Interviste

Conferenza Image ad Angouleme: una riflessione sul creator-owned work

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L’incontro, tenutosi il 31 gennaio 2015 ad Angouleme, è stato moderato da François Hercouët, direttore della casa editrice Urban Comics, che pubblica in Francia numerose opere edite dall’americana . Il dibattito è stato proprio incentrato sull’approfondire l’innovativa politica della Image e la formazione degli autori presenti, ovvero: (Saga, Mystery Society), (American Vampire, The Wake), (Punk Rock Jesus, Joe the Barbarian), (Dead Body Road, Batman Beyond), (Saga, Swamp Thing, Y-L’ultimo Uomo sulla Terra) e Wes Craig (Deadly Class, Guardians of the Galaxy).

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François ha innanzitutto sottolineato come il 60% del mercato americano sia coperto da DC Comics e Marvel, lasciando il restante 40% alle altre case editrici medio-piccole. In questo panorama, sono Dark Horse, Boom! Studios e a offrire un prodotto più variegato rispetto alla vigente tendenza supereroistica. La cosa più innovativa della Image, esplosa grazie al successo di The Walking Dead di , oltre alla sua offerta, è sicuramente la sua politica editoriale, ovvero il “creator-owned work”: l’autore dispone completamente dei diritti sulla propria opera, e può decidere di sfruttarla a suo piacimento, rivendendola ad altre case o per la produzione cinematografica. Molti autori, fra cui gli artisti presenti, hanno deciso di passare alla Image per la produzione di alcune loro opere.

François: Da cosa è scaturita la decisione di passare da case come Marvel e DC Comics alla Image?
Brian:
Ho iniziato a scrivere da giovane e mi è piaciuto molto lavorare per Vertigo, etichetta della DC Comics, ma ero arrivato al punto in cui mi sentivo pronto per creare qualcosa di completamente mio, su cui avere totale controllo.

François: Credi che sia stato proprio il periodo trascorso presso una major a permetterti di avere una formazione tale da operare da solo?
Brian:
Sì. Personalmente, ho seguito un processo inverso rispetto a quello comune. Di solito si inizia dalle case indipendenti per poi arrivare a Marvel o DC; io invece ho iniziato con X-Men per poi approdare a una casa indipendente.

François: Scott, tu lavori sia per la DC che per la Image. Credi che continuerai a lavorare per entrambi?
Scott:
Sì, mi piace molto lavorare sui supereroi, Batman in particolare. Credo però che continuerò a focalizzarmi maggiormente sui miei lavori, dato che ho un controllo totale sui personaggi, cosa che non posso avere su quelli creati da altri. Il fumetto supereroistico ti impone determinati paletti, che alla lunga possono stancare, anziché stimolarti.

François: Sean, di recente hai lavorato per Vertigo, proseguirai in questa collaborazione?
Sean:
Trovo molto salutare lavorare sui capisaldi del fumetto come Batman e Superman, ma al tempo stesso non bisogna fossilizzarsi: bisogna fare anche cose proprie. Cerchiamo di prendere il meglio da entrambe le parti; il successo Image è stato una sorpresa piacevole.

François: Fiona, hai lavorato molto per la Image con Saga, serie che sta riscuotendo sempre più successo, scritta da Brian. Come hai iniziato la carriera artistica?
Fiona:
Ho iniziato come indipendente, cercando di fare subito qualcosa di mio. Tuttavia, dopo le superiori, non mi sentivo ancora completamente formata, nonostante gli studi artistici. Perciò, sono state proprio le collaborazioni con Marvel e DC Comics a permettermi di formarmi al meglio e sviluppare appieno il mio stile, per approdare poi a Mystery Society. Saga è stato una svolta, mi sentivo finalmente pronta, di nuovo, a fare qualcosa di completamente mio.

François: Matteo, tu come hai iniziato?
Matteo:
Il mio primo lavoro era per la Image, ma non era il momento giusto e la serie non era granché. Il mio inglese non era molto buono e in tutto vendemmo venti copie a San Diego. Ero molto sfiduciato, perciò puntai ai grandi nomi. Quando la Image mi ricontattò, all’inizio non ero molto convinto del progetto, ma alla fine si è rivelata la scelta giusta. Comunque, lavoro ancora saltuariamente per Marvel e DC.

François: Wes?
Wes:
Il mio primo lavoro è stato sui Guardiani della Galassia. Mi piace molto l’idea del creator-owned, credo che a modo suo sia rischioso ma molto stimolante.

