angelo Stano. Non potevo crederci quando ci si è parata di fronte questa opportunita’, ed è stato un piacere coglierla al volo.

Non hai una formazione accademica, pensi sarebbe stato utile averne una? Pensi che la tua passione per la creazione di fumetti sia un passatempo o ti piacerebbe farne una professione?
Alessandro: Sicuramente adesso vogliamo continuare il nostro progetto e magari portarlo a termine. Io come ho detto avrei voluto fare studi artistici, ma non mi sento manchevole per non averli compiuti. Per ora non penso al fumetto come una professione, ma continuo a viverlo come una passione e un passatempo. Per il futuro non so, per me l’importante è continuare a disegnare!

“Il Sorriso della Bagiua n 0 – Nox Profunda”
di Andrea e Alessandro Scibilia
32 pp b/n – euro 3,50

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