Interviste

La Belle Epoque di un papero mascherato: intervista a Marco Gervasio

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La Belle Epoque di un papero mascherato: intervista a Marco Gervasio - M_Gervasio disegna personaggi Disney fin dal 1997, anno in cui compare su Topolino la sua prima storia, subito dopo essersi diplomato all’Accademia Disney.
Negli anni ha lavorato su molte storie, per
Topolino e per altre testate – come ad esempio le tre serie di PK – disegnando anche svariate copertine per Paperinik Cult e Tesori Disney, fino a che nel 2002 non diventa autore completo, iniziando a cimentarsi anche con la sceneggiatura a partire da Paperinik e l’ombra di .
Seguono altre storie scritte e disegnate da Gervasio, molte delle quali incentrate proprio sulla ripresa di un Paperinik più simile a quello degli esordi.
Si nota anche l’attenzione a , ladro gentiluomo dal quale Paperino ha mutuato il costume del suo alter ego mascherato, e su cui non si è mai detto molto. L’autore approfondisce invece il personaggio, fino a creare nel 2012 una miniserie completamente dedicata al bandito mascherato.
Il primo ciclo di storie su Fantomius è stato recentemente ristampato nel primo volume della collana
Definitive Collection. Abbiamo approfittato dell’occasione per intervistare su questa serie e su altri argomenti legati al suo lavoro.

La Belle Epoque di un papero mascherato: intervista a Marco Gervasio - Cover-Topo_fantomiusCiao Marco e ben ritrovato su Lo Spazio Bianco.
Tu sei un dottore commercialista mancato, grazie a Giovan Battista Carpi. Ci racconti come avvenne l’incontro con il maestro che, di fatto, segnò il tuo destino e ti aprì al mondo del fumetto Disney?

Galeotto fu l’Expocartoon, l’ex Fiera del fumetto romana, dove nel maggio 1996, riposta la laurea in Economia nel cassetto, mi recai con la mia cartellina piena di tavole Disney e la testa piena di sogni. Avevo saputo che nel padiglione di Topolino sarebbe stato presente il Maestro Giovan Battista Carpi, allora supervisore artistico dell’Accademia Disney, proprio colui a cui mi ero ispirato nel realizzare le mie grezze opere. Mi presentai a lui con il timore reverenziale di un fedele che si avvicini al Papa; l’emozione mi assalì forte nello stringere la mano a quella figura minuta che portava un nome così importante e che emanava una tale aurea d’imponenza e di maestria. Poi il Maestro si curvò sulle mie tavole, esaminandone una per una con attenzione, mentre io accanto a lui trattenevo il respiro. C’era una folla di gente intorno a noi, ma io vedevo solo G.B. Carpi che annuiva. Poi rialzò lo sguardo verso di me e mi disse che gli piacevano e che mi avrebbe voluto incontrare a Milano e presentarmi Roberto Santillo (allora Direttore dell’Accademia Disney). Parlò con un filo di voce ma quelle parole per me furono un tuono. Lo ringraziai e mi allontanai “volando”. Il resto è storia, la mia.

Prima di diventare un autore di fumetti, ne eri un lettore in gioventù? Quali erano i personaggi, disneyani e non, di cui seguivi le avventure?
Devo ammetterlo, in gioventù i fumetti non li leggevo. Li divoravo. Iniziai da piccolo con Il Corriere dei Piccoli e Topolino, obbligando la mia mamma a comprameli ogni settimana. Inutile dire che il mio personaggio preferito era (ed è) Paperinik, soprattutto la sua versione diabolica e vendicatrice. Ma mi appassionavano molto anche i gialli di Topolino, soprattutto quelli densi di mistero. Poi man mano allargai le mie letture ad Alan Ford e Asterix (con i quali si formò molto del mio umorismo). Fui davvero folgorato dal piccolo Gallo, a tal punto che posso ricordare ancora la gioia che provai in terza elementare nel leggerlo la prima volta. Poi arrivarono gli albi Bonelli (con Zagor e Mister No in pole position) e i mitici supereroi Marvel, capitanati da quello che rimase sempre il mio preferito, l’Uomo Ragno. Io crescevo e i fumetti crescevano con me, ma uno in particolare non mi abbandonava mai: Topolino.

La Belle Epoque di un papero mascherato: intervista a Marco Gervasio - FantomiusDa dove è nata la volontà di esplorare così approfonditamente il personaggio di Fantomius?
Come ho già detto altre volte, io sono attratto, da sempre, da tutto ciò che è misterioso, segreto e “mascherato”. Quando lessi la prima volta la prima storia di Paperinik, vi riscontrai proprio queste caratteristiche, che fecero divenire l’alter ego di Paperino il mio personaggio più amato. Ma nello stesso tempo un altro anche più misterioso personaggio destò il mio interesse: Fantomius. Questa enigmatica figura mascherata veniva solo citata, essendo il proprietario del Diario e del corredo trovato da Paperino a Villa Rosa, ma nulla più. Eppure lo trovai da subito un personaggio “fortissimo”, un ladro gentiluomo mascherato di cui nessuno conosceva la vera identità, e che si faceva beffe della polizia e dei ricchi nobili che lo disprezzavano. Un personaggio da scoprire e decisamente da approfondire, ed è quello che, a distanza di anni,  divenuto autore, grazie a Topolino, ora sto facendo.

