Approfondimenti

La terra di Lenin: la satira di Daniele Panebarco

Come bambino vedo la politica un gioco da poco
Si gioca per amore, obbligato
Da tenere sotto controllo come il fuoco
Come bambino – PGR – Cd omonimo 2002

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Il fumetto satirico in Italia ha avuto un percorso tortuoso e in un certo senso paradossale. La vignetta o la striscia quotidiana rappresentano i primi esempi di (proto?) fumetto estremamente popolare e diffuso. Dai quotidiani il fumetto si è mosso e sviluppato in diverse direzioni e ancora oggi si può affermare che i fumettisti (o almeno coloro che sono così ritenuti) più conosciuti (e remunerati) provengono dalle strisce comico-satiriche. Forattini, Altan, Shultz, Quino, Staino sono in Italia sinonimo di fumetto almeno quanto Tex o Dylan Dog. Questa considerazione non si rivolge al pubblico/critica specializzati (qualunque cosa essi siano o rappresentino) ma al comune sommario del TG5 in prima serata.
Scritto questo, dopo aver ricontrollato per sicurezza che a pagina 9 dell’ Espresso ci fosse la solita vignetta di Altan, vengo a sottolineare che fumetto e vignetta sono due forme d’arte decisamente differenti, al massimo con un rapporto di parentela di I grado che si esaurisce nell’utilizzo delle mani e della carta come mezzi espressivi: nella singola vignetta è evidentemente difficile esprimere “l’arte sequenziale”.
Il confine pero’ non è così netto se la vignetta comincia a moltiplicarsi fino a diventare pagina, racconto o romanzo.

Nei periodici di satira dalla fine degli anni ’70 ad oggi sono comparsi e hanno sviluppato il proprio stile autori poi divenuti importanti anche nell’ “altro” fumetto. Quello che è successo per tutti gli anni ottanta è che diversi autori satirici si sono cimentati anche sulla lunga distanza (espressiva) del racconto. Case editrici come Bompiani, Mondadori, Einaiudi o Feltrinelli hanno dato spazio ai vari Altan, Forattini, Staino e Disegni & Caviglia proponendo spesso raccolte di vignette o storie brevi e (meno spesso) racconti dalla durata più consistente. Questa proposta in parte continua anche oggi, ma da un po’ di tempo quello che non viene più edito è proprio la forma di irrisorio dileggio più affine al fumetto: il racconto/romanzo satirico.

Di recente nella mia fumetteria di fiducia mi è capitato di ritrovare in vendita Leninlandia di Daniele Panebarco (www.panebarco.com). Colto dalla “smania del segnalibro”((La “smania del segnalibro” è una metafora che indica la personale tendenza all’ordine assoluto del proprio patrimonio culturale di riferimento. Questa patologica tendenza si scontra con la impossibilità all’ordine propria dell’essere umano single di sesso maschile e con la fallacità intrinseca della propria memoria mal conservata.)) sono rientrato a casa e ho recuperato (con qualche difficolta’) la mia copia del suddetto volume per rileggerla.Questo tomo datato 1981 possiede una espressività ancora oggi spiccata, ma è soprattutto una testimonianza di un modo di fare fumetto ora in disuso. Daniele Panebarco (come Lauzier in Francia) faceva satira (e fumetto) divertente e intelligente sulla sinistra (tanto per confutare un luogo comune che vuole la satira di qualità solo a sinistra) utilizzando “una mescola di personaggi comuni e maschere storiche”((dalla biografia di anonima fumetti.)). In Leninlandia, infatti, appaiono (tutti in gran forma): Lenin, Stalin, Marx, Hegel, Engels e una serie di improbabili co-protagonisti come il ciuccio mascherato, Scarlet Calour (la terribile dama che crea piccolo borghesi) il piccolo Remi’ (si, proprio lui con tanto di cappello, ma senza scimmietta).