François: Lavorando in totale libertà, sentite la necessità di darvi delle linee guida oppure no?
Brian:
Il fatto che nessuno ti controlli è molto liberatorio. Non devi rispondere a determinate etichette o linee editoriali, come accade per esempio per DC Comics. La Image lascia totalmente liberi.
Fiona: A volte l’editor ci dà consigli e supporto, soprattutto su scene che potrebbero urtare la sensibilità collettiva. Per esempio, ci siamo consultati con lui per una scena di Saga in cui si vedeva un allattamento al seno. Ma dice sempre che i capi siamo noi e possiamo fare ciò che preferiamo.
Scott: ho lavorato alla Vertigo, mi sono trovato molto bene, ma mi sentivo pronto a fare qualcosa di completamente mio. Scegliendo lettering, struttura, presentazione. Si instaurano rapporti diversi, la collaborazione più profonda ed è un’esperienza formativa

François: Quindi il rapporto con gli editor è diverso rispetto alle major?
Brian:
Personalmente, non vado mai d’accordo con gli editor, li trovo sempre troppo entranti, e ho sempre cercato di evitare quelli troppo pressanti. Con Fiona abbiamo l’alchimia perfetta, non credo abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica cosa fare. Qui l’editor non è il tuo capo, è un collaboratore come un altro.
Scott: sono d’accordo, decidere da soli e assumersi le proprie responsabilità è una delle cose migliori. Non dovrebbe essere obbligatorio avere un editor.

François: Image ha lanciato molte serie nuove, diverse tra loro, che si sono rivelate grandi successi commerciali, capaci di attirare una nuova fetta di pubblico e di mercato. Credete che questo influenzi in modo netto il mercato e che le altre case se ne stiano rendendo conto?
Fiona:
Questa è una nuova ondata che attraversa tutti i media, e Image ne fa parte. Sono liberi e per loro è più facile farsi carico di determinati rischi, che possono però portare una serie di nuovi vantaggi. Credo che i cambiamenti si sentano anche in Marvel e DC, per esempio con la nuova Marvel Girl.
Wes: È molto difficile non percepire il cambiamento, basta andare alle fiere. Ci sono sempre più donne e le fasce di età sono sempre più varie: è stupido fossilizzarsi su modelli ormai obsoleti.
Sean: La televisione stessa, i media, stanno cambiando. Siamo nel mezzo di una tempesta perfetta che la Image sta sfruttando alla meglio. Le major sono come grosse navi molto lente, è davvero difficile far invertire loro la rotta dopo così tanti anni. Molti talenti vi lavorano ma restano bloccati nella vecchia mentalità, quasi temessero il cambiamento. La Image è più simile a una veloce imbarcazione vichinga.
Scott: C’è un rapido cambiamento dell’industria e gradualmente anche il mondo supereroi sta cambiando, le major vedono interesse per questi nuovi volumi e cercando di adattarsi.

François: Suggerireste ad altri artisti di passare al creator-owned work?
Sean:
Sì, personalmente lo faccio continuamente. Un sacco di persone continuano a lavorare pagati poco su personaggi famosi, mentre potrebbero avere più soldi e soddisfazione pubblicando qualcosa di loro.

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Domande dal pubblico

Fiona, che referenze hai usato per creare visivamente Saga?
Prima di tutto ho dovuto capire come velocizzarmi, dato che era un mensile ed era la prima volta che lavoravo a una pubblicazione con un ritmo simile. All’inizio però non riuscivo a dare ai disegni l’energia giusta, quindi ho sperimentato moltissimi, fondendo le tecniche. Per esempio, ora uso sfondi dipinti e personaggi colorati con altri metodi. Mi lascio influenzare molto dall’animazione, dai videogiochi, dai film, dalla natura.

Quando vedete le cifre di vendita Marvel e DC, queste influenzano il modo in cui scrivete e il ritmo?
Brian:
No, infatti con Saga abbiamo pubblicato sei numeri e poi ci siamo presi una pausa, altrimenti sarebbe stato disumano per entrambi. Bisogna trovare il ritmo giusto ed essere onesti con i lettori.
Wes: Esatto, è importante rendere i lettori partecipi e imparare a gestirsi le scadenze.
Matteo: È vero, ma anche se si è in ritardo su una scadenza non è la fine del mondo. Va bene rispettare le scadenze, ma bisogna prendersi del tempo anche per sé stessi.

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