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Pornopolis

di J. Bertan
Leopoldo Bloom, 2008 – 54 pagg. b/n bros. – 10,0 euro
Una società in cui si tende sempre più all’omologazione, a tutti i costi; una società in cui la personalità viene venduta a pacchetti come per i programmi informatici e/o i videogames; una società in cui è la pubblicità a dire cosa fare e come comportarsi per essere persone uniche e sentirsi speciali, salvo poi scoprire di essere esattamente come glia altri. Una società in cui la libertà diventa merce e nessuno, se non i mercanti capiscono che non si può chamare libertà un bene di consumo. No, non sto parlando di sociologia, bensì dell’opera prima di Julia Bertan in cui tutto è diverso eppure uguale all’ambiente che ci circonda. Certo la narrazione risulta un po’ ostica ed a tratti si ha come la sensazione di perdersi nel tentativo di seguire il racconto. Alcune tavole risultano un po’ confuse e di difficile lettura, troppo cariche. Ciononostante i concetti vengono fuori in modo chiaro, grazie anche ad un talento grafico che non può passare inosservato, in cui le storture della società si riflettono in modo fisico sui personaggi sino a deformarli in modo quasi doloroso. (Michele Quitadamo).

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