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“Elric – Il trono di rubino”, molti pregi e altrettanti limiti

I fan di Michael Moorcock, che da tempo aspettano una riproposizione visiva della saga fantasy di Elric di Melnibone, hanno negli anni dovuto subire un po’ di delusioni. Nonostante sin dalla sua pubblicazione l’opera abbia attirato l’attenzione di grandi nomi – come quelli di Walter Simonson, Craig Russel, Roy Thomas, Frank Miller, Mike Mignola – e generato numerosi tentativi, manca ad oggi una trasposizione fumettistica che renda onore alla saga dell’Albino.

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Impossibile com’è da edulcorare – pena la perdita di significato e il totale tradimento dell’opera – il cinema che, sull’onda de Il signore degli Anelli e dello sdoganamento del genere che ne è seguito da quasi un quindicennio attinge a piene mani alla vasta produzione fantasy del Novecento, ha praticamente ignorato Elric per l’ impossibilità a trasformarlo in blockbuster per famiglie.
Dal 2007 giace in stato pressoché comatoso un progetto della Universal di cui non si hanno più notizie da oltre tre anni e che probabilmente avrà la stessa sorte del vecchio progetto degli anni ’80 (1) .
Il successo di Game of Thrones e l’innalzamento del livello del mostrabile operato dalla HBO hanno fatto sognare un futuro dell’opera sul piccolo schermo ma per ora i fan dovranno accontentarsi della trasposizione fumettistica proposta nel nostro paese, con grande cura e ricchezza, da nella collana Prima.

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Accontentarsi, non a caso. Nella sua componente grafica l’opera è oltremodo meritevole: Didier Poli (matite), Robin Recht (chine) Jean Bastide (colori) riescono a restituire le due anime dell’opera di Moorcock. Da un lato la monumentalità delle architetture, dei paesaggi, delle battaglie, della cultura materiale e della tradizione melniboneana, dall’altro la decadenza che travolge ogni cosa, l’atmosfera morbosa dove la carne sessualizzata, torturata o trucidata è feticcio e metafora della viscerale volontà di potenza e desiderio di protrarsi nel tempo ad ogni costo dell’impero melniboneano (e di riflesso di quello inglese del secondo dopoguerra nella quale è cresciuto lo scrittore).

“Elric – Il trono di rubino”, molti pregi e altrettanti limiti - elricTra le righe di Moorcock è facile leggere una critica alla società inglese, alle sue ossessioni, alla sua morale, alla sua etichetta, nonché alla sua ipocrisia e il tentativo di ribellione da parte di una generazione nuova ma anche imperfetta e debole.

I tre artisti francesi riescono a ricreare le giuste atmosfere attraverso le quali emergono gli incubi e i desideri perversi che stanno a cuore al padre di Elric, anche meglio dei molti colleghi che li hanno preceduti, aiutati e valorizzati dal grande formato della tavola bd che l’edizione Mondadori ripropone con fedeltà.

È il lavoro dello sceneggiatore Julien Blondel che lascia insoddisfatti, incapace di eguagliare l’alta qualità del lavoro dei colleghi addetti alla trasposizione grafica. Pur capace di ricreare nei testi il tono e lo stile di Moorcock, il tentativo di comprimere in quattro esili volumi la gran massa di materiale prodotta dallo scrittore inglese costringe Blondel a operare brusche virate, a tirar via con troppa rapidità passaggi narrativi cruciali che rendono a tratti l’opera raffazzonata non solo agli occhi di chi ha goduto del corrispettivo letterario.
Tuttavia la materia prima è di qualità elevata e, soprattutto se ci sarà una dovuta correzione di tiro nei volumi che seguiranno da parte dello sceneggiatore, al lettore non mancherà materiale di cui godere pur in questo riadattamento fumettistico non ottimale nella sua componente narrativa.

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Abbiamo parlato di:
Elric – Il trono di rubino
Julien Blondel, Didier Poli, Robin Recht, Jean Bastide
, novembre 2013
Cartonato, colori, 56 pagine – 9,99 €
ISBN: 9788877598516


Note:
  1. Lo stesso autore, ospite a Lucca Comics & Games 2009, espresse le sue perplessità sulle reali possibilità di vedere la sua opera sul grande schermo a breve. Interrogato lo scorso anno dal The Hollywood Reporter, l’autore ha comunque preferito non sbilanciarsi, limitandosi ad alcune considerazioni sulla maturità raggiunta dalla tecnologia e sull’esistenza di registi con le capacità necessarie per una eventuale trasposizione. 

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