Approfondimenti

Ghost in the Shell

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Ghost in the Shell - immagine1-1662Ghost in the shell raccoglie i racconti di , pubblicati a suo tempo su Kappa Magazine come Squadra speciale ghost (titolo originale: Kokaku Kidotai – “Squadra mobile dal guscio offensivo”). Finalmente, eccoli raccolti involume: annunci e smentite sulla sua pubblicazione si erano succedute negli ultimi anni, al punto che, quando qualcuno ne accennava, i sorrisi ironici si sprecavano. Insomma, questo volume, che finalmente sfogliamo, sembrava la classica leggenda metropolitana.
L’edizione si presenta con sovraccoperta plastificata e propone tavole a colori all’inizio di ogni capitolo; addirittura, in quarta di copertina, fa bella mostra di se’ la sinossi delle modifiche delle colorazioni delle tavole, rispetto alla prima pubblicazione degli episodi. Il volume è brossurato, rilegato a fascicoletti, e distribuito ad un prezzo in linea con quelli correnti (a nostro parere, mediamente alti, ma questa è un’altra storia). Sarebbe stato bello averlo con copertina rigida (pensiamo all’edizione / di Mother Sarah), ma cio’ è un peccato veniale.
A chi non conoscesse quest’opera, al di là di tutte le considerazioni che seguono, ne consigliamo senz’altro la lettura.

Giappone, 2029
Negli episodi che compongono questo volume, si narrano le vicende della nona sezione, o meglio, del Kokaku Kidotai, unità militare sotto la responsabilità del signor Aramaki Daisuke, che, a sua volta, risponde direttamente al Primo Ministro giapponese. Compito di questa unita’, guidata operativamente dal cyborg Motoko Kusanagi, è l’indagine e la repressione in materia di terrorismo. Piu’ esplicitamente, secondo le parole di Aramaki: “Il suo compito sarà scoprire ed eliminare i germogli del crimine”.
La missione è decisamente ambiziosa, e porterà la squadra a scontrarsi non solo con criminali e terroristi, ma anche con altri apparati del Governo, in primis con il Ministero degli Esteri e la sua squadra militare, la sesta sezione. Le due unità militari intrecciano le loro indagini e le loro strategie attraverso molti degli episodi qui presentati, al punto che questo filo rosso narrativo si propone anche come principale stimolo alle riflessioni che quest’opera suscita.
Menzione particolare, fra gli episodi proposti, meritano quelli che raccontano il caso del Marionettista, un programma dall’origine misteriosa, che sembra essere sfuggito al controllo dei suoi creatori ed aver sviluppato una sorta di autoconsapevolezza. Il confronto con il Marionettista farà maturare una vera e propria crisi istituzionale e, senza voler troppo rivelare a chi non lo avesse già letto, travolgerà l’esistenza del maggiore Kusanagi.
Ricordiamo, inoltre, che da questo episodio fu tratto il lungometraggio di Oshii Mamoru, Ghost in the shell, da cui il presente volume riprende il nome.

Spunti di riflessione
La successione di indagini, il crescendo di conflitti fra presidenza del Governo e Ministero degli Esteri, il confronto con un programma (il Marionettista), che, in nome della propria autoconsapevolezza, rivendica il riconoscimento come forma di vita intelligente: tutti insieme, questi spunti ci spingono a individuare come tema centrale dell’opera di Shirow l’istinto di sopravvivenza. E’ questi, a nostro parere, il vero protagonista delle vicende narrate in Ghost in the shell.
Attraverso la vicenda del Marionettista, Shirow racconta l’evoluzione di una struttura autocosciente (un individuo?), come conseguenza dello sviluppo di un programma e di un sistema (la rete informatica, che avvolge la Terra). La prima rivendicazione di questa entità e’, appunto, il diritto alla vita ed all’autodeterminazione.
Quindi, attraverso gli scontri fra sesta e nona sezione, Shirow narra l’evoluzione di strutture autoreferenziali all’interno di uno Stato a regime democratico. La sesta sezione, in particolare, è una struttura militare, sviluppata in un ambiente democratico, ma che pare aver acquisito (come la nona?) un’autonomia così ampia da non riconoscere alcuna autorità esterna al Ministero a cui fa capo. Le sue strategie mirano esclusivamente al conseguimento degli obiettivi che garantiscono la sua sopravvivenza, tanto che quasi niente è dato sapere dei risultati delle sue azioni in altri campi (sicurezza nazionale? ordine pubblico?). Qualsiasi strumento sembra accettabile, ed ogni ostacolo viene considerato come un nemico mortale. La nona sezione, nel corso della propria attivita’, e Kusanagi in prima persona, subiranno pesantemente le conseguenze di questo approccio.
Il lato inquietante, che spinge alla riflessione, è che questi due processi di conquista dell’autodeterminazione sono entrambi sviluppi fuori controllo di sistemi interamente definiti dai loroideatori: i progettisti informatici, per il Marionettista, i membri del Governo (Del Parlamento? Della cittadinanza? Non è chiaro) per la sesta e nona sezione. Siamo di fronte, cioe’, a quelli che potremmo chiamare due macroscopici processi Frankenstein.

