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Le Sette Meraviglie #1, sapiente miscela di storia, intrighi e mito dall’estetica impeccabile

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Le Sette Meraviglie #1, sapiente miscela di storia, intrighi e mito dall’estetica impeccabile - 5923578_339465Scrivere di avvenimenti realmente accaduti e documentati, riuscendo ad aggiungervi storie appassionanti, senza però tradire la fedeltà storica, è un equilibrio davvero arduo da mantenere. Si rischia di favorire una parte trascurandone un’altra, ottenendo un prodotto interessante e godibile ma che scontenta inevitabilmente qualcuno.
Non è però quello che accade con il primo volume de Le 7 Meraviglie, scritto da Luca Blengino e illustrato da e Roberto Ali, rispettivamente con i colori di Lou e Javi Montes.

La prima cosa che colpisce dell’intera opera è la cura: estetica, narrativa, storica.
Ciascun episodio, autoconclusivo, si concentra su una meraviglia del mondo antico, perduta nel tempo e dal forte sapore di leggenda: la Piramide di Cheope a Giza, il Tempio di Artemide a Efeso, il Colosso di Rodi, il Mausoleo di Alicarnasso, il Faro di Alessandria, la Statua di Zeus a Olimpia, i Giardini pensili di Babilonia. È proprio su queste due ultime opere monumentali che si concentra la narrazione del primo volume.
La Statua di Zeus fu eretta da Fidia, il “poeta della pietra”, intorno al 436 a.C., mentre si trovava in esilio a Olimpia. Lo scultore era noto per nascondere messaggi in codice nelle sue sculture. L’opera, da molti considerata frutto di un’abilità divina, diviene lo snodo centrale di un intrigo politico che si svolge proprio durante le Olimpiadi, durante le quali veniva dichiarata l’ekecheirìa, ovvero l’inviolabilità del suolo per tutta la durata dei giochi, situazione di stallo di cui due cospiratori approfittano per tessere le loro trame.

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Blengino ci dà una visione tribale, corrotta e animalesca dei Giochi olimpici, scompone le visioni romantiche e poetiche per mostrarci la politica impietosa sul cui piatto vengono sacrificati in modo eguale donne, bambini, atleti in cerca di risposte.
I dialoghi riescono a sfruttare efficacemente la terminologia storica del periodo, senza però rendersi pesanti o poco comprensibili, e i personaggi riescono sempre a parlare con un linguaggio adatto alla situazione e al loro rango.
L’abilità anatomica di Andreucci è ammirevole: i corpi sono dinamici, proporzionati ed esprimono appieno la potenza dei loro gesti nelle scene di lotta, e i colori di Lou riescono a rendere in modo efficace i giochi di luce sulla scena, con un’attenzione profonda anche all’ora del giorno in cui si svolge l’azione.

Il secondo episodio ha come teatro i mitici giardini di Babilonia, luogo mistico su cui esiste pochissima documentazione (alcuni addirittura sostengono che fossero situati a Ninive, a Nord della Mesopotamia).
Se la prima storia mette in campo diversi personaggi, senza focalizzarsi su un unico protagonista, qui emergono su tutti due personaggi principali: Hesediel, abile giardiniere ebreo, deportato dopo la distruzione del tempo di Aron-Ha-Kodesh, (dove gli scritti vogliono che fosse situata l’Arca dell’Alleanza) e Nabucodonosor, il leggendario re babilonese.
La figura del sovrano è volutamente descritta nel pieno della sua ambiguità, che ha contraddistinto molti regnanti passati alla storia: uomini capaci di atti efferati verso i nemici e di estrema bontà verso il proprio popolo, perseguitati da dubbi e visioni di distruzione per quello che hanno faticosamente costruito.

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Hesediel è forse caratterizzato un po’ debolmente: fa fatica a prendere una posizione e si lascia trascinare dagli eventi, anche se il colpo di scena riesce a far sviluppare il suo personaggio in poco tempo e a renderlo consapevole di sé e di cosa ritiene giusto.
Anche quello Henka, l’ancella del tempio di Marduk con cui Hesediel intreccia una relazione, resta di sfondo, senza lasciare una traccia profonda. Invece, gli altri personaggi secondari, come Balthazar e il muto guardiano Khubaba, compensano queste mancanze e sono un contorno affatto scontato che dona profondità all’intera struttura narrativa.
I disegni di Ali denotano una grande precisione del tratto, capace di descrivere con efficacia sia le strade povere della metropoli antica, che l’opulenza del palazzo reale; i colori di Montes, molto accesi, contribuiscono a un risultato finale raffinato ed elegante.

Le 7 Meraviglie è quindi un’opera davvero interessante, dove mito, riflessione, intrighi e storia si mescolano con abilità, riuscendo a catturare e mantenere viva l’attenzione del lettore.

Abbiamo parlato di:
Le 7 Meraviglie #1
Luca Blengino, , Roberto Ali, Lou, Javi Montes
Edizioni , dicembre 2014
112 pagine, brossurato, sovracoperta con alette , 19,5×26,, colori – 13,00 €
ISBN: 9788869200823

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