Su quali storie del passato ti sei ispirato per caratterizzare il ladro gentiluomo degli anni ’20?
Intanto faccio una precisazione. Guido Martina, quando nella storia del 1969 cita la morte di Fantomius, parla di “100 anni fa”, ma ambientare le storie del ladro gentiluomo nel Far West di metà 1800 non mi sembrava credibile. Fantomius risultava perfetto per i primi anni del 1900, in particolare i ruggenti anni ‘20, la belle epoque, che ben si adattano alla sua figura tenebrosa e fantomatica. Per caratterizzare il personaggio, il cui nome prende origine dal Fantomas di Marcel Allain e Pierre Souvestre, mi sono ispirato al ladro gentiluomo per eccellenza, l’elegante Arsenio Lupin di Maurice Leblanc, per i modi e per l’ironia “sbruffona” che lo contraddistinguono, soprattutto nell’interpretazione televisiva del bravo Georges Descrières. In Fantomius inoltre c’è un po’ di Robin Hood ma anche di Zorro, guarda caso un altro nobile fuorilegge mascherato. Per l’audacia e per la paura che incute, soprattutto sugli aristocratici che deruba (ma anche per le maschere che utilizza per compiere i furti), ha invece preso molto dal Diabolik delle sorelle Giussani, cui s’ispirò anche Paperinik, tanto che potrei definire Fantomius e Dolly Paprika come i “Diabolik ed Eva Kant di Paperopoli”.

La Belle Epoque di un papero mascherato: intervista a Marco Gervasio - Lord-QuackettDolly Paprika: come hai gestito il ruolo della companion femminile di Fantomius? Qual è la sua funzione nelle storie?
Direi che Dolly Paprika, alias Dolly Duck, nobilpapera insoddisfatta della sua vita e annoiata dall’ambiente aristocratico che la circonda, abbia un ruolo fondamentale nella saga del ladro gentiluomo, così come lo ha Eva Kant nelle storie di Diabolik. Dolly è qualcosa di nuovo per il mondo di Topolino. Non è la classica fidanzatina del protagonista, che vive di luce riflessa, e che spesso l’eroe deve trarre d’impaccio, bensì è una vera coprotagonista, quasi fosse la versione femminile di Fantomius, una valida complice delle sue imprese, che vive di luce propria e anzi talvolta offusca quella del suo partner. Inoltre ho reso Dolly una papera “stilosa” (usando questo neologismo molto in voga) nella sua epoca, gli anni ‘20: è una vera flapper girl, ragazza emancipata con capelli a caschetto e vestiti alla moda e l’immancabile collana di perle.

Perché hai scelto di contrapporre a Fantomius detective di un certo peso narrativo, come Hercule Paperot (parodia del Poirot di Agatha Christie) e Sherlock Paperholmes, che richiama il celebre investigatore di Baker Street? Quali lati del protagonista volevi far risaltare?
Ho fatto mia la considerazione che un personaggio diventa grande con la grandezza dei suoi antagonisti. Dunque oltre al Commissario Pinko, il classico poliziotto pasticcione perennemente alle calcagna del ladro gentiluomo (così come il Commissario Juvè di Fantomas, o l’Ispettore Zenigada di Lupin III), ho inserito uomini di legge più difficili da sfidare, che avrebbero reso le imprese di Fantomius più complicate e rischiose, uomini (anzi paperi) che avrebbero solleticato la competitività dello stesso ladro mascherato e dato vita a sfide importanti nelle quali sarebbe risaltata ancora di più l’intelligenza e la furbizia di Fantomius.

Da dove nasce l’idea di rendere il nonno di Archimede amico e complice di Fantomius?
Semplicemente mi sono chiesto chi costruisse quelle fantastiche invenzioni, vagamente futuristiche, con cui il ladro gentiluomo compiva i suoi audaci furti, diligentemente narrati nel Diario ritrovato da Paperino. Infatti, per quanto Lord Quackett fosse intelligente, non ritenevo plausibile che facesse tutto da solo. Così, ho pensato che, come Paperinik è aiutato dall’amico Archimede, in quegli anni Fantomius potesse essere aiutato da un avo dell’inventore, a sua volta geniale come il pronipote. E, poiché il nonno Cacciavite Pitagorico era già “occupato” con Paperone, ho scomodato il bisnonno (che ho chiamato Copernico). E, come vedremo, proprio tale inventore ha avuto un ruolo fondamentale per la nascita di Fantomius.

La Belle Epoque di un papero mascherato: intervista a Marco Gervasio - Fantomius_vignetta

Hai iniziato “timidamente” a usare Fantomius in flashback presenti in alcune tue storie di Paperinik, dove ne recuperavi l’essenza “vendicativa” che da anni non veniva più ripresa: la redazione come accolse questa scelta stilistica e la tua attenzione verso un “non-personaggio” come Fantomius?
L’excursus è stato molto lungo. All’inizio fu una mia volontà, forse vista un po’ come una fissazione: tirare fuori dal cassetto polveroso in cui era rinchiuso il ladro gentiluomo e inserirlo nelle storie di un Paperinik che tornava alle sue “diaboliche origini”. La Redazione apprezzò l’idea. Le storie piacevano e i flashback con Fantomius e la sua compagna in azione pure (anche se all’inizio non potevo mostrare il vero volto del papero mascherato). Ogni volta, però, spostavo un pochino più in alto l’asticella, cominciando a rivelare il suo vero nome, poi il suo aiutante Copernico, fino a che nella storia “prequel” della serie (Paperinik e il Passato senza Futuro) ne ho potuto finalmente svelare il volto. L’idea di una serie a lui dedicata, che mi frullava in testa fin dall’inizio, fu pensata di concerto con la Redazione, che aveva trovato davvero interessanti quei flashback ambientati negli anni ‘20 e mi diede l’ok per agire. Nacquero così Le strabilianti imprese di Fantomius – Ladro gentiluomo.

La Belle Epoque di un papero mascherato: intervista a Marco Gervasio - Fantomius-Def-CollectionA livello grafico, dove ti documenti per rendere i paesaggi dei viaggi di Fantomius fedeli a quelli che apparivano negli anni ’20?
Per la mia serie la documentazione è importantissima, visto che il ladro gentiluomo si muove nella realtà “paperizzata” dei primi anni del XX secolo, incontrando anche personaggi noti dell’epoca, reali o letterari che siano. Nell’era di internet, ovviamente il grosso lo trovo navigando in rete. Ma mi hanno aiutato anche molti film sia dell’epoca, sia contemporanei (visto che gli anni ‘20 sono tornati prepotentemente alla ribalta cinematografica e televisiva). Film come Il Grande Gatsby e The artist (cui ho reso esplicito omaggio in un episodio della saga) sono stati fondamentali per capire la moda e gli ambienti altolocati di quegli anni. Non mancano, poi, nella mia biblioteca, vari libri, anche fotografici, su quel decennio, cui attingere quando necessario.

Dopo il ciclo appena pubblicato su “Topolino”, si prospettano altre avventure del personaggio? Prevedi una fine della saga?
Il terzo ciclo delle imprese di Fantomius, conclusosi su Topolino #3075, avrà in realtà un ulteriore episodio “speciale” che vedrà la luce a inizio anno nuovo. Ma sto già pensando al quarto ciclo di storie che sarà pubblicato, sempre su Topolino, nel corso del 2015 e svilupperà la trama orizzontale annunciata nell’ultimo episodio. Fantomius è un personaggio molto interessante, pieno di sfaccettature e con un passato e un futuro tutto da scoprire. Io ho appena iniziato a esplorarlo e, visto il riscontro molto positivo dei lettori, continuerò a raccontarne le gesta e a rivelare i segreti della sua vita. Quanto alla fine della saga, in realtà ho ben chiara in mente una sua conclusione. Ma (faccio il misterioso) tale conclusione arriverà ben prima della fine della serie.

La Belle Epoque di un papero mascherato: intervista a Marco Gervasio - Top-RangerCi sono altri progetti disneyani, oltre a Fantomius, che bollono in pentola? O, magari, qualche progetto non disneyano?
Sto lavorando attualmente al soggetto di una storia molto particolare di Paperinik (non ho certo dimenticato il mio primo amore), in cui però (per non far torto a nessuno) vedremo anche Fantomius. Non posso rivelare di più, purtroppo. Poi, realizzato il quarto ciclo del ladro gentiluomo (cui accennavo prima), mi piacerebbe anche riprendere Top Ranger (che in molti mi chiedono). Insomma i personaggi mascherati la fanno da padrone nella mia testa. Per progetti non Disney, invece, continuerò a scrivere e disegnare storie per Angry Birds Comics, portando anche lì gli elementi che più mi caratterizzano: maschere e misteri. Ho anche un mio progetto (di fantascienza umoristica) che prima o poi vorrei realizzare e presentare a un editore, ma chissà quando troverò il tempo di farlo.

Domanda con risposta secca. Consiglia un fumetto ai nostri lettori.
Fantomius Definitive Collection, la ristampa cronologica in grande formato delle prime avventure del ladro gentiluomo. Questa risposta potrebbe sembrare di parte. Allora aggiungo un fumetto non mio, che consiglio assolutamente: Viola Giramondo, di Teresa Radice e Stefano Turconi. Chiamarlo “fumetto” è però riduttivo, lo considero “una poesia d’immagini”. Imperdibile.

Intervista effettuata via mail e conclusa il 13/11/2014

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