Il primo racconto (il ciuccio mascherato) è folgorante. A Stalinopoli, Mrs Millighan (madre di Remi’ figlio di Engels) viene fermata dal KGB e portata da Stalin. Contemporaneamente Marx, che sta cercando di vendere il vero comunismo ad una bancarella, viene fermato dal colonel Hegel, ma prima che questi riesca ad arrestarlo interviene Lenin che passa di là in taxi. Lenin si batte, ma sta per venire sopraffatto quando viene salvato dal ciuccio mascherato, che poi scappa senza accettare la proposta di collaborazione di Lenin stesso. Nel frattempo Stalin incontra la sua nuova madre (Mrs Millighan) che oppone delle lecite resistenze verso il nuovo figlio impostogli. Stalin si arrabbia moltissimo anche perché scopre che Remi’ (il figlio naturale) è in citta’. Ordina la sua eliminazione che dovrà comunque avvenire dopo quella del traditore Lenin che nel frattempo è al lavoro (alla Lenin Orizzonti Illuminati L.T.D.) e sta litigando con Nadja (la sua segretaria) quando viene contattato telefonicamente da Scarlet Calour (la sicaria assoldata da Stalin) con il quale fissa un incontro. Intanto al Bar Alfie Marx e Engels si incontrano e dopo una discussione sui problemi economici si accordano per racimolare un po’ di soldi pelandoli a poker a un “giovane sassarese di sinistra” [capito chi?]. Scarlet Calour incontra Lenin che concupito cade nella trappola prigioniero di Stalin il quale ora è finalmente libero di arrivare a Remi’. Al Cral Aziendal dell’Internazional è arrivato il dimesso sassarese che viene coinvolto nel poker con Marx e Engels (e un incappucciato) e contro ogni previsione sbaraglia gli avversari peraltro dispiacendosene. Lenin, che si è nel frattempo liberato, arriva al Cral subito prima di Stalin, ha deciso di portare via il sassarese perché crede, a torto, che sia il ciuccio mascherato. A questo punto Stalin arriva davvero per prendere Remi’ (il piccolo spettro che si aggirava per l’Europa) ma arriva anche il ciuccio mascherato che con un colpo di tettarelle spaziali ferisce a morte Stalin. E’ l’epilogo: si scopre che Nadja è il ciuccio mascherato e sorellastra di Remi’, arriva Mrs Millighan che finalmente può ritrovare Marx come suo compagno e Stalin muore….

Stalin: Lenin… Io… sto morendo… Ma prima… Ti prego… Dimmi cos’e’ il comunismo… Che me lo sono dimenticato…
Lenin: Comunismo è correre nei prati in fiore e mangiare le mele senza passare per il settore terziario.
Stalin: E se a uno non gli piacciono le mele?
Lenin: Ci son sempre le pere.
Stalin: Lenin, tu sì che hai la sintesi dialettica!… Aaaa…
[e muore]
 

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Il ciuccio mascherato è il primo dei quattro racconti che compongono leninlandia (gli altri sono oltre il guado, baciami baby e il grande utero) ma è più che sufficiente per chiarire cosa pote(va)te leggere in questo volume. In una intervista (del quale, mi scuso, non riesco più a reperire il link) del febbraio 2002 Panebarco (che ha smesso di fare fumetti da più di dieci anni per dedicarsi ad opere multimediali educative) dichiara di essersi ritirato dal mondo del fumetto perché “dalla metà degli anni 80 ho iniziato ad intravedere alcuni segnali di crisi nel nostro settore. Nel fumetto non trovavo più stimoli. Per evitare di ripetermi e, dunque, per rispetto nei confronti dei lettori e miei ho chiuso…“. 
Al di là di questa testimonianza che può essere condivisa, “assolutizzata”, negata o quello che preferite, Leninlandia è una occasione per rispolverare i giusti toni…

Nadja: Ma caro, tu la rivoluzione l’hai già fatta.
Lenin: E allora faro’ la ririvoluzione.
Nadja: […] E intanto il tempo passa […] Ho tanta paura
Lenin: Non devi. Amore. La vedi questa mano. Ebbene il partito è una mano con milioni di dita stretta in un solo minaccioso pugno!!
Nadja: E allora?
Lenin: E allora il partito è cervello e fatica, è vigore e gloria […] Lenin è il partito!
Nadja: Hai visto di nuovo Majakovsky.

Leninlandia L’isola trovata edizioni – collana Biblioteca delle nuvole – novembre 1981 – 160 pp. B/n brossura

 
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