BreVisioni

Wolverine #231

di AA VV
Panini Comics, apr. 2009 – 80 pagg. col. spil. – 3,30euro
Parte l’attesa “Vecchio Logan”, saga ambientata in un ipotetico futuro distante cinquant’anni. Opera dei due apprezzati autori (fra le altre cose) di “Civil War”, e , ci proietta subito in un domani senza speranza, per ragioni che vi lascio il piacere di scoprire con la lettura. Direi quasi ovviamente, considerata la levatura degli artisti, “Vecchio Logan” è una lettura gradevole ma, almeno per ora, niente di più. Millar è frizzante nel ritmo e brillante nei dialoghi ma con molto mestiere e poca ispirazione mentre i pur efficaci disegni di McNiven risentono di una manierismo quasi autoreferenziale che li rende pesanti. Va precisato che questa parte dell’albo non è collegata a Secret Invasion, come invece il primo episodio di “Capitan Bretagna e MI-13”, opera di Paul Cornell e Leonard Kirk. Gli accadimenti sul suolo britannico, per quanto si sa finora, non sembrano un capitolo fondamentale della vicenda, ma in questo potrei essere smentito facilmente perché i tasselli si potranno ponderare bene solo a crossover chiuso. Quello che appare un po’ meno opinabile è che la qualità di testi e disegni non è proprio entusiasmante, seppur non disdicevole. Mi pare si possa dire che è un classico esempio di storie superflue create per vendere più albi sfruttando il traino di un crossover. Molto più interessante la breve storiella con Nightcrawler protagonista scritta dall’ormai affermato e disegnata dal bravo, ma non conosciutissimo, James McKelvie, plastico ed espressivo. L’abilissimo Fraction con le poche pagine a disposizione offre una riflessione sulla percezione delle opere d’arte (con la dotta citazione di un saggio europeo, cosa insolita per un americano), sulla cucina povera, sul perdono e sulla clonazione. Come bonus anche un po’ d’azione. Chiude l’albo la divertente “Wolverine: Origini” che, sebbene rappresenti l’ennesimo sfruttamento del popolare mutante artigliato, si legge con piacere sia per il brio dei testi di sia, soprattutto, per i disegni del grande , un po’ fuori dal genere che gli è più congeniale ma sempre straordinario nella sua apparente povertà di tratto. (Paolo Garrone)

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