Approfondimenti

Rileggendo Sandman: Vite brevi

Spiega , parlando di Vite brevi:

Fino a questo momento mi ero tenuto aperte delle vie di uscita alternative, nel caso avessi cambiato idea; ed anche qui, Sogno ha la possibilità di tornare indietro; ma, dopo l’incontro con Destino, tutto è ormai stabilito e nelle pagine del libro di Destino girate dal vento vediamo un Sogno vestito di bianco“.

Rileggendo Sandman: Vite brevi - SandmanBriefLivesPiccole cose
In questo arco narrativo compare uno degli oggetti più affascinanti dell’intera saga; a suo modo più affascinante dei simboli degli Eterni o del rubino, della maschera o della polvere di Sogno. Intendo il foglietto su cui Delirio ha scritto l’elenco delle ultime persone che hanno visto Distruzione, il fratello scomparso. Da dove vengono quei nomi? Da quali ricordi, confidenze, indagini? E lo ha composto Delirio in un attimo di lucidità? O, piuttosto, qualcuno lo ha scritto per lei (in fondo, e questo mette in allerta lo stesso Sogno, ne parla dopo essere stata ospite di Desiderio)? Quel biglietto testimonia un passato mitico: contiene nomi di esseri fantastici, divinità di altri tempi, esseri umani che hanno attraversato i secoli. È la guida del viaggio che Sogno e Delirio intraprendono: a Gaiman serviva come guida e l’ha portato in scena e usato. In molti romanzi fantasy, il mondo e il viaggio dei protagonisti sono illustrati con mappe cosparse di nomi fascinosi e significativi; vien quasi da dire che dalla mappa a corredo del romanzo si possa intuire il tenore della vicenda, e, pensando al Signore degli Anelli o al Mondo Disco, la tentazione di passare questa boutade a principio generale è forte. In Vite Brevi non abbiamo mappe, ma un foglietto scritto in grafia infantile: un caso in cui mezzo e messaggio sono messi in clamoroso contrasto. Da dove viene, quindi, quel biglietto? Mi piace pensare che per Gaiman, una volta formatasi nella sua mente, l’immagine del biglietto scritto a mano era semplicemente irresistibile; insomma, quel biglietto Gaiman l’ha pescato direttamente dal baule delle idee e l’ha passato (dettato?) a Delirio, così come l’ha trovato. Incongruo e grossolano, è la materializzazione dello stratagemma narrativo allo stato puro, quasi sleale, e dell’ironia, che quella slealtà si fa perdonare.

Rileggendo Sandman: Vite brevi - Brief-Lives2Le cose cambiano
Distruzione e Sogno hanno una visione totalmente diversa del senso della propria esistenza, che risulta in due opposizioni: nella prima, Sogno privilegia il principio del dovere e Distruzione quello della responsabilità morale; nella seconda, Sogno considera principio base dell’esistente la stabilità, Distruzione il cambiamento.
Per Sogno responsabilità indica un insieme di doveri, una Legge da seguire
: gli Eterni hanno un ruolo e lo devono svolgere, perché questa è la loro natura. Nell’adempiere al proprio dovere, essi trovano il senso della loro esistenza e la loro essenza più profonda: questa forse non è necessità, ma è certo per Morfeo l’unica scelta sensata. Per Distruzione invece, gli Eterni scelgono ogni giorno di adempiere ai doveri del ruolo e quindi ogni giorno assumono su di sé la responsabilità degli atti che afferiscono al proprio regno. Gli Eterni, questo il suo argomento, non sono necessari allo svolgersi degli eventi: gli esseri viventi continuerebbero a sognare, bramare, impazzire, disperare senza di loro. Non per niente, gli esseri viventi continuano a distruggersi anche dopo che lui ha abbandonato il suo regno. Quindi, ecco l’affondo, il punto critico: accettare di restare significa accettare la responsabilità morale di quegli eventi. Distruzione non ha il potere né di evitare né di amministrare l’orrore che fa capo al suo regno: di che cosa mai è signore, se può solo essere spettatore? Per questo ha abbandonato: non per vigliaccheria, ma perché si rifiuta di essere complice di ciò che accade nel suo regno. La sua posizione potrebbe riassumersi nel motto: “Non nel mio nome“.
Tuttavia, Distruzione non si fa semplicemente da parte, in modo da essere sostituito (“Passare il tuo ruolo?” gli propone Sogno. “Cosa? E mettere qualcun altro negli stessi pasticci?“), ma mantiene i simboli del potere e così crea, o almeno intende creare, un vuoto nell’ordine delle cose: forse l’abdicazione implica la morte? Distruzione ha certo abbastanza brama di vivere per rifiutare la propria! O un tipo di cambiamento che anch’egli ha paura di affrontare? O forse Distruzione non si accontenta di un mero atto passivo e intende inceppare il meccanismo profondo del Cosmo? In questo caso, il suo atto sarebbe il classico sasso nell’ingranaggio: gli esseri viventi continueranno a distruggere, ma qualcosa dovrà pure essere cambiato nell’ordine delle cose; altrimenti, Distruzione lo ha certo pensato ed è un pensiero simmetrico rispetto a quello di Sogno, che senso avrebbero gli Eterni? È un’ipotesi allettante, quella del sabotaggio, consistente con l’idea che parte integrante di Distruzione sia il principio del Cambiamento, poiché distruggere comporta sempre la transizione a qualcosa di diverso.
Distruzione matura la propria scelta in piena temperie illuminista: il mondo occidentale entra in un periodo di stravolgimenti, dove ogni fondazione del pensiero, della cultura, del potere, della religione viene esaminata e riformulata criticamente. Soprattutto, si afferma un’idea nuova di umanità, a cui partecipano nuove categorie di diritti e doveri e responsabilità. Tutto sembra possibile, anche che l’umanità intera (non solo un ristretto insieme di potenti) possa prendere il proprio destino nelle proprie mani. È l’invenzione della libertà e dell’eguaglianza, di un nuovo mondo.