I buoni ed i cattivi
Ghost in the shell è pervaso di violenza: Shirow mette in scena scontri, azioni militari, combattimenti, attentati. Forze governative e terroristi utilizzano gli stessi metodi, le stesse tattiche; per entrambi, l’obiettivo è l’eliminazione del nemico. Esiste una differenza fra queste violenze? è chiaro infatti, che, se fossero mere espressioni di uno stesso istinto di sopravvivenza/volontà di potenza dei loro esecutori, queste opposte violenze non potrebbero essere distinte. La distinzione fra esse deve essere quindi ricavabile dalla loro relazione con il contesto entro cui agiscono.
Shirow ci mostra le procedure della nona sezione (catena di responsabilita’, scelta degli obiettivi); d’altra parte, proprio queste procedure vengono messe sotto processo nel serrato finale, quando gli interrogativi sulla violenza cui abbiano assistito divengono espliciti.

Espressi nei termini che coinvolgono la nona sezione, i nodi della questione si possono riassumere come segue:
quale è la legittimazione della nona sezione? Ovvero, secondo quale procedimento è stata istituita?
a quale fine è utilizzata?
chi ha la responsabilità politica delle sue azioni?
a chi risponde, costui? (punto fondamentale, poiche’ un responsabile che non risponde ad alcuno delle proprie scelte e’, di fatto, irresponsabile)
La centralità di questi interrogativi è dimostrata dal fatto che la lotta attorno a cui ruotano le vicende narrate è proprio quella fra Ministero degli Esteri e la squadra di Aramaki (ovvero del Primo Ministro). Questa lotta mette in secondo piano quella contro criminali e terroristi; sesta e nona sezione, nelle loro azioni, si trovano ad essere nemici, quando pure dovrebbero fare riferimento ad una legittimazione comune, a degli scopi condivisi e ad uno stesso responsabile ultimo (il Governo, quindi lo Stato). Soprattutto, dovrebbero fare riferimento ad un’etica condivisa; ma questo non accade.

Ghost in the Shell - immagine2-1662Nel mondo di Ghost in the Shell, l’istinto di sopravvivenza sembra sul punto di eliminare l’etica dalla scena. Gli stessi componenti della nona sezione, dall’umano Tamura al cyborg Kusanagi, per i quali pure tifiamo senza remore, non hanno la capacità di pensare eticamente. Eppure, come recita Aramaki, Solo gli uomini possono farlo.
E’ proprio Aramaki, responsabile della nona sezione, l’unico personaggio che sembra essere guidato da principi morali non egoistici. Il suo sguardo e la sua malinconia ci rimandano inevitabilmente al Philip Marlowe di Chandler, altro personaggio che vive confrontandosi con la ricerca di un’etica basata sulla giustizia. Incarnando nella propria figura la scelta etica, Aramaki appare come una possibile soluzione al caos.
L’altra soluzione nasce dalla scoperta di una diversa dimensione della vita: quella che il Marionettista ha trovato nella rete, nel flusso di informazioni, e nella quale tenta di trascinare Kusanagi. Tuttavia, non sappiamo in che misura questa seconda scelta (quanto diversa da una fuga?) sia accessibile agli esseri umani; ma sappiamo che è ovviamente una dichiarazione di fallimento del mondo costruito dagli umani stessi.

