Cronache

Fumettisti dall’Oblò #1: dentro a Kobane con Zerocalcare

Parliamo di: “Conflitti contemporanei”. Di un ragazzo, Michele, che è stato a Kobane con “gli amici suoi” e del fumettista, , che ci ha raccontato quell’esperienza

Con:

LeggendoCon il cuore a Kobane, un reportage sull’assedio della città al confine turco-siriano

Guardando: Dentro Kobane. Gioia e cooperazione di Ivan Grozny; About Gaza di Pietro Bellorini e Simone Camilli (fotoreporter ucciso il 13 agosto scorso da un ordigno inesploso nella Striscia di Gaza); La guerra contra las mujeres di Hernàn Zini

Fumettisti dall'Oblò #1: dentro a Kobane con Zerocalcare - zerocalcare

Lo speciale Fumettisti dall’Oblò si apre con un fumetto di cui è parlato molto, nelle ultime settimane: il reportage di Zerocalcare Con il cuore a Kobane. Uscito per Internazionale, ha esaurito la prima stampa spingendo la nota rivista a riproporre la storia anche nel numero successivo: inutile dire che si è trattato di un evento eccezionale, non solo per il fumetto italiano.
Il primo dei quattro incontri della Rassegna di docu-filmFumettisti dall'Oblò #1: dentro a Kobane con Zerocalcare - WP_20150209_009 e graphic novel Oblò. Sguardi sulla realtà tra cinema e fumetti, promossa dall’Associazione Ya Basta, e GVC, è stato quindi l’occasione per approfondire, con l’autore, gli aspetti che hanno reso il suo racconto un successo.

Innanzitutto è interessante scoprire che Zerocalcare preferisce non si parli di reportage, “perché io lì ci sono andato prima di tutto con gli amici miei e con la loro stessa idea, quella di portare solidarietà e aiuto, non di farci un fumetto“.
Poi i fatti hanno preso il sopravvento, la realtà di Kobane ha superato ogni sua aspettativa: se la sua società è un simbolo, “che va difeso e dai cui abbiamo pure molto da imparare” in quanto a solidarietà, pari opportunità e cooperazione, non poteva non essere raccontata.

Così il racconto per Internazionale si è espanso, le 10 pagine iniziali sono diventate “un pippone di 40 pagine“, il cui obiettivo è quello dell’onestà. Onestà nel raccontare le contraddizioni che ha visto, a cui non ha potuto non fare caso; ma anche onestà nei confronti del messaggio positivo che, davanti alle luci delle bombe e sul sottofondo delle esplosioni, gli abitanti cercavano di trasmettere.
Kobane sta in verità a 700 metri dall’altra parte del confine, così vicina che di giorno veniva la tentazione di sbirciare attraverso le finestre delle case occupate dai militanti dell’ISIS, e dare dei volti a quelle ombre. Mentre al di là del confine il fuoco nemico risponde a quello amico, e viceversa, al di qua del confine Zero inizia a delineare, nella sua esperienza, quello che poi trasmetterà nella maniera in cui si esprime più naturalmente, senza orpelli né retorica: il fumetto.
A chi gli chiede se pensa di realizzare altri reportage a fumetti, Zerocalcare risponde che non lo può sapere, che lui di solito racconta quello che gli succede, e sentendo la questione curda come fosse sua da molto tempo, per lui raccontare Kobane è stato come raccontare un pezzo della sua vita. Se gli capiterà ancora, di essere testimone e parte di qualcosa che ha bisogno di essere raccontato, allora ci saranno altri reportage.

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Forse sta proprio in questo la potenza espressiva di Con il cuore a Kobane, un racconto che Gianfranco Bettin non stenta a definire “un lavoro degno del grande maestro Joe Sacco, qualcosa che non ha precedenti nella storia del fumetto italiano“. Se davvero Zerocalcare è riuscito a cogliere con grande attenzione e un incredibile senso critico le sfaccettature di quella realtà, e a rendere conto nel suo racconto la sua complessità, riesce contemporaneamente a far ridere come al suo solito, coinvolgendo anche quella parte di pubblico mainstream a cui non credeva di rivolgersi scrivendo su Internazionale. Attraverso il racconto onesto e senza orpelli di una persona che sa spaventarsi, prendersi in giro e non ostentare eroismo davanti ad un’esperienza al limite, in una zona di guerra, la sua Kobane diventa davvero “il centro del mondo”, del nostro mondo, e il simbolo delle sue, delle nostre, contraddizioni.

Sul fatto che non vi siano precedenti nella storia del fumetto italiano, non saprei, ma certamente c’è un precedente nella storia di Zerocalcare. Per coloro che ricordano, La nostra storia alla sbarra (2004) è un racconto a fumetti in cui Zero parla dei fatti del G8 attraverso la sua esperienza in prima persona; un esempio di come autobiografia e reportage si incontrino e confondano, nella vita di un fumettista che certamente “disimpegnato” non è, ma non lo è mai stato.

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Un ultimo appunto. Colonna sonora delle ultime pagine di Con il cuore a Kobane è la canzone “l’Oltretorrente” del gruppo punk Atarassia Gröp, in cui si ricorda la resistenza degli abitanti del quartiere parmense davanti all’avanzata degli squadristi di Balbo. Leggere Kobane ascoltando queste parole, ci ricorda che la storia di questa città, ai confini tra Siria e Turchia, è anche la nostra storia: “Se anche stanotte durasse cent’anni staremo svegli abbracciandoci al buio, il nemico è alle porte della nostra città. Se anche stanotte durasse cent’anni staremo in piedi abbracciati ad un sogno che ha una scritta sul volto: da qui non si passerà“.

Una domanda a  Zerocalcare

Chiudiamo con la domanda ai fumettisti che accompagnerà tutti e quattro gli incontri della rassegna l’Oblò.

Se il fumetto è l’oblò da cui guardi il mondo, cosa appare diverso al di là del vetro?
Zerocalcare: Rispetto a quando ne parlo o ne leggo su altri media, quello che il fumetto mi permette di diverso è la possibilità di parlare di Kobane senza retorica. Col fumetto posso parlarne in maniera spontanea, genuina, dicendo cose che risulterebbero probabilmente irrispettose se usate in un altro contesto, e che per me invece sono importanti, perché raccontano la realtà che ho vissuto. Nel fumetto, tutte quelle cose acquistano valore senza che il mio discorso diventi retorico, è questo che appare diverso attraverso l’oblò.

 

Al prossimo martedì con la rubrica “Fumettisti dall’Oblò“.

 

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