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Cambiare o morire, gli Inumani di Paul Jenkins e Jae Lee

Cambiare o morire, gli Inumani di Paul Jenkins e Jae Lee - CoverNati sulle pagine dei Fantastici Quattro, gli Inumani sono una della numerose intuizioni, semplici e geniali, partorite dalla mente di Jack Kirby. Frutto di un esperimento condotto dai Kree, una delle razze aliene che popola l’universo Marvel, su degli uomini primitivi, questi hanno nel corso del tempo sviluppato una particolarità genetica latente che, una volta innescata dall’esposizione alle “nebbie terrigene”, consente loro di manifestare delle capacità eccezionali.

Dal quel momento, ogni inumano padroneggia un talento specifico e vive una vera e propria trasformazione morfologica, che, unita all’impossibilità di respirare l’atmosfera terrestre, li costringe da sempre a un’esistenza lontana dal resto dell’umanità.
Cambiare o morire, gli Inumani di Paul Jenkins e Jae Lee - Gli-Inumani-5A regnare su di loro è Freccia Nera, condannato a un’esistenza di silenzio proprio a causa del proprio potere: una voce dalla potenza devastante, tale da rendere pericoloso anche un solo sibilo.
Dopo  l’edizione uscita nel 2013 in USA, finalmente anche in Italia viene raccolta in volume la miniserie di dodici episodi pubblicata a partire dal 1998, e vincitrice l’anno dopo del prestigioso premio Eisner come Miglior Nuova Serie. Un lavoro per molti versi importante, firmato da due autori di rilievo: e .

Importante perché la miniserie uscì all’interno del progetto denominato Cavalieri Marvel (stesso nome della testata su cui in Italia nel 1999 l’allora Marvel Italia propose questa e le altre collane del progetto);  Joe Quesada, coordinatore del progetto, nonché affermato autore, scelse di affidare le redini creative delle varie serie ad autori distanti dal fumetto supereroistico o provenienti da contesti per certi versi limitrofi, come il mondo della televisione. Un’intuizione che non solo ebbe esiti notevoli dal punto di vista qualitativo (tanto da essere ripetuta negli anni successivi), ma riuscì nell’intento di svecchiare alcuni personaggi un po’ spremuti (su tutti Il Punitore con l’arrivo di Garth Ennis) e il panorama editoriale supereroistico, dimostrando alle case editrici che era arrivato il momento di aprire a suggestioni e autori nuovi.

Cambiare o morire, gli Inumani di Paul Jenkins e Jae Lee - Gli-Inumani1-e1418142179831 era all’epoca al primo anno alla Marvel, dopo ben quattro anni passati a scrivere (con un certo successo) Hellblazer, per la Vertigo/Dc Comics. E in questo suo lavoro l’influenza di quello che potremmo definire “stile Vertigo” è molto forte.
Innanzitutto per la verbosità della narrazione, scandita da una voce narrante con il compito di introdurre ai lettori contesto e personaggi, che entrano in scena uno dopo l’altro nel primo episodio. Come in un lavoro teatrale lo scrittore delimita sin dall’inizio scenario e protagonisti della vicenda, scegliendo da subito un registro fortemente drammatico e insinuando nel lettore la percezione di una catastrofe imminente.

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La trama della storia, ridotta all’osso anche per non rovinare la lettura a quanti fossero interessati, vede gli Inumani affrontare un vero e proprio assedio da parte di truppe militari decise a invadere la loro città e carpirne i segreti tecnologici.
L’esilio volontario in cui questi esseri hanno sempre vissuto è improvvisamente messo a repentaglio, ma a preoccupare i sudditi di Freccia Nera è il comportamento del sovrano, che sembra deciso a subire l’assedio, senza reagire.

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L’azione, quella “tradizionale”, fatta di scontri, esplosioni e sfoggio di poteri, è piuttosto scarsa e comunque relegata all’esterno della città, mentre il teatro principale della vicenda è il palazzo reale nel quale si consuma il dramma, tutto psicologico, vissuto da Freccia Nera, responsabile del destino del suo popolo, minacciato dalle macchinazioni del fratello folle, e dalle tensioni che pervadono i membri della sua corte, incapaci di comprendere le ragioni del Sovrano.