La narrazione
Shirow non si pone il problema di uno svolgimento lineare delle trame: piuttosto, suggerisce il loro esser parte di una vicenda più grande, che viene pero’ allusa e non descritta. Proprio da questo approccio, a nostro parere, scaturiscono le due più comuni reazioni alla lettura di Ghost in the shell: l’incanto e l’irritazione.
Incanto, in chi si sente catturato e partecipe da questa sfida/ricerca sul significato delle azioni di Kusanagi, Bato, Aramaki, del Marionettista, dei membri della sesta sezione, dei vari criminali che popolano le pagine. Per fare un esempio banale, il principio stesso di Ghost (detto anche linea ghost) viene spesso citato, ma non certo spiegato; e proprio in questo, probabilmente sta il suo fascino (comunque, Bato riferisce esplicitamente il ghost come “anima”, ma la definizione rimane vaga).
Suscita invece irritazione in chi pretende che un autore si accolli fino in fondo le proprie responsabilita’, sciogliendo tutti i nodi proposti nel corso della storia, non lasciando pendente alcun filo ne’ alcuna idea non sviluppata. Ad esempio, la vicenda dei Fuchikoma e delle loro rivendicazioni sembra buona per un sorriso temporaneo, ma non è ne’ ben integrata, per tono, nel contesto generale ne’ sviluppata adeguatamente.
La narrazione di Shirow procede per accumulo continuo di eventi, spiegazioni, interpretazioni: il lettore viene travolto da questa valanga di informazioni, fin quasi alla saturazione delle proprie capacità di ricezione. Questo stile è del tutto organico alla storia, poiche’ la gestione dell’informazione, e in particolare gli effetti del suo accumulo, sono uno dei motori della vicenda (in fondo, proprio da questo nasce l’autoconsapevolezza del Marionettista). Questo stratagemma rende benissimo l’idea di sovraccarico di informazione non filtrata, che circola nel mondo.
Accanto alla capacità nel rendere le atmosfere oppressive, altra cifra stilistica tipica di Shirow è il gusto per le scene comiche. In questo lavoro, possiamo apprezzare, oltre a qualche tipico superdeformed, il siparietto di Anna Puma e Yuni Puma (personaggi apparsi in Dominion) e le strisce a conclusione di quasi tutti gli episodi, che pongono i personaggi sotto una luce più quotidiana (si pensi a Kusanagi che chiede le ferie).
Al fine opposto, cioe’ alla resa di un’atmosfera verosimile, quindi di un maggior coinvolgimento del lettore, mirano invece le note pseudo tecniche, che Shirow sparge nelle tavole ed in coda al volume, redatte con dovizia tale da meritare l’avvertimento dell’autore di leggerle a lettura ultimata, per non spezzare la narrazione.

Mecha, belle ragazze e figure grottesche
Il gusto per il corpo femminile da parte di Shirow, che non poco ha contribuito al suo successo come illustratore, è ben rappresentato in questo volume. Per quanto le anatomie proposte siano certo più plausibili di quelle che Utatane ci ammanisce nel suo Seraphic Feather, afferiscono più alla categoria dell’erotismo di bassa lega, che a quello della sensualita’. Si veda, ad esempio l’operatrice alla costruzione dei cyborg, in tenuta da infermiera sadomaso.
A questo proposito, la nota in copertina, Per un pubblico maturo, ci ricorda come a suo tempo, nella versione statunitense, siano state censurate le tavole iniziali del secondo episodio, dove viene rappresentato in maniera esplicita un rapporto sessuale fra tre cyborg femminili.
Altro elemento tipico di Shirow sono i mecha dalle linee tondeggianti, e le armi portatili, al cui dettaglio grafico l’autore aggiunge note tecniche che le rendono ancora più inquietanti.
Tuttavia, il disegno di Shirow si rivela particolarmente efficace nella rappresentazione dei volti e dei corpi, che spesso comunicano il tono ed il senso di intere scene, oltre che la psicologia dei personaggi, anche mediante un uso mirato della deformazione di lineamenti e pose. Di Aramaki si è già accennato, ma consigliamo di soffermarsi sulle espressioni dell’addetto alla mensa dei bambini nel primo episodio; sullo squallido colonnello che rischia di essere ucciso da un suo Tomliande impazzito (Robot Rondo); sulle guance cascanti del colonnello Santos (Dumb Barter); o, ancora, sul volto da sfinge del Ministro della Giustizia (Brain Drain). Ogni viso, ogni fisionomia è elemento imprescindibile nella definizione dei personaggi, soprattutto di quelli secondari, che vengono così resi a tutto tondo.

In conclusione
I racconti di Ghost in the shell compongono un vero e proprio pastiche cyberpunk: le tavole sature di dettagli comunicano la sensazione di oppressione, quasi claustrofobica; le espressioni grottesche dei volti ricordano le inquadrature e le deformazioni utilizzate dai fratelli Coen (si pensi a Fargo); c’e’ la costruzione di trame intricatissime, dove servizi segreti, ministeri, esercito, terroristi, sono scatenati gli uni contro gli altri, a volte legati da alleanze perverse. Ed infine lei: Motoko Kusanagi, maggiore della nona sezione, cyborg fascinoso, probabilmente dalla parte dei buoni (se solo sapessimo distinguerli dai cattivi). Ecco, in sintesi, gli ingredienti di questa storia, che ci affascino’ al primo incontro, e non ci ha deluso alla rilettura.

Ghost in the shell

, 2004 – 346 pp. B. col. – 9.50euro

Note a margine
1.Fate attenzone ai vestiti ed all’acconciatura di Kusanagi: è tutto così irresistibilmente anni ’80!
2. Adesso, speriamo che anche Orion, ormai introvabile venga riproposto (su Black Magic e Dominion immaginiamo sussistano anche problemi di diritti, che ci frenano dal protestare).

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