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Lampi #1

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Lampi #1 - immagine1-1862Che il fumetto giapponese abbia ancora molto da rivelarci, nonostante l’invasione di questa ultima decina di anni, non è mai stato un grande mistero. Troppi titoli pubblicati in Italia, di successo o meno, corrispondono a pochi generi e a una stretta cerchia di stili ed influenze; sicuramente poco per rappresentare tutto il panorama di una nazione in cui il fumetto è tanto diffuso e tanto importante. Salta all’occhio del lettore italiano, l’assenza, a parte poche rilevanti eccezioni, di una scuola underground, di autori meno inquadrati nel genere avventuroso o sentimentale, o di titoli rivolti non solamente ad un target infantile/adolescenziale. Una scelta degli editori nostrani che chiaramente puntano, innanzitutto, a titoli quanto più commerciali possibile, assecondando il mercato, il pubblico. La produzione giapponese della Coconino ha invece fin da subito cercato di fornire uno sguardo su aspetti meno noti del fumetto giapponese, con le opere di Maruo, o la ricostruzione storica de Ai tempi di Bocchan. Tanto da collocarsi in una strana fascia, lontana dai lettori con preconcetti, refrattari a tutto quello che sia “troppo giapponese”, o che lo sia “troppo poco”.

Le pagine di questo volume si aprono con una introduzione di , che ci fa conoscere l’impatto artistico che questi brevi racconti hanno avuto sulla sua carriera e come si sia trovato a curarne l’edizione americana. E’ pero’ con l’articolo in coda all’albo che l’importanza di Yoshiro Tatsumi, e del movimento Gekiga di cui è rappresentante, viene meglio delineata e compresa. Questo movimento, formato dallo stesso Tatsumi e da altri autori come Takai Saito (in Italia conosciuto per Golgo 13) o e (Lone Wolf & Cub), nasce nel 1957; lo scopo che si pongono i suoi fondatori è quello di scrivere storie per un pubblico maturo: maggiori approfondimenti psicologici, stile quanto più realistico possibile, privilegiando un tratto semplice ed essenziale, e l’abbandonano degli aspetti umoristici delle serie allora più diffuse. Il nome stesso Gekiga (Geki = “Dramma”, Ga = “Immagine”) viene scelto in contrapposizione a “manga”. Questo gruppo di autori esprimette così il desiderio e il bisogno di rompere con certi schemi del fumetto giapponese, abbandonando quello che sembrava un dogma inviolabile: far ridere e far divertire il lettore. L’articolo, scritto in maniera chiara ed esaustiva, sottolinea bene l’importanza del movimento e di Tatsumi al suo interno.

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Lampi #1 - immagine2-1862Le storie contenute in Lampi, primo volume di una futura pubblicazione dell’opera completa dell’autore, sottolineano i fondamenti del suo manifesto. Con un tratto quanto più scarno, privo di fronzoli, possibile, certo non particolarmente accattivante, Tatsumi traspone su carta figure malinconiche, disperate. Sono gli uomini i protagonisti indiscussi di ogni storia, in cui la figura della donna appare spesso secondaria, ma rappresenta al contempo l’elemento forte; un elemento addirittura quasi disturbante e straniante per degli uomini pieni di timori, silenziosamente fuori posto nel loro mondo. E’ proprio il silenzio l’aspetto più alienante, e maggiormente caratterizzante, dei personaggi maschili di Tastumi, che rimangono muti di fronte alle domande che gli vengono poste, muti di fronte alle difficolta’, muti di fronte alle proprie paure. Silenzi che nascondono a malapena i loro drammi personali, come urla disperate chiuse dietro ad occhi spaventati, a fronti currogate ricoperte di sudore. Uomini che quasi mai mostrano una scintilla di volontà propria, o la capacità di soddisfare i propri desideri senza vergognarsene, ma piuttosto posseggono la sommersa voglia primitiva di trasgredire, di infrangere il muro della quotidiana routine imposta loro dalla societa’. Quando poi le didascalie non svelano i pensieri dei protagonisti, il muro che questi ergono di fronte al loro mondo di carta si frappone anche nei confronti del lettore, rendendolo estraneo alle vicende che sta leggendo, pur se intimamente capace di comprendere la spinta che muove le azioni di queste figure.

Ma da dove nascono gli incubi di questi uomini?
Da una società giapponese che corre al ritmo del boom economico, del progresso galoppante, della modernizzazione degli anni ’70, eppure ancora legata ad un passato di tradizioni volte al ricordo della gloria dell’impero. E quindi, chiaramente, dalla paura di rimanere indietro nella corsa, di ritrovarsi fuori da una gara che non hanno cercato ne’ voluto, ma a cui devono partecipare. Questi uomini si sentono addosso il peso delle responsabilità che altri hanno scelto per loro, il peso di scelte che sembrano tutte più grandi rispetto alle loro capacita’. Il lavoro, il denaro, il matrimonio, i sogni infranti: un insieme di pensieri e sensi di colpa che incurvano le loro spalle e che gravano sul loro cuore. Per il lettore diventa difficile giudicare questi personaggi e le loro azioni, che non sembrano giustificate pienamente dai loro problemi personali, e che quindi appaiono come singole tessere di un dramma più ampio, ma nascosto e mai pienamente comprensibile.

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Un volume bello e difficile, desolante nella sua rappresentazione, certo enfatizzata ma non inventata, di una realtà dolorosa da non ignorare, sia all’epoca in cui vennero scritti questi racconti, che oggi.

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