Cambiare o morire, gli Inumani di Paul Jenkins e Jae Lee - Gli-Inumani-31-e1418140260889La sfida, non certo facile, che Jenkins vince, sta nel riuscire a dipanare per dodici capitoli una vicenda sostanzialmente tanto priva di intreccio e sequenze spettacolari e decisamente statica, quanto ricca di temi e spunti. Adottando una struttura a episodi autoconclusivi in cui i protagonisti  si alternano, lo scrittore tiene sullo sfondo il conflitto tra Inumani e terrestri, e ci immerge nel racconto della società inumana, mettendone in mostra i riti, la maestosità e gli abomini.
Racconta così l’inquietudine mista a eccitazione con cui gli adolescenti si apprestano a sottoporsi al processo di trasformazione che ne rivelerà il potenziale, sancendo la fine della loro giovinezza; le peculiarità di una società in cui il cambiamento e  l’eccezionalità sono aspetti qualificanti, e che costringe quanti non appartengono all’élite, quegli Alpha Primitivi privi dell’anomalia genetica, a una condizione di schiavitù.
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Assieme a momenti ironici (come un Reed Richards ospite riluttante di un mediocre talkshow televisivo), lo scrittore inserisce riferimenti piuttosto espliciti all’attualità del tempo: la scena in cui l’ambasciatore inviato da Freccia Nera all’Onu, accusa di sostanziale inutilità il Consiglio di Sicurezza, richiama alla mente le forti polemiche che furono rivolte all’Onu per la gestione del conflitto in Jugoslavia (1991-1995) e i massacri avvenuti in Ruanda (1994).

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La parte grafica è affidata a il cui tratto elegante e ricco di neri contribuisce a creare quell’atmosfera claustrofobica e oppressiva che contraddistingue la storia. Lo stile del disegnatore è ricercato e potente, e si concentra in special modo sulla scelta delle inquadrature e la composizione della tavola, curando la distribuzione degli spazi e l’attenzione alle simmetrie, sacrificando volutamente il dinamismo per accentuare realismo e pathos, e che si sposa perfettamente con la narrazione impostata da Paul Jenkins.
Lee disegna della creature solenni nella loro mostruosità, abitanti di una città oscura e gotica, distante anni luce dagli scenari, anche quelli più degradati, in cui operano i loro colleghi in calzamaglia. Cambiare o morire, gli Inumani di Paul Jenkins e Jae Lee - Gli-Inumani-71La cura che il disegnatore dedica alla mimica facciale di Maximus, il fratello pazzo di Freccia Nera, dona spessore all’interpretazione del personaggio, autore di lunghi monologhi (anche questi dal sapore teatrale): il suo volto rugoso e intenso si contrappone quello atono e impassibile del Sovrano/fratello/rivale.
È inoltre visibile nel corso della miniserie l’evoluzione dello suo stile (Lee era all’epoca ventiseienne), che gradualmente abbandona la griglia classica per sviluppare i geometrismi raffinati che sono ormai diventanti una sua peculiarità stilistica.

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La raccomandazione finale a quanti,  speriamo numerosi, vorranno leggere una delle migliori saghe Marvel degli anni novanta, è quella di leggere la storia così come è stata concepita, ovvero come una sequenza di episodi usciti a distanza tra di loro. Questo perché ogni episodio merita, appena letto, qualche attimo in cui fermarsi a cogliere tutte le sfumature e le suggestioni che i suoi autori vi hanno inserito.
In questo modo sarà possibile apprezzare appieno lo spirito di una storia che ha un finale inconsueto e anche un po’ coraggioso, lontano dai canoni più tipici dei comic book, che chiude il cerchio riportando il lettore al punto di partenza, per un nuovo inizio.

Abbiamo parlato di:
Inumani – Primo contatto
Paul Jenkins, Jae Lee
Traduzione di Pier Paolo Ronchetti
, 2014
288 pagine, cartonato, colori – 25,00€
ISBN: 9788891207371

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