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Orfani: Ringo #3 – Roma città aperta (e distrutta)

Ringo 3 cover

Orfani: Ringo #3 – Roma città aperta (e distrutta) - orfani-roma-ringo-3Sempre braccati dalle forze governative, Ringo e i tre giovani orfani giungono a Roma e trovano rifugio in un palazzo abbandonato. Nuè è debilitato (sin dal numero precedente) e ciò costringe Ringo a partire alla ricerca delle medicine per curarlo, assieme all’irruento Seba. È l’occasione per proseguire con il tema del viaggio in un luogo ostile, ma anche per riprendere le dinamiche padre/figlio introdotte nel secondo episodio.
Ringo contrappone il proprio modello educativo a quello della presidentessa Juric: non vuole insegnare ai suoi “allievi” a combattere, per evitare di renderli piccoli guerrieri inarrestabili, come venne fatto con lui e i suoi compagni. Tuttavia, ancora non è noto chi dei tre sia suo figlio (o figlia), e questa persistente ambiguità sicuramente non giova alle relazioni interpersonali tra i protagonisti.
L’incapacità di Ringo nel proteggere i tre giovani che gli sono stati “affidati” emerge nel momento in cui lascia due di loro sguarniti, in balìa di potenziali criminali. Così come nell’episodio precedente li aveva infilati nella tana del lupo, di nuovo Ringo effettua una scelta dai risultati poco brillanti (pur se in qualche modo costretta dalle circostanze), che lo porta nuovamente a un inevitabile scontro finale con uno dei Corvi.

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Lo scontro, però, non ci viene mostrato direttamente: in un elegante ed efficace cambio di prospettiva, le inquadrature seguono i giovani orfani mentre attendono l’esito dello scontro dall’esterno del palazzo, in silenzio e in sospeso come i lettori. La storia si ripete e Ringo è costretto a uccidere un “essere” che aveva già dovuto ammazzare, con travaglio, in passato. Il risultato di tale conflitto rimanda infatti a una scena della prima stagione di (dal decimo episodio): è un déjà-vu, motivo per cui mostrarci ogni dettaglio della lotta sarebbe superfluo. Tale esito rappresenta inoltre un sapiente richiamo alla ciclicità degli eventi, con una ridondanza che viene ulteriormente sottolineata dalla reiterata crudeltà della presidentessa Juric nel finale dell’albo.

I protagonisti si muovono in un mondo popolato da criminali e reietti, in cui non c’è spazio per la memoria: il Colosseo, San Pietro e tanti altri luoghi che per secoli hanno conservato il loro valore simbolico, sono trasfigurati in pura presenza scenica.
Orfani: Ringo #3 – Roma città aperta (e distrutta) - Ringo-3-cover-e1420619495631Il richiamo alla Storia dell’Arte viene conferito anche dalla splendida copertina di Emiliano Mammucari, che cita la pietà di Michelangelo. (1)
Tale scultura fa da sfondo a uno degli snodi chiave dell’episodio, in cui vengono introdotte nuove figure, come “la Signora”. Da lei Seba si reca per ottenere gli agognati farmaci per il suo amico e scopre un’ambigua organizzazione societaria insediatasi nell’ex Basilica di San Pietro. Questi personaggi e contesti vengono solamente accennati durante la storia, senza rimanere veramente impressi.

Un quarto dell’albo, forse troppo, è dedicato a una sorta di riassunto delle puntate precedenti. Per il resto, la narrazione di è, al solito, rapida, diretta e sintetica all’osso: la trama, molto scorrevole, procede senza particolari intoppi.
Visti nel complesso, però, i tre albi di questa nuova stagione usciti finora hanno visto, dopo un esordio che imprimeva una decisa accelerazione, un calo del ritmo negli albi successivi, in assenza di un concomitante approfondimento tematico che giustificasse appieno tale lentezza. Manca una vera e propria caratterizzazione di Ringo, che appare a tratti statico e intrappolato in un manierismo da eroe tutto d’un pezzo.

Orfani: Ringo #3 – Roma città aperta (e distrutta) - Ringo-e-Dark-Knight-e1420619436537Interessante comunque è la lettura che emerge dalla splash page di pag. 94, che ci mostra Ringo in una posa del tutto simile a quella di una famosa cover di The Dark Knight Returns di Frank Miller. Il paragone tra l’ex Pistolero e il Cavaliere Oscuro ultracinquantenne di Miller sicuramente potrebbe coinvolgere l’atteggiamento rinunciatario con cui Ringo aveva abbandonato la lotta contro un sistema ingiusto (ovvero, come avevamo trovato il personaggio nel primo episodio di : Ringo), del tutto simile al ritiro per vari anni dalla vita supereroistica di Bruce Wayne in TDKR.

La resa grafica è affidata allo stile tratteggiato e “classico” di , il cui tratto in teoria si conforma poco allo stile dinamico della serie. Il suo Ringo ha un atteggiamento da duro, ma sa essere sarcastico e persino sornione all’occorrenza. Ambrosini realizza tavole caratterizzate da una certa disomogeneità tra le vignette: la raffigurazione dei personaggi oscilla tra una profondità che scava nelle loro anime e una mimica scarsamente espressiva. Maggiore efficacia si evidenzia nella rappresentazione di Roma, degli ambienti e delle sculture. La colorazione di Giovanna Niro si concentra nuovamente su alcune tonalità dominanti, tra cui il verde, e conferisce alle tavole di Ambrosini ulteriore spessore.

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Impossibile, in chiusura, non fare un richiamo al film del 1945 di Roberto Rossellini, caposaldo del neorealismo cinematografico italiano citato nel titolo dell’albo. Il racconto della paura, della miseria, del degrado in una città devastata dalla guerra accomunerebbe il lungometraggio al fumetto: solo che in Ringo (come già nella prima stagione di Orfani) la guerra è più effimera, meno conosciuta in tutti i suoi aspetti e probabilmente specchio dei nostri tempi, in cui tutto diventa virtuale. Ciò rende perciò i protagonisti, dall’ex Pistolero a Seba, Rosa e Nuè un po’ più distanti e sinora non pienamente coinvolgenti.

Abbiamo parlato di:
#3 – Città aperta
,
Sergio Bonelli Editore – Dicembre 2014
98 pagine, brossurato, colori – € 4,50
ISBN: 9 772283 302003 40015

 


Note:
  1. Non è la prima volta che la scultura di Michelangelo viene ripresa nella copertina di un fumetto; solo per citare alcuni esempi famosi: in Daredevil #164 di Frank Miller (1980), in Death of Captain Marvel di Jim Starlin (1982) e in Crisis on Infinite Earths #7, di George Perèz (1985). 

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