Interviste

Maurizio di Bona: fumetti fatti a Mano

Maurizio di Bona: fumetti fatti a Mano - immagine1-1647Maurizio, puoi raccontarci quando la tua “Mano” ha manifestato i primi segnali di “urgenza espressiva”? E’ una passione che ti accompagna fin da giovanissimo? Quale è stato il tuo percorso fino ad oggi?
Le grandi passioni si manifestano sempre in maniera chiara ed immediata; bello pensare che disegnassi già dalla vita precedente e che il primo lamentoso “maaa”, che tutti hanno letto come primordiale “mamma” in realtà era la prima sillaba che chiedeva una “matita”. Ricordo che da piccolo rimanevo paralizzato a guardare Carosello (ma quanto sono vecchio?) perché poi dovevo disegnare Calimero, idem per Furia (..cavallo del west che beve solo caffe’!) e per tutti i cartoon che sono seguiti da Goldrake a e che mi hanno fatto da scuola, l’unica che a conti fatti sia valsa la pena frequentare.
Se ti riferisci al fumetto invece la “prima volta” è stata al primo anno di liceo quando dovevo ammazzare la noia di certe lezioni, soprattutto quelle di matematica, dove anche col massimo impegno non superavo lo sbarramento del 3. Tanto valeva impiegare quelle ore in maniera più proficua, non trovi? Cominciai ad abbandonare i disegni singoli e provai a metterne in sequenza due o tre per ottenere il risultato della striscia. Ma ricordo che facevo una fatica immane e lasciai perdere quasi subito. Ho riprovato qualche anno dopo per partecipare ad un concorso. Inventai un personaggio, Stuart, e la mia prima storia. Una boiata di cui per fortuna non è rimasta traccia. La giuria deve averla buttata via alla prima occhiata. Poi per fortuna le cose sono andate diversamente. Le passione sa come farsi strada da se’ e s’intreccia alla tecnica, al saper osservare, alla curiosità di conoscere cose nuove così da far migliorare i risultati giorno per giorno. Ma c’e’ da fare ancora moltissimo.

Autori di riferimento?
Guardo a tutti con grande interesse perché tutti hanno da insegnare qualcosa. Senza dubbio pero’ le tavole di sono quelle che ogni volta mi fanno sgranare gli occhi per bellezza ed intensità espressiva.

Puoi raccontarci come nascono le tue opere?
Mah! La bellezza di questo lavoro, che poi per quanto dannatamente faticoso a volte, lavoro non è perché il divertimento è sempre sotto traccia, forse sta proprio nell’impossibilità di dare una risposta definitiva a questa domanda. Provo a spiegare meglio. Io lavoro molto con la musica, non solo nel senso che mi piace ascoltarla mentre disegno, cosa comune a quasi tutti i disegnatori, ma perché proprio dalla musica traggo spesso ispirazione per i miei lavori. Molti personaggi altro non sono che le stesse rockstar che ascolto e che mi diverto a calare in delle storie di fantasia. E alla fine sta diventando un metodo per creare personaggi e storie, cominciato con l’arpa di Cecilia Chailly, proseguito con la voce di Dolores O’Riordan e proprio negli ultimi mesi approdato alla chitarra elettrica di Jimi Hendrix, passando dalle corde vocali di Bjork, Anouk, Elisa, Carmen Consoli…
Altre volte invece vengo letteralmente catturato da macchie, ombre, forme astratte che suggeriscono espressioni di personaggi; ce ne sono alcune di straordinarie e mi viene da ridere quando ogni tanto il fanatico di turno farfuglia di apparizioni di demoni o madonne in questo o quel ghirigoro sul muro, associando a questa cosa normalissima che è nell’occhio di chi guarda, miracoli e testimonianze celestiali.

