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Vagabond #40

di
Panini Comics, giu 2008 – 136 pagg. b/n bros. – 4,00euro
Quarantesimo volume per l’edizione italiana di Vagabond, il lavoro che Takehiko “Slam Dunk” Inoue sta portando avanti in contemporanea con Real. L’opera si mantiene a livelli altissimi, e anzi sembra essere cresciuta insieme al suo protagonista. Musashi Miyamoto non è più il selvaggio “figlio di un oni (demonio)” che spaventava la gente solo a vederlo, ma un uomo maturo e quasi sereno. Tanto che in questi capitoli si accosta con semplicità all’amico reo di averlo abbandonato (Matahachi), si dispiace per un animaletto morto cadendo in un fiume, ringrazia i suoi avversari che gli hanno permesso di crescere e vorrebbe addirittura pacificarsi con la vecchia Honiden. Solo una cosa non è cambiata: quell’impulso irrazionale che lo spinge a combattere ancora e ancora. La Scuola Yoshioka vuole vendicare la morte dei suoi padroni uccisi in duello, Seijyuro e Denshichiro, così sfida Musashi in un impossibile scontro di settanta contro uno: “Ci sono settanta uomini! Eppure ci vado lo stesso?! Sono pazzo?!”. Follia, oppure un semplice adeguarsi al flusso delle cose, apprestandosi (con la consueta ironia) a quello stato di non-volontà che le filosofie orientali chiamano “Vuoto”: “Non devo desiderare nulla. Non mi importa ne’ il passato ne’ il futuro. Io vivo un singolo momento che si ripete sempre uguale… ma questa vita è dura!! Maledizione!”. (Carlo Martini)

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