Rileggendo Sandman: Vite brevi - Sandman_43_p05-653x1024Quale è la libertà degli Eterni?
In che cosa si manifesta? Che cosa possono scegliere? L’essenza della libertà è partecipare alla composizione delle alternative; quella di scegliere fra alternative date è una libertà minore in senso qualitativo e non meramente quantitativo (con molta passione Benjamin Barber mette a fuoco questo punto nel suo “Consumati“: non si tratta di meno libertà, ma di un altro tipo di libertà, quella del consumatore). In questo senso, gli Eterni sembrano poco più che amministratori, detentori di un potere esecutivo, ma non normativo (al che si può affermare che l’universo di Gaiman sembra rispettare lo spirito di Montesquieu).
Distruzione mira a un nuovo ordine? Cerca a tentoni un modo per turbare gli equilibri e le norme in vigore? Chissà: Gaiman non fornisce indizi al riguardo, esattamente come per il biglietto di Delirio.

Di chi è la tua vita?
Vale la pena notare che la vicenda di Distruzione ha molti punti in comune con quella di Lucifero che abbandona l’Inferno, raccontata ne La Stagione delle Nebbie: lì Lucifero sottolinea di essere un mero custode di luoghi, per niente responsabile degli atti che hanno condannato gli esseri che lì si trovano. Di più: non sarebbe nemmeno in grado di evitare la fuga dei dannati, se quelli volessero veramente andarsene: quegli esseri hanno vissuto in piena libertà la propria vita e vivono in piena libertà presso di lui, liberi di andarsene in ogni momento. Hanno commesso il male in piena autonomia, e per scelta restano all’Inferno. L’Inferno esiste perché qualcuno sceglie il Male; nessuno sceglie il Male perch é posseduto; allo stesso modo, Distruzione esiste perché la distruzione è uno dei principi base dell’universo, non viceversa. Detto altrimenti: né Distruzione né Lucifero sono amministratori delegati di una ditta che per vendere i propri prodotti induce dei bisogni negli individui. Gli esseri viventi sono padroni delle proprie vite, responsabili del mondo che hanno costruito e che accettano. Forse l’unico aspetto su cui non hanno alcun controllo è la durata della propria esistenza: di quella, tutto ciò che può dirsi sta nel dialogo fra Bernie Capax, schiacciato da un blocco di cemento, e Death: “Comunque mi è andata bene, vero? Voglio dire, Quindicimila anni? Abbastanza bene, no? Ho vissuto un bel po’!“. “Hai vissuto quanto gli altri. Una vita intera“. Questa frase di Death offre uno dei punti di vista privilegiati sulla saga di , poiché in questo arco narrativo Gaiman ci fa capire che quello che vale per Bernie Capax vale anche per gli Eterni (e sarà poi vero che Death è un’eccezione?).

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Niente è per sempre
Le cose cambiano ancora
“, dice Distruzione, “l’unica differenza è che non c’è nessuno a dirigerle. Non dipende più da me, ma da loro […] Non è mia responsabilità. Né colpa mia“. Brevi Vite ci conferma anche questo: gli Eterni sono materializzazione di princìpi universali, ma non li determinano; e, proprio in quanto manifestazioni, non sono, permettetemi il gioco di parole, eterni: ci sarà sempre un Sogno, un Desiderio, eccetera, ma non saranno necessariamente sempre le stesse entità. Anzi, le cose sono addirittura più complicate: Delirio fu Delizia e ci fu un’altra Disperazione. Gli Eterni non sono immuni al cambiamento: Sogno si ostina a non riconoscere quelli del proprio spirito, ma noi lo vediamo trasformarsi: avventura dopo avventura, incontro dopo incontro. Ricordate? ne “Il suono delle sue ali” Death lo invitò a crescere, cioè a cambiare la visione di se stesso e del suo rapporto con il mondo e con gli esseri che lo abitano. E l’am icizia con Hob Gadling, coltivata nel corso dei secoli è certo più di un vezzo e di una scommessa. Di fatto, Sogno è fra gli Eterni quello che più profondamente interagisce con l’animo degli esseri viventi, perché il suo regno copre tutti gli aspetti della vita, mentre gli altri membri della famiglia sembrano occuparsi solo di specifiche manifestazioni della vita stessa. (“Ed io che cosa rappresento?“, chiede Sogno “La realtà, probabilmente“, risponde Distruzione). E Sogno, a quel che sappiamo unico fra gli Eterni, è anche genitore, il ruolo più radicato alla caducità della vita, poiché implica la caducità dell’individuo.

Rileggendo Sandman: Vite brevi - endlessgroup-272x300Che cosa c’è allora che non va nel cambiamento, per il Signore dei Sogni? Che cosa teme? Da quello che possiamo intuire, Disperazione e Delizia sono state stravolte, letteralmente trasmutate e sono infelici (come un Eterno può esserlo) nella propria attuale condizione: come non comprendere la paura di Sogno e, come insinuato sopra, anche quella di Distruzione? In quei mutamenti, entrano in gioco forze di cui gli Eterni stessi sono in balìa e Sogno non ama essere in balìa degli eventi: sa di non essere né invulnerabile né immortale (in questo certo la sua prigionia lo ha segnato, cioè cambiato); lo abbiamo sempre visto agire con la massima prudenza, evitando il rischio gratuito, sempre attento a rispettare le regole che governano l’universo. Non ama le situazioni di cui non ha pieno controllo. Tuttavia, Sogno irreversibilmente sta cambiando: ha scoperto la gioia dell’amicizia e la compassione, ma anche il senso di colpa per le sofferenze inferte alle proprie amanti (si pensi anche solo a Calliope). Ed è proprio in nome di questa che accetta di donare al figlio l’oblio e il riposo della morte. Ironia vuole che proprio questo atto d’amore paterno fornirà pretesto alle Eumenidi per agire contro Sogno. Ma questa è un’altra storia, che affronteremo al momento opportuno. Intanto, Desiderio si rende conto delle potenziali implicazioni di quell’atto: “Non è stato merito tuo“, sottolinea Disperazione; “Vero, ma era quello che volevo“. “E sei felice?“, “No, ho paura“.

Mentre i racconti brevi della saga hanno una resa variabile, gli archi narrativi lunghi mostrano una qualità crescente; così, “Brevi Vite” è una storia solida, avvincente e curata in ogni dettaglio. Centrata sugli Eterni, con allusioni intriganti sul loro passato e sulle loro relazioni, è tassello imprescindibile nella costruzione di un immaginario ormai totalmente svincolato dal mondo DC.

Abbiamo parlato di:
Vite Brevi
, Jill Thompson, Vince Locke, Dany Vozzo
copertine di
traduzione di , Francesco Cinquemani
, 1996
252 pagine, bros­su­rato, colori

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