Nei tuoi lavori salta subito all’occhio una lampante inclinazione a esaltare personaggi femminili belli, trasgressivi e intensi, soprattutto cantanti come quelle appena citate sopra… questo perché la loro voce e la loro musica in qualche misura accresce la tua ispirazione?
Come dicevo prima la musica è “colonna sonora” portante dei miei scarabocchi. Chi mi segue, quei due o tre aficionados che leggono quello che scrivo e disegno, sanno che la questione delle muse e delle voci femminili è cominciata per caso ascoltando Zombie dei Cranberries. Da allora gran parte delle cose che disegno coincide con quello che ascolto ed è vero che c’e’ un trasporto naturale verso cantanti donne dalla voce particolare. Il motivo credo stia nel fatto che mi sto scoprendo pigro e che gli stimoli e l’energia di cui ho bisogno la trovo nelle ugole di queste creature straordinarie.

Passi da uno stile fortemente realistico alla caricatura, fino ad un tratto essenziale per le strisce comiche. Come passi da uno stile all’altro, quale ti viene più naturale, quale più difficile? Quale senti più “tuo”?
Sinceramente non mi sono mai posto il problema, nel senso che in base alle immagini che ho in mente mi viene quasi automatico disegnare in un modo piuttosto che in un altro. So benissimo pero’ che esistono estetiche di tratto diverso che s’impongono, penso ad esempio alle vignette di satira politica che richiederebbero un segno più sporco di quello che uso al momento, e che vanno seguite per mettere in sintonia forma e contenuto. Lo spaziare da uno stile all’altro è spesso anche un modo per non mandare in tilt la mano. Mi capita spesso infatti di alternare tavole realistiche che richiedono accuratezza nei dettagli a qualche striscia grezza e malsana. La frequentazione con le tavole di quel gran genio senza schema fissi di , forse, mi ha condotto su questa strada con tante corsie e senza sensi obbligati …who knows?!

Tu sei un attento e acuto studioso di una figura importante della storia, Giordano Bruno, il Nolano. Quanto l’immenso e trasgressivo pensiero di questo grande personaggio ha influenzato la tua vita e soprattutto, la tua arte?
Maurizio di Bona: fumetti fatti a Mano - immagine2-1647Che bello se dall’altra parte di questa realtà ci fosse un’intervistatrice altrettanto preparata e cortese che stesse chiedendo a Bruno quanto la mia modesta opera abbia influenzato la sua filosofia e la sua vita. Significherebbe che un editore coraggioso prima o poi si deciderà a pubblicare questo romanzo grafico che sto preparando e sarebbe la prova che il tempo circolare non è soltanto un’idea balorda nella mia testa. Se vuoi che quantifichi, posso dire che empatia ed influenze con il Nolano sono inversamente proporzionali all’attenzione che case editrici, giornali e riviste, di settore e non, hanno riservato fino a questo momento al progetto “the Nolan” e che è stata pari a zero.

Allora, approfittiamone: parlaci del progetto, e del perché è nato.
The Nolan nasce dal profondo interesse per Giordano Bruno, dalla ferma intenzione di donare immagini a tutta l’affascinante materia che lo riguarda e che ancora oggi, a distanza di quattrocento anni, deve fare i conti con censure e cattive coscienze di chi non vuole che se ne parli, soprattutto per immagini, che come ben sai hanno più forza della parola scritta.
Nasce e si sviluppa poi grazie al contributo fondamentale all’opera del volto di Gian Maria Volonte’, altra figura altrettanto scomoda e ignorata a cui sono particolarmente legato, non a caso interprete del film su Bruno girato da Montaldo. E’ quanto mai singolare constatare quanto docenti di filosofia e studiosi autorevoli si complimentino per l’iniziativa ed il presunto coraggio e quanto poco invece chi potrebbe dare una mano per sostenere il progetto si tiri indietro o preferisca il silenzio per paura che dal cielo chissà chi possa scagliare fulmini e saette.

Fino ad oggi hai fatto cose importanti, inconsuete e sicuramente non senza doverti scontrare con la triste realtà della difficoltà in cui incappano tutti gli artisti “innovativi”. Quali progetti hai per il futuro, tu che spazi con disinvoltura in tutti gli ambiti “espressivi”?
Alla fine ostacoli e difficoltà fanno parte del gioco e servono a testare motivazioni e prezzi da sostenere giorno per giorno. Vedi come tornano gli insegnamenti di Bruno, senza i quali probabilmnete avrei già lasciato perdere tutte le mie idee oblique e convinzioni scomode per sposare quelle del mercato, visto che continuano ad arrivarmi soltanto proposte per fumetti porno e di facile consumo.
Adesso sto ipotizzando un sequel a fumetti della commedia Non Ci Resta Che Piangere ed ho cominciato a buttar giu’ negli ultimi giorni schizzi dei personaggi, prime tavole e qualche pagina della sceneggiatura in attesa che arrivino risposte positive dall’alto. Amo quel film, amo Benigni, amo Troisi ed avrei voluto che si fosse girato non solo il secondo capitolo, ma infiniti episodi fino allo sfinimento totale da risata. Soprattutto avrei voluto che il mondo intero non venisse privato di un talento comico come Massimo Troisi e mi piace pensare che questi disegni possano in qualche modo “riportarlo in vita” o per lo meno ricordarlo, visto che molti giovani sanno vita, morte e miracoli dei personaggi mariadefilippiani o dell’ultima delle comparse da fiction, ma di Troisi non conoscono neanche il nome. Che tristezza!
Cinema e fumetto si sono intrecciati spesso, è vero, i primi esperimenti di cinema Scorsese e Almodo’var li hanno fatti con carta e pennarelli e, come sanno tutti, Fellini ha spesso preferito i disegni alle sceneggiature. Purtroppo il fumetto continua ad essere considerato, a torto, come subalterno o al massimo come prova generale per il film. Mi auguro che la disinvoltura che mi attribuisci nello spaziare, in questo caso, dalla settima alla nona arte, sia effettiva perché tutto si possa concretizzare al meglio e che il tentativo e di ribaltare i ruoli dando al fumetto la valenza ed il primato che merita riesca a pieno, magari con l’ausilio determinante di Roberto Benigni.

Come pensi di riuscire a rendere l’esplosività dei due attori su carta, loro così legati alla fisicità ed alla dialettica? Non corri il rischio di avere un prodotto “incompleto” in questo senso?
I rischi che corro sono tanti e non è detto che non mi tiri indietro prima di provocare disastri, soprattutto se chi è padre di quel film mostrerà anche perplessità minime e non vorrà “accompagnarmi” nel progetto.
Ma se riuscissi a rendere su carta anche solo il 20% dell’alchimia comica di Troisi e Benigni, credo che varrebbe la pena tentare. Non so darti una risposta sul “come fare”. Mi fidero’ dell’istinto e di tutte le registrazioni video dei due che ho raccolto negli anni e che ho in testa; faro’ tesoro del fatto che come Troisi sono nato a San Giorgio a Cremano e che adesso vivo nella città di Dante e Benigni, soprattutto per rendere al meglio espressioni dialettali all’interno dei dialoghi. Sui corpi, è paradossale, ma sembra che siano fatti apposta per muoversi dentro i cartoon. Aveva ragione Fellini quando sul set de La Voce della Luna diceva di Benigni che era un burattino, un pinocchietto senza fili, un fumetto… Quasi che il limite fosse quello di essere un uomo in carne ed ossa anziche’ un disegno animato.
Per mia fortuna la cosa vale per entrambi e mi sta aiutando tantissimo, perché i bozzetti vengono fuori quasi da soli proprio grazie a dei corpi che si muovono nello spazio secondo codici e gestualità definiti e riconoscibili, assolutamente non comuni.

Dove possiamo trovare “esposte in rete” le tue opere? Perche’ per capire veramente chi sei e le emozioni che sai trasmettere, la cosa più saggia da fare e lasciarsi incantare gli occhi da cio’ che la tua “Mano” è in grado di fare!
Credi davvero che i miei segni e disegni riescano a fare tutto questo!? Mah… Non vorrei ritrovarmi fra non molto da grafico eretico a santone che guarisce e dispensa estasiatiche visioni con la sola imposizione delle cinque dita! Comunque il reliquiario è su www.thehand.it.

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