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Per un pugno di sangue

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Per un pugno di sangue - immagine1-1752Di che si tratta? Che è ‘sta cosa? Mhhh… che tette! E’ questa la reazione che ho avuto sf(p)ogliando questo fumetto guidato dalla curiosità per i “dettagli”. Dopo averlo letto, invece, ho fatto fatica a convincermi che avevo tra le mani un fumetto e non un DVD di un film: Eastman-Bisley e i B-Movies! Ma andiamo con calma.

Nonostante quello che colpisca di più e più a fondo lo spettatore (ops. lettore) sia la fisicità soprannaturale di una protagonista “eccessiva”, già dalle prime tavole si intuisce che non si è acquistato un soft-porno. In fondo, pero’, attrarre l’attenzione in questo modo è l’arma vincente delle copertine di certe riviste o, più precisamente, delle locandine di certi film anni ’70 (e non solo): i B-Movies. Quei film “squattrinati” così tanto di moda in questo periodo, complice qualche festival, ma soprattutto qualche regista (Tarantino in primis, ma anche il suo amico Rodriguez): film a basso budget certo, ma non per questo sempre scadenti. Non per nulla il titolo fa l’occhiolino (neanche tanto velato) ad uno dei film cult della cinematografia anni `70. La storia che Eastman ci propone è così tanto ispirata a questi B-Movies ed agli Spaghetti Western da far sorgere il dubbio che in realtà il suo riferimento sia ai tanti film attuali, non solo dei sovramensionati registi, che “sfruttano” certi cliche’ per raccontare le proprie storie. Ed è un dubbio più che legittimo visto che il plot ricalca uno stratagemma riutilizzato, tra l’altro, ne “Dal Tramonto all’Alba” (qualcuno ha detto Rodriguez e Tarantino?). Difatti, come succedeva in quel film, anche il nostro fumetto è suddiviso quasi distintamente in diverse parti; capitoli che forse vivrebbero altrettanto bene da soli (e che sfoderano un cambio netto di registro tra loro), ma che insieme formano una storia singola ed unitaria.

Nella prima parte è il Western a farla da padrone, con richiami ai topoi tipici del genere, resi celebri da film come “Per un Pugno di Dollari” di Sergio Leone (ricalcato a sua volta da “La Sfida del Samurai” di Kurosawa): un protagonista sfrutta la sua posizione da “eroe per caso più che per forza e certamente mai per scelta”, al fine di annientare le due fazioni rivali, ma solo perché gli hanno pestato i piedi e per raggiungere fini quasi mai onorevoli! Nonostante l’evidente ispirazione a questi stereotopi cinematografici, Eastman ci sorprende deformando i personaggi e stravolgendo il set, immaginando che le due fazioni siano questa volta zombi e vampiri. E proprio come un vero regista di serie B (a tratti Z), ha l’idea inebriante di far recitare la protagonista totalmente nuda (qualcuno ha pensato a Barbarella?). L’autore vuole creare il suo B-Movie e non un semplice omaggio.
Mi sono ritrovato ad immaginare i pensieri del regista_scrittore_visionario: “L’effetto visivo sarà immenso. Gli spettatori avranno gli occhi fissi sulle tette e tremeranno quando zombi e vampiri cercheranno di papparsela.”. Ma questo non è un film. E’ un fumetto e la fotografia è affidata ad un certo , che non solo è un esperto per quanto riguarda ragazze scollacciate (vedi F.A.K.K.2, tanto per citarne uno scritto ancora da Eastman), ma è anche uno dei migliori e più copiati disegnatori viventi. I disegni sono pressoche’ tutti a matita, con inchiostrazione mirabilmente dosata ed a tratti assente. Alcune tavole danno un effetto non-finito che le fa sembrare quasi delle bozze. Se non fosse tutto perfettamente soppesato ed evidentemente studiato a tavolino, si direbbe un divertissement realizzato solo per scherzo… Ma torniamo alla storia.

Per un pugno di sangue - immagine2-1752CIAK, Parte Seconda! Il cambio netto avviene quando si scopre la collocazione temporale di tutta la faccenda. Forse siamo nel selvaggio West, ma ai giorni nostri, i vampiri e gli zombi sono nient’altro che un rigurgito della città che si ostina a sopravvivere a se’ stessa, al di là dei film di cui è stata la location (o dei telefilm che hanno un non velato richiamo al “Kung Fu” di Carradiana memoria). In questa città arriva un camper di turisti. O forse dovremmo chiamarli fan in cerca dei luoghi in cui hanno preso vita i loro personaggi preferiti, luoghi che un vero fan tende a mitizzare e ad idolatrare. Forse qualche sociologo a questo punto ci parlerebbe di crisi dei valori e chissà cos’altro, ma Eastman non è un sociologo: a lui interessa solo trasformare questi nuovi personaggi in carne da macello per la sua storia. O forse è proprio qui che Eastman ci dice cosa pensa del clima da idolatria che si respira attorno a certi programmi, a certi film, a certi autori. E perché no, attorno a certi fumetti. Forse una sorta di rivalsa verso tutto il mondo dei fan ed alle sue esagerazioni, una specie di vendetta innocente.

A questo punto il film-fumetto potrebbe anche chiudersi. Ma Eastman pare ci si trovi bene nei panni di uno sceneggiatore B/Z e allora perché non esagerare? Ed ecco il brutto mostrone inutile (“Me lo sono ritrovato negli studios e l’ho utilizzato!”) che è tanto grosso e pauroso quanto stupide sono la sua entrata in scena e la sua fine. I buoni sono salvi, la porno-eroina può finalmente sparire sullo sfondo e tutto tornare alla normalita’… “Scusa ma perché? Ho ancora un po’ di pellicola a disposizione. Ci mettiamo un altro colpo di scena?”… Ed ecco un finale che a questo punto ci strappa una bella risata proprio per la sua ovvia inutilita’.

E che dire del punto interrogativo sulla parola FINE?. Forse che gli autori vogliano ripetersi? Ovvio che no! Ma se dovevano tenere un certo registro narrativo non potevano prescindere da questa finezza. Insomma se avete amato film come “Dal Tramonto all’Alba”, ma anche “Pulp Fiction”, “C’era Una Volta in Messico” e “Kill Bill”, non posso credere che un film-fumetto demenziale, eccessivo come Per un pugno di sangue non vi sia piaciuto…

FINE?

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