Recensioni

Nevermind di Tuono Pettinato: Kurt Cobain prima di diventare un mito 

ca_vaina_nm

Nevermind di Tuono Pettinato: Kurt Cobain prima di diventare un mito  - ca_vaina_nmScrivere biografie non è mai facile.

Ancora più difficile è raccontare la storia di un uomo che è diventato, suo malgrado, mito della musica, pioniere  del grunge, persona su cui tutti hanno voluto dire qualcosa o dare una propria opinione, a prescindere da quanto realmente avessero compreso la sua complessità e unicità. Una sfida che farebbe paura a chiunque.
Ma non a Andrea Paggiaro, in arte , vincitore del premio come miglior autore completo all’edizione del Premio Gran  Guinigi a Lucca C&G  2014.

Per parlare di Kurt Cobain, la scelta sembra semplice: basta seguire passo passo, nascosti nel bosco, un ragazzino di Aberdeen, Washington. E raccontare, dal principio, la sua storia.
La storia di Boddah, un amico immaginario, e Kurt, un bambino pieno di vita, innamorato della musica fin dalla tenera età, talmente pieno di energie da essere considerato iperattivo. Un bambino troppo sensibile per un mondo duro e difficile, che non lo comprende e che crolla pian piano attorno a lui, lasciandolo senza punti di riferimento: una famiglia spaccata dal divorzio, i continui trasferimenti da una casa a un’altra, un padre sportivo e competitivo che mai è riuscito a capirlo, il tutto peggiorato da un contesto soffocante, limitante e limitato come quello delle periferie statunitensi  degli anni ‘80, popolate da rednecks e jocks, conformiste e incapace di accettare l’eccentrico, il diverso.

ci accompagna nei dolori del giovane Kurt, che sempre meno compreso da chi gli sta accanto, a parte pochissimi amici emarginati come lui, si chiude sempre più in se  stesso, rifugiandosi nello stordimento della musica prima e delle droghe poi, per allontanarsi da quel mondo di pieno di falsità e ipocrisie, per irriderne modelli “vincenti”, schierandosi dalla parte degli sconfitti, degli emarginati, cantandone il dolore, la rabbia, la frustrazione, cercando di raggiungere il proprio, personale Nirvana.
Ma, nonostante i tentativi, il senso di inadeguatezza e di colpa nei confronti del mondo intero non lo abbandona mai: sempre fuori posto, perfino sul palco, di fronte a un pubblico adorante, perfino nella sua oasi e prigione musicale. E allora, complici anche il peso della celebrità e degli scandali annessi, deciderà di compiere l’ormai tristemente famoso passo estremo.

Nevermind di Tuono Pettinato: Kurt Cobain prima di diventare un mito  - ftg9571-e1420648741901

Con la sensibilità e l’eleganza che contraddistinguono i suoi lavori più riusciti, Tuono Pettinato sceglie di offrire al lettore una prospettiva diversa della vita di Cobain, accennando velocemente ai dolori e alle angosce del Kurt  adulto e concentrandosi invece sull’infanzia e l’adolescenza, periodi in cui quelle sofferenze affondano le proprie radici. Ne emerge una storia di grande profondità, rispettosa e piena di umana empatia, lontana da pietismi, un ritratto ricco e pieno di sfaccettature. L’autore si sofferma su alcuni scorci quotidiani della vita del ragazzo di Aberdeen, eventi minuti eppure fondamentali per capire chi fosse Kurt Cobain prima di essere conosciuto in tutto il mondo come leader dei Nirvana e riluttante simbolo della “Generazione X”.

Nevermind di Tuono Pettinato: Kurt Cobain prima di diventare un mito  - nevermind_contez_p72-e1420649186151Grazie a una narrazione fluida e coinvolgente, il lettore non solo legge, ma vive questi momenti: canta a squarciagola insieme a Kurt e al suo amico immaginario, assapora con lui la spensieratezza e subito dopo il dolore della perdita di certezze, dello sradicamento, dell’incomprensione, cerca un appiglio per non scivolare nel baratro e lo trova nel liberatorio, emozionante incontro con la musica punk, nei primi, irriverenti concerti insieme ai pochi compagni, all’apice della felicità che “è prima del successo. […] Il successo rovina tutto”, prima della caduta, prima che il disagio diventi opprimente e ineludibile.

Tutto il resto, quello che non si vede, che non si vive, è raccontato dalla voce fuori campo dell’amico Boddah, che appare gradualmente all’inizio del racconto come tigre di pezza che  si materializza in mezzo a un bosco e fin da subito appare ben più di un mero espediente narrativo, ma si impone come coprotagonista, presenza attiva e imprescindibile per la storia.

Una storia di amicizia, un rapporto molto particolare e poco ortodosso, che nasce dalla solitudine e dall’inadeguatezza. Una storia di musica, colonna sonora che accompagna tutta la vicenda di Kurt e tutta la narrazione, che prende il sopravvento quando le parole diventano superflue e solo la poesia accompagnata dalle note può esprimere la gioia e il dolore, il malessere e il tentativo di riscatto, la fragilità, la spensieratezza, la rabbia e la sconfitta.

Il tratto sintetico e chiaro si adatta perfettamente al tono della storia e si fonde in maniera organica  con il testo . I continui rimandi alle strisce dei Peanuts, ai cartoni animati di Hanna & Barbera  e soprattutto a Calvin & Hobbes (Kurt & Boddah, possiamo ormai dire), sono armonizzati in uno stile personale, intimo, che mescola sapientemente ironia, delicatezza e immagini di grande impatto emotivo, come le scene della distruzione della batteria, della crocifissione mass-mediatica o dello struggente cammino finale, che riportano alla mente alcuni passaggi inquietanti e disarmanti di Corpicino, storia che per molte tematiche si avvicina a questa biografia (la società mistificatrice e incurante, la ribellione attraverso la morte).
Il ritmo, all’inizio disteso e concentrato su singoli eventi, si fa pian piano sempre più serrato: le ellissi  temporali sempre più estese e i continui flash-forward  dipingono i risultati di un’infanzia difficile e dolorosa e fanno correre la storia verso la fine ineluttabile.

Come già accaduto in Enigma – La strana storia di Alan Turing, l’amara conclusione è addolcita da una nota di struggente tenerezza: l’incompreso e solitario Kurt non è da solo nel suo cammino finale, vuole che ci sia l’unico che lo ha sempre capito, il suo migliore amico Boddah.
Tuono Pettinato li immagina allontanarsi, così come erano comparsi, oltre la vignetta. In un mondo accessibile e comprensibile solo a loro: il  mondo di Kurt e Boddah.
Il ciclo si chiude e  in sottofondo risuonano le parole che avevano aperto la storia : “I’m so happy, ‘cause today I found my friends, they’re in my head…”. 

Abbiamo parlato di:
Nevermind
Tuono Pettinato
, 2014
89 pagine, brossurato, bianco e nero – 13 €
ISBN 978881707518

Nevermind di Tuono Pettinato: Kurt Cobain prima di diventare un mito  - Top_10_fumetti_e_illustrazioni_Tuono_Pettinato-450x620-e1420649505658

Clicca per commentare

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Lo Spazio Bianco: nel cuore del fumetto!

Inizio