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Rapporto ACBD 2014: il mercato francofono del fumetto

Rapporto ACBD 2014: il mercato francofono del fumetto - acbd_logoGiunge puntuale come ogni anno il Rapporto dell’ACBD (Association des Critiques et journalistes de Bande Dessinée), che presenta le tirature del mercato francofono del fumetto, accompagnandole con il commento del suo Segretario Generale, Gilles Ratier (che intervistammo lo scorso anno a proposito del rapporto 2013).

Il titolo scelto per marcare il 2014 è L’anno delle contraddizioni, che, nel suo dovere di isolare un aspetto e dargli forma accattivante, suona più positivo del precedente L’anno della frenata.

Contraddizioni o sintomi?

Il termine “contraddizioni” esprime una valutazione dei dati raccolti e fa implicitamente riferimento a un modello che non spiega gli andamenti rilevati: il problema, naturalmente, non è nei dati, ma nel modello. Di fatto, quello che emerge è la non troppo sorprendente osservazione che il numero di titoli pubblicati, la grandezza da cui il rapporto prende le mosse, non è sufficiente a definire la stato del mercato (v. fig. 1).

Rapporto ACBD 2014: il mercato francofono del fumetto - titoli_stampati_fig1
Fig.1 Titoli BD stampati. © Gilles Ratier

Le contraddizioni alle quali allude il titolo (percentuale di aumento delle novità, che comprendono riedizioni di titoli non disponibili da oltre 20 anni o non precedentemente proposti in volume, molto minore di quella globale dei titoli – ca. 1,4% vs. 4,9%) sono piuttosto indicatori da analizzare nel loro complesso.

Il quadro risultante è quello di una politica editoriale che mira al consolidamento e alla diminuzione del rischio, sfruttando titoli la cui vendibilità è più prevedibile o che hanno minori costi rispetto a quelli di una novità assoluta (nel 2014, le novità assolute sono state 1485 su 2946 nuovi titoli). Se muoviamo da questo modello, è interessante riflettere sull’andamento delle traduzioni di opere straniere: le traduzioni di manga, segnano un aumento di circa il 2,7%, laddove per i comics USA abbiamo una diminuzione di circa 8,6% (v. fig. 2).

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Fig. 2. Titoli BD per genere © Gilles Ratier

Questa differenza riflette alla perfezione le dimensioni relative dei due mercati, come indicano le tirature: sopra le 20.000 copie abbiamo infatti 17 uscite di comics, contro 97 uscite di manga (quelle francofone sono 235). Non solo i comics USA sono minoritari, ma i supereroi classici sono pressoché inesistenti, con il solo Batman a salvare l’onore della categoria con tre uscite sopra la soglia.
Naturalmente, trattandosi di tirature, sono cifre da valutare con prudenza, ma, almeno nel caso di uscite seriali quali comics e manga, possono essere considerate rappresentative degli andamenti di vendita.

Per il resto, la diminuzione delle tirature dei titoli storicamente più forti (v. fig. 3) può essere ricondotta ad aspettative di vendita minori ma più precise, quindi foriere di minore invenduto. Resta comunque il fatto che questa supposta ottimizzazione delle tirature è al ribasso e riflette quindi aspettative negative. Qui i dati mancanti, che consentirebbero un’interpretazione più corretta, sono l’utile marginale e il punto di pareggio per ciascun titolo.

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Fig. 3. Tirature dei blockbuster nel periodo 2000-2014 © Gilles Ratier

Dal punto di vista della composizione dei lettori, i dati fanno pensare che il modello di riferimento degli editori sia quello di un pubblico spaccato in due: chi segue i manga seriali (caratterizzati da un basso prezzo di vendita e alte tirature che possono assorbire anche un basso utile marginale) e chi recupera edizioni mancanti o curate dal punto di vista filologico (caratterizzate, probabilmente, da un alto utile marginale e da previsioni di vendita molto attendibili: nel 2014, 53 titoli con tirature superiori alle 2.000 copie).

Sarebbe interessante riuscire a caratterizzare i lettori in base all’età, per evidenziare eventuali comportamenti “generazionali”, ma non sono riportati dati a supporto (1) .

Una deformazione prospettica?

Uno degli aspetti più importanti dei rapporti annuali dell’ACBD è che forniscono una serie storica di dati. È allora interessante osservare le figure proposte non limitandosi al confronto con l’anno precedente, ma allargando lo sguardo all’arco temporale disponibile (2000 – 2014).

Quello che salta agli occhi è che l’anno 2013 appare un episodio in quella che è una curva continua crescente. D’altra parte è altrettanto evidente che, per quanto riguarda la proposta di novità, quella crescita abbia raggiunto un plateau che potrebbe indicare una saturazione. L’anno di svolta appare essere il 2007, con il che è forte la tentazione di affermare che siamo nella scia della crisi economica in corso.
È allora in base all’andamento nel corso degli anni che possiamo parlare di rallentamento della crescita del mercato e a temere, al di là dell’episodio del 2013, il suo arresto nel prossimo futuro, in assenza di mutamenti positivi del generale quadro economico. Questo timore riguarda primariamente la proposta di novità, che è di per sé buona indicazione della vitalità dell’attività editoriale, nel suo aspetto più creativo di scoperta e valorizzazione di opere, autori e tendenze e di creazione di nuovi lettori di bd.

Rapporto ACBD 2014: il mercato francofono del fumetto - titoli_per_settore_fig4
Fig. 4. Titoli BD per settore © Gilles Ratier

Tuttavia, volendo chiudere con una nota positiva, è interessante il dato del numero di titoli per tipologia (v. fig. 4), che indica il settore delle opere per l’infanzia come quello in più forte crescita: se è chiaro che gli acquirenti sono gli adulti (lettori probabilmente già acquisiti), possiamo comunque pensarlo come segnale dell’attenzione verso i lettori di domani e come costruzione del futuro del fumetto.

Abbiamo parlato di:
Rapport sur la production d’une année de bande dessinéè dans l’espace francophone européèn: 2014 L’année des contradictions
Gilles Ratier, secrétaire général de l’ACBD (Association des Critiques et journalistes de Bande Dessinée)
Il documento è disponibile online a questo link.


Note:
  1. I dati ufficiali danno comunque per il 2014 una percentuale di disoccupazione giovanile, cioè nella fascia 15-24 anni, passata dal 22% a oltre il 24%, mentre quella generale è aumentata dal 10% al 10,5%. È quindi quella giovanile la fascia con potere d’acquisto maggiormente indebolito. Per confronto, si pensi che in Italia la disoccupazione giovanile nello stesso periodo è passata dal ca. 27% del 2000 al 43% del 2014. Fonte: http://it.tradingeconomics.com 

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