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Intervista Marco Torti: la guerra a fumetti e l’importanza della memoria storica

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Intervista Marco Torti: la guerra a fumetti e l’importanza della memoria storica - marco-torti inizia a scrivere racconti verso i vent’anni, riuscendo a vincere alcuni concorsi e a farsi pubblicare su diverse antologie.
L’approccio alla sceneggiatura nasce con alcuni fumetti brevi che vengono pubblicati su fanzine cartacee e digitali (tra cui Scuola di Fumetto), oltre che strisce comiche edite periodicamente su Zine. Il passo successivo è l’avvicinamento a medio e cortometraggi, grazie alla collaborazione con registi e sceneggiatori del settore; scrive la puntata pilota della web-series T-Cave, oltre a un docu-film ancora in fase di realizzazione e una pellicola horror indipendente.
È ideatore e sceneggiatore della graphic novel Love Sabbath, edita dalla EF edizioni, dell’antologia di fumetti brevi Paura del Buio #1, per il sito Oltrecomics, e della mini-serie Le Stagioni del Tabacco, attualmente in corso, pubblicata da Logus edizioni (che andremo ad approfondire proprio nel corso di questa intervista).
Sono di prossima pubblicazione due graphic novel da lui scritte per Edizioni Il Foglio.

Intervista Marco Torti: la guerra a fumetti e l’importanza della memoria storica - 10502076_808416709199401_2154730641953245040_nCome è nata l’idea per Le Stagioni del Tabacco? Come e perché hai deciso di affrontare un episodio così specifico della storia bellica e civile italiana?
L’idea mi è venuta un giorno mentre ero in macchina, dopo aver visto passare un aereo. C’era appena stata una forte scossa di terremoto dalle parti dove abito io (Nord Italia) e, non so per quale associazione d’idee, ho immaginato che fosse stato quell’aereo il responsabile. Magari perché aveva sganciato una bomba… Conoscevo la storia degli aerei Pippo (nome popolare degli aerei da caccia notturna che compivano incursioni nel Nord Italia. Erano tra i primi aerei a montare degli apparecchi radar. N.d.R.) così sono partito da questo e ho creato intorno la storia. Il fatto che sia ambientata in quel determinato periodo è una conseguenza.

Perché, secondo te, si scelgono così poco queste storie? Credi che esista una memoria storica poco sfruttata?
Credo sia soprattutto perché storie del genere sono difficili da trattare, complicate. Devi anzitutto informarti, fare ricerche per essere sicuro di non sbagliare date, avvenimenti, ecc. Poi, quando tratti di argomenti come guerra e nazionalismo, devi sempre stare attento a cosa scrivi, per non offendere nessuno e rispettare le idee e gli orientamenti di tutti. La memoria storica c’è e purtroppo, come hai detto tu, è poco l’interesse al riguardo.

Questo processo non rischia di portare un autore ad autocensurarsi, ovvero a evitare di parlare di eventi comunque oggettivi perché qualcuno comunque non li condivide? Dove sta il limite?
Non è tanto il “non parlarne” perché qualcuno non li condivide, quanto parlarne cercando di non offendere nessuno. Come autore, posso esprimere il mio parere riguardo eventi o ideologie, ma devo essere consapevole che chi sta leggendo il mio fumetto, potrebbe non essere d’accordo con me. Non c’è un limite, si può parlare di qualsiasi argomento, l’importante è farlo sempre nel rispetto altrui.

Da cosa deriva la decisione di dividere in quattro episodi l’opera anziché fare un volume unico?
In realtà volevo farne un volume unico. Inizialmente avevo proposto il progetto a una casa editrice che, però, l’ha rifiutato. È rimasta nel cassetto per un paio d’anni, poi ho conosciuto la Logus che era interessata, a patto che la dividessi in quattro episodi. E così è stato.Intervista Marco Torti: la guerra a fumetti e l’importanza della memoria storica - stagionideltabacco-e1421878004280

Credi che il fumetto possa essere un nuovo veicolo per diffondere più ampiamente determinate nozioni e fatti storici, assumendo così una profonda validità didattica soprattutto per le nuove generazioni?
Non credo che il fumetto possa assumere tale ruolo, poiché non è questo il suo compito. Nasce per raccontare una storia, intrattenere chi legge. È come un romanzo, non ci si aspetta di imparare qualcosa, per quello ci sono i testi appositi o quelli scolastici. Da un fumetto si cerca la storia, l’emozione, l’avventura… se poi se ne può anche ricavare una nozione di qualsiasi tipo, ben venga!

Come ti sei documentato? Ci sono stati libri, film o documentari particolari che ti sentiresti di suggerire a chi voglia approfondire la vicenda?
Libri o film no. Ce ne sono di veramente belli e alcuni li ho visti per avere un quadro più generale della storia. Anche i documentari a riguardo sono ben fatti e molto interessanti, ma se dovessi consigliare a qualcuno come documentarsi al riguardo, direi di parlare con i propri nonni. Sono la prova vivente di quel periodo e non c’è fonte migliore.

Da cosa è derivata la decisione di far illustrare i primi due capitoli a Fabio Valentini e gli altri due ad Andrea Fontanari?
Anche questo è stato un caso. Il disegnatore (se la prima casa editrice mi avesse accettato la proposta) doveva essere solo Fabio, poi ho conosciuto Andrea che mi ha chiesto se avevo una storia su cui farlo lavorare. Avendo dovuto dividerla in capitoli, ho pensato che, facendone disegnare due da Fabio e due da Andrea, avrei risparmiato tempo sulle uscite, così gli ho affidato il secondo e quarto episodio.

Lavorare con due artisti diversi ha in qualche modo influenzato lo sviluppo e il ritmo della narrazione?
No, per niente. Entrambi sono molto in gamba, ho scritto per uno esattamente come avrei fatto per l’altro e tutti e due hanno colto in pieno quello che volevo esprimere. Di Fabio avete già apprezzato il lavoro, per quello di Andrea dovrete aspettare ancora qualche settimana, ma entro la fine di gennaio avremo sicuramente il secondo capitolo pronto.

Grazie per la tua disponibilità Marco!
Grazie a te!

Intervista condotta via mail a gennaio